Tuesday, 22 December 2009

Recensione di Avatar IMAX 3D [spoiler]

Finito di vedere mezz'ora fa (warning, spoiler & rece).

Recensione a bruciapelo, di getto, non troppo ragionata.

Seduto in seconda fila (circa 5m dallo schermo), grave errore.

Purtroppo Cameron non sembra essere uno di quei registi che monta in prima fila, onestamente mi stupirei se abbia montato in quinta, più probabile una decima fila o anche oltre. IMVHO un cattivo presagio.

Mia moglie è uscita con il mal di testa, il mal di schiena, si è addormentata, ed ha imprecato per tutto il viaggio di ritorno perchè l'avevo portata a vedere il film in questione.

A me non è dispiaciuto visualmente, e però la trama è onestamente debole, e probabilmente sono stato troppo buono, e comprendo chi si addormenta.

Fa specie vedere tutta quella magnifica fotografia sprecata con una sceneggiatura del genere. Riflettendoci, pensando che quella sceneggiatura la potrei scrivere io, che di mestiere al massimo scrivo qualche query in SQL, viene un gran tristezza. Per dire, una delle cose che ho pensato è che il film potrebbe guadagnare dal doppiaggio in altre lingue, se il testo finisce in mano ad un doppiatore con la necessaria fantasia e creatività ..

In generale, sceneggiatura non all'altezza, tanti temi trattati, ma con il tritacarne, qualche tocco di poesia, una storia d'amore di cui si poteva immaginare tutto lo svolgimento dal primo istante, caratteri scolpiti nel marmo, tranne un paio di eccezioni, tra cui ovviamente il protagonista, che è IMVHO troppo protagonista. Il cattivo di turno, il colonnello Quaritch, è cattivo dal primo istante all'ultimo, anche qui un cliché riconoscibile alla prima inquadratura.

La colonna sonora non è all'altezza dell'impatto visuale (è forse impossibile al momento), ma è migliore della sceneggiatura.

Il cast non credo abbia molte colpe delle mancanze del film.
Sceneggiatore e regista sì.

Le interazioni tra Sigourney Weaver e Ribisi purtroppo mi ricordavano quelle tra la stessa e Brennan Brown (i.e. http://www.orangefilmstudios.co.uk/snake/), un'associazione che purtroppo immagino sarà comune tra gli spettatori nel Regno Unito.

Spero incassi molto comunque, perchè quella tecnologia visuale utilizzata per fare altro può certamente produrre capolavori.

Anzi, probabilmente se invece di un film singolo ci tiravano fuori una triologia, probabilmente gli sarebbe venuto meglio e avrebbero guadagnato di più.

Uno dei problemi del film è che Cameron cerca di non lasciare troppo spazio alla fantasia dello spettatore. Per assurdo, se dovessi citare la scena del film che mi è piaciuta di più, risponderei quella in cui Jake addomestica il Toruk.

Anzi, scriviamolo in chiaro:

"La scena migliore di Avatar? Quella in cui Jake addomestica il Toruk."

Il motivo? La scena non c'è. Jake si lancia dal suo Ikran sul Toruk, e lo schermo diventa buio, nella prossima scena Jake atterra tra i Na'vi con il Toruk. Cameron ha lasciato per un instante spazio alla fantasia dello spettatore. Spero non l'abbia fatto perchè gli erano finiti i soldi, ma non ci giurerei.

Alla fine, i biglietti li ricomprerei (non per rivederlo una seconda volta, s'intende). Mia moglie non credo. Magari alla decima fila potrei convincerla, ma alla seconda file ce la dovrebbero portare con la camicia di forza :)

Postilla: alla fine niente bonus.

Monday, 21 December 2009

"Un’odissea ferroviaria senza precedenti"

Oggi su La Stampa Alessandro Mondo riportava in Da Torino in Calabria una transiberiana italiana che l'Intercity 761 tra Torino e Reggio di Calabria avrebbe riportato circa 8 ore e mezza di ritardo, utilizzando tra le altre, espressioni come "un’odissea ferroviaria senza precedenti".
Se da un lato mi rallegra che finalmente i giornalisti di una delle principali testate Italiane si occupino del problema della lentezza e dei ritardi dei treni che collegano le due estremità della penisola Italiana, mi stupisce che ci si stupisca di 8 ore e mezza di ritardo.

Confesso che è più di un lustro che non ho più l'occasione di prendere tali convogli, e però nella mia esperienza, che comunque spero non sia significativa (magari con questo genere di treni non ho fortuna, chi lo sa?), una decina di ore di ritardo è bene o male sempre stata la media usuale.

La peggiore esperienza la ebbi una ventina di anni fa, quando viaggia in un espresso tra Torino e Palermo che arrivò ad accumulare la bellezza di 26 ore di ritardo, e sinceramente, dalla mia oramai trentennale esperienza dei collegamenti in questione, mi guarderei dal descrivere quella come "un’odissea ferroviaria senza precedenti", dato che non faccio fatica ad immaginare che si possa anche fare di peggio, figurarsi un ritardo di appena 8 ore e mezza.

Sunday, 20 December 2009

Commento a "Canto di Natale: lettera aperta a Ignazio Marino" di Gabriele Zamparini

Caro Gabriele,

ho letto la tua lettera aperta su Micromega (in realtà, come riportata su it.media.tv) e non voglio entrare nel merito della questione, ma devo confessare che quando ho letto la frase:
“Qualche giorno fa’ il britannico Guardian – non un foglio bolscevico, esattamente –”
Ho fatto un balzo sulla sedia, ed un gran bel sorriso.

Mentre è pur vero che The Guardian non è strettamente un organo di stampo “bolscevico” (o meglio, non lo è se tu non sei un lettore del Telegraph vel similia), è pur vero che è un giornale di sinistra, molto più a sinistra di quanto possa essere considerata La Repubblica, che nel discorso politico Italiano una certa parte della popolazione (buona parte degli elettori del PdL, ma non solo) oramai considera, erroneamente, addirittura come un quotidiano “comunista”.

Leggo The Guardian 2 o 3 volte a settimane da anni, e mentre di tanto in tanto si legge qualche editoriale che propone tesi liberali, la maggior parte degli editoriali propone tesi socialiste, al più socialdemocratiche.

Quel che sia, nel discorso politico Britannico, The Guardian è considerato generalmente un giornale di sinistra, anzi, _il_ giornale della sinistra socialista Britannica (mentre The Indipendent è considerato il giornale della sinistra liberale o socialdemocratica), per cui è certamente poco rappresentativo di quella certa confusione tra Britannicità e Thatcherismo che tanti Italiani incredibilmente danno ancora per scontata, anzi, per dirla tutta, The Guardian al tempo della Thatcher giocò lo stesso ruolo che sta giocando La Repubblica in Italia nei confronti del problema Berlusconi.

Cordiali saluti,
Alessandro Riolo

Friday, 18 December 2009

Perchè gli aeroporti di Palermo e Trapani non vengono gestiti congiuntamente?

Gesap era azionista di Airgest fino a pochi mesi fa. Negli ultimi anni la provincia di Trapani ha riacquistato sia le quote di Gesap, sia soprattutto nel 2006 quelle in mano alla AAVT (Aeroporto Agrigento Valle dei Templi).

Non conosco tutta la storia nei dettagli, ma dal quel che ho capito in pratica l’idea iniziale credo fosse quella di far crescere il sistema aereoportuale della Sicilia Occidentale in maniera sinergica, poi ad Agrigento non sono riusciti nemmeno a fare l’aereoporto, quello di Trapani andava malissimo, e sia a Trapani che ad Agrigento l’opinione comune era quella che in realtà fossero i politici Palermitani (o la Gesap stessa) a mettere i bastoni tra le ruote ed ad ostacolarne lo sviluppo per favorire Punta Raisi (non posso dire se la cosa risponde a verità, ma dobbiamo ammettere che è purtroppo abbastanza credibile), per cui la Provincia di Trapani ha deciso di fare da sola, ha ricomprato le quote e si è messa a parlare con vari vettori, tra l’altro fino a Ryanair non gli era andata granchè bene.

Giusto per puntualizzare un punto, a Trapani si è parlato tantissimo del fatto che per ricomprare le quote dell’Airgest in mano a Gesap, la provincia le abbia dovute pagare 10 volte il loro valore nominale. Le quote, emesse a €5.60, sono state ricomprate dall’AAVT a €8.31 a Dicembre 2006 e da Gesap a €56.00 a Febbraio 2009.

In sostanza, per togliere il disturbo Gesap è stata pagata oltre il 670% in più di AAVT ed il 1000% del loro valore nominale, giusto per far notare quanto premeva alla provincia di Trapani liberarsene una volta e per tutte.

Tra l’altro, chissà quanto peserà questa enorme plusvalenza nei conti di Gesap quest’anno.

Chissà perchè la Provincia di Trapani è stata disposta a pagare tanto per disfarsi di Gesap?

Adattato da un commento su Mobilita Palermo.

Thursday, 17 December 2009

Risposta a "Schifani, Pechino"

In risposta a Schifani, Pechino di Vittorio Zambardino.

Caro Vittorio,

se da un lato la sparata sulFacebook del Sig. Schifani, se confermata, è indifendibile, dall'altro ti devo fare notare che probabilmente anche tu ti saresti dovuto informare meglio sulle regole di registrazione dei nomi a dominio in Italia.

Infatti, fino al 15 Gennaio 2000, non solo non era previsto, ma era anzi escluso che le persone fisiche non dotate di partita IVA potesse richiedere la registrazione di nomi a dominio .it..

Puoi leggere tu stesso la versione 3.1.1 delle regole di naming del 15 Dicembre 1999, articolo 4.

La registrazione fu resa possibile soltanto con la versione 3.2, diventata operativa il 15 Gennaio del 2000, e si dovette attendere la versione 4 dell'Agosto del 2004 per la "graziosa" concessione della possibilità di registrare più di un dominio per le persone fisiche.

Per tutti i riferimenti storici: http://cctld.it/DNS/index.html

Tra l'altro, giusto per ribadire un concetto che mi pare sia già stato espresso, l'autorità di gestione è uscita veramente dalla preistoria soltanto a Settembre del 2009, quando finalmente si è riusciti ad ottenere le registrazioni online, ed è stato mandato in soffitta il famigerato fax del NIC, al termine tra l'altro di una attesa da parte dei cittadini Italiani durata quasi 3 lustri (almeno, per quanto mi riguarda, immagino per altri possa essere iniziata anche prima).

Se il mio commento ti sembra un po sarcastico, non te la prendere, gli è che negli anni '90 ho provato a cercare un giornalista, uno, che si interessasse alla questione, ma non l'ho trovato.

Fa piacere che oggi tu ti interessi dei cittadini Cinesi ..

Cordiali saluti,
Alessandro Riolo

Friday, 11 December 2009

Sulle svalutazioni monetarie

Tante persone pensano che la svalutazione della moneta possa essere una via di uscita semplice dalle crisi economiche.

Per quanto mi riguarda, per quante ne so e per quanto ne ho visto (oramai svalutazioni ne ho subite abbastanza, in 3 valute differenti) le svalutazioni, oltre ad essere moralmente sbagliate (ad esempio colpiscono i risparmiatori) e politicamente discutibili (è uno strumento mercantilista, con cui si cerca di guadagnare artificiosamente competitività, un pilastro del "beggar thy neighbour"), non sono una via d'uscita, ma servono o a ritardare o al massimo a postporre interventi strutturali necessari e dolorosi, che la classe politica, per amor di poltrona, non si sente in grado di realizzare.

In generale è ben più raccomandabile il modello Canadese, dove a cavallo della metà degli anni '90 una parte politica (il partito Liberale) si è preso la responsabilità di spiegare agli elettori che la situazione corrente era insostenibile, che si sarebbero dovuti effettuare interventi strutturali dolorosi ma necessari, che li ha effettuati ed ha garantito al paese 15 anni di vacche grasse (ed ancora oggi dei fondamentali spettacolari).

Mentre potrebbe apparire che in alcuni casi, ad esempio quello del Regno Unito nella recessione del 1991-92, la svalutazione possa aver contribuito ad uscire in scioltezza da una recessione, è pur vero che in molti di questi casi le riforme strutturali pesanti le avevano iniziate a fare da ben prima, 10 anni nel caso del Regno Unito, e le hanno continuate a fare durante e dopo. Quello che ha consentito i 17 anni di crescita durante i governi di Sir Major, Mr. Blair e Mr. Brown sono le riforme strutturali, non la svalutazione.

In realtà infatti i sistemi paese da 57,7 milioni di abitanti e PIL da $1033 miliardi, com'era ad esempio il Regno Unito nel 1991, sono sistemi dotati di una inerzia immane, e quando anche fai degli interventi strutturali, alcuni modificano il sistema in tempi brevi, altri in tempi più lunghi. Il Regno Unito nel 1991 era nel mezzo del guado, e ovviamente la svalutazione è tra gli strumenti che gli permisero di non affogare, ma personalmente non esagererei le virtù taumaturgiche di quello che rimane un espediente per ritardare o posticipare decisioni necessarie.

Se parliamo di "espedienti" come le "svalutazioni", dobbiamo avere chiaro in mente che questi in realtà sono soltanto palliativi. Se non risolviamo i problemi di fondo (Perchè non siamo competitivi? Perchè gli altri producono di più? Perchè il mercato interno ristagna? Come viene distribuita tra la popolazione la ricchezza prodotta?) quello che ottieniamo è al massimo un "tirare a campare", e se c'è una qualche tempesta l'unica cosa che ci rimane da fare è "chiudere gli occhi e pregare".

In generale "giocare" con i cambi non è quasi mai una buona idea, ad esempio la crisi Giapponese è nata determinata dall'imposizione da parte degli USA di una serie di rivalutazioni, dopo l'accordo del Plaza Hotel nel 1985, l'USD perse il 51% in 2 anni, e la rivalutazione continuò anche dopo la fine dell'intervento delle banche centrali, tant'è che nel nel 1995, 1USD valeva appena 79JPY (meno di 1/3 del valore che aveva 10 anni prima, giusto prima del Plaza Agreement), il che fece per un breve periodo del Giappone l'economia più grande del pianeta, tant'è vero che i Giapponesi la chiamano 円高不況 (Endaka Fukyo, "la recessione dell'alto Yen").

La rivalutazione causò a partire dal 1986 la più grande bolla immobiliare speculativa di tutti i tempi, ad un certo punto in certi quartieri di Tokyo a fine anni '80 gli appartamenti venivano venduti a 1 milione di USD (di quegli anni) al metro quadro (si, al metro quadro), 10 anni dopo lo scoppio della bolla quegli appartamenti valevano 10 mila USD a metro quadro, meno dell'1% del loro "valore" al picco (e se anche considerassimo tutto lo stock immobiliare, il calo è stato del 90%), e ciò non ostante Tokyo era ancora la città con gli immobili più cari del pianeta.

Lo Yen fu rivalutato artificialmente, ci fu un concerto dei partner commerciali principali che mise i Giapponesi con le spalle al muro, ed i politici Giapponesi accettarono (tra l'altro più volte). Sapevano che rischiavano una crescita rallentata, o anche la recessione, quello che li ha fregati è stato non aver saputa gestire la bolla speculativa interna. Uno dei problemi che molti notano è che spesso gli interventi sui cambi sono molto più dannosi delle malattie che cercano di curare. Di nuovo, certe pratiche sono facilmente giustificabili per i piccoli, perchè altrimenti cadrebbero facilmente preda di attacchi speculativi, ma non per i grandi o quelli sistemicamente importanti (che ne possono ovviamente usufruire di tanto in tanto, ma rendendosi conto che rischiano di fare più danni di quelli che vorrebbero evitare).

Uno dei motivi principali per cui la Cina (e compagnia cantante, in Asia sono in tanti ad intervenire sui cambi) si rifiuta di rivalutare, è proprio perchè il miracolo Giapponese è terminato con la rivalutazione, il Giappone non s'è mai veramente ripreso, ed i Cinesi (e compagnia cantante) sono comprensibilmente riottosi a prendere quella strada.

Dato che diversi fondamentali demografici (popolazione in invecchiamento) e comportamentali (accentuata propensione al risparmio) sono evidentemente simili, comprendo la ritrosia, ma purtroppo una rivalutazione dello Yuan e una necessaria espansione del mercato interno basata sul consumo e non sull'investimento per l'aumento della capacità produttiva sono eventi inevitabili (in realtà ci sono altre possibilità, che so, guerre atomiche, invasioni di extraterrestri, ritorno al medioevo, divisione del pianeta in mercati con protezioni reciproche, ma mi attirano generalmente meno).

Che la svalutazione possa essere un "espediente" che in certi casi estremi possa avere una validità, non lo si può ovviamente negare. Quello che nego è che sia una soluzione, semplicemente può contribuire (non funziona sempre) a rimandare delle riforme strutturali, che sono la ragione della crisi. Tra l'altro, avendo come ricordato prima già subito diverse svalutazioni in 3 valute differenti, per esperienza personale chi subisce la svalutazione, chi si impoverisce, sono i risparmiatori nella valuta svalutata (nel mio caso, io :)).

Nel caso di paesi molto poveri ed a povertà diffusa, e che abbiano un peso specifico piccolo, una svalutazione competitiva in fondo è un peccato veniale, anche perchè hanno in fondo il beneficio dell'insignificanza. Nel caso di paesi come l'Italia, che hanno un patrimonio complessivo di oltre 9000 miliardi di Euro (stima di Banca d'Italia), è un peccato mortale, equivale a bruciare centinaia (se non migliaia) di miliardi che si potrebbe estrarre e riutilizzare in maniera più proficua per tutti.

Spesso i politici purtroppo mancano sia di coraggio che di sincerità.
Quando si passa per tirare la cinghia manovre come quelle adottate ad esempio dal Sig. Prodi per far entrare nella zona Euro la Repubblica Italiana, e quello che alla fine la popolazione ha percepito di quel tirare la cinghia sono 50 Euro una tantum, ovviamente non possiamo parlare di riforme strutturali, nè aspettarci vacche grasse in futuro in risposta ad un qualche sacrificio completamente inadeguato rispetto a quelli necessari.

Prodi e D'Alema onestamente qualcosa hanno fatto (anche Berlusconi, molto meno di quanto ci si potesse aspettare comunque), ma troppo poco e per troppo poco tempo.

Questo del coraggio dei politici, è un discorso che tocca tutti i sistema paese del mondo, non solo la Repubblica Italiana. Tanti ad esempio ritengono che la Corea del Sud non si meritasse la crisi del 1997. Non sono un esperto di economia Coreana, e però ho visto con i miei occhi i Chaebol, non in Corea ma in Turchia, mia moglie ha lavorato per qualche anno per Toprak Holding, una conglomerata che faceva di tutto, e che si finanziava tramite una propria banca (Toprak Bank), un accrocchio incestuoso che era destinato a crollare, come sono crollate buona parte delle conglomerate simili che fino alla fine degli anni '90 dominavano l'economia Turca.

Il problema della Corea era che probabilmente quello che competeva con il resto del mondo, ma i competitori erano perlopiù specialisti, quindi generalmente con produttività più alta e molto più efficienti, quando i salari sono cresciuti, le conglomerate Coreane si sono ritrovate senza più il pavimento sotto i piedi (ed il governo Coreano ha le sue colpe, anzi, ha le colpe maggiori, prima perchè ha fallito nel suo compito di indirizzo, e poi perchè hanno avuto una reazione lentissima nonostante avessero la possibilità di fare molto di più).

L'immutabilità dell'ambiente è una illusione. Quando la crisi ha colpito la Corea, come già notato, la struttura produttiva Coreana era già diventata meno competitiva e produttiva rispetto a quella dei suoi competitori, ed i Chaebol erano parte del problema.

Tra l'altro, i Chaebol non li hanno mica inventati i Coreani, prima della seconda guerra mondiale in Giappone c'erano gli Zaibatsu, e ancora più indietro nel tempo la seconda rivoluzione industriale generò i Konzern bancario industriali Tedeschi, e per tornare ai giorni nostri, l'industrializzazione ne ha generati in Turchia, vedi il già citato Toprak, e poi Sabanci, Koç e tanti altri, e se la legge glielo permette ce ne saranno sicuramente altri altrove, ed in tutti i casi questo genere di conglomerate con commistioni incestuose tra finanza ed industria alla fine non è riuscita ad adattarsi ad ambienti cambianti, all'incremento di competitività dei competitori specializzati, ad una crisi ciclica, ad un aumento dei salari, ad una presa di posizione legislativa contro i cartelli, etc ..

Onestamente, chiunque abbia tenuto in mano un libro di storia economica, sa che questo tipo di conglomerata è destinata a finire male, con conseguente crisi strutturale per quei sistemi paesi che non hanno prevenuto.

Incidentalmente, mi par di aver capito che sia diffusa l'opinione che nel caso in questione sia i governi liberali che quello fascista in Italia abbiano sostanzialmente prevenuto che il fenomeno diventasse eccessivo, politica tra l'altro perseguita scientemente da buona parte dei governi del dopoguerra, per cui volendo c'erano esempi a cui la Corea avrebbe potuto attingere, ed in fondo, la realtà è che se si lascia fare, queste conglomerate diventano potentissime, ed influenzano non poco i governi, com'è appunto avvenuto in tutti i casi citati sopra, a volte con conseguenze mostruosamente deleterie, vedi ad esempio la storia e il motivo della fine degli Zaibatsu.

Nella vita ci vuole coraggio. Gli esseri umani fondamentalmente non sono stupidi, se gli spieghi quali sono i problemi, e gli fai capire che per risolverli non li penalizzerai più del loro vicino, li puoi convincere che certe decisioni bisogna prenderle. Ovviamente se per vincere un'elezioni prometti di cancellare l'ICI, e poi per giunta lo fai pure, diciamo che prendi la direzione opposta a quella necessaria.

Adattato da alcune risposte su ILI.

Thursday, 10 December 2009

Ma i tributi sugli immobili sono una follia?

La Banca d'Italia stima che il sistema paese Italia abbia accumulato dal dopoguerra ad oggi qualcosa come 9000 miliardi di Euro di ricchezza (circa 150 mila Euro per residente).

D'altro canto, il sistema paese produce spannometricamente 1500 miliardi di Euro l'anno, con un debito pubblico prossimo ai 1650 miliardi di Euro, che comporteranno per il 2009 il pagamento di interessi per la bellezza di quasi 81 miliardi di Euro (tasso medio corrente circa 4.9%).

A me sembra ovvio che se gli Italiani hanno in tasca (perlopiù sopra la testa) 9000 miliardi di Euro, pagarne 81 solo per mantenere il debito pubblico al livello corrente estraendoli perlopiù dalle tasche dei lavoratori non mi sembra sensato.

Che poi:
- se gli Italiani hanno 9000 miliardi, una delle ragioni è certamente quella che tante politiche adottate da tanti governi in questi 60 anni hanno funzionato, gli interventi che hanno causato il debito pubblico hanno avuto effetti moltiplicativi benefici.

- quello che non ha funzionato è stata l'incapacità della politica a spiegare agli Italiani, guardate, abbiamo esagerato con il debito (non mi dilungo sulle cause, ma c'è solo l'imbarazzo della scelta), ci troviamo in crisi di liquidità, se non rimettiamo a posto la baracca, non si cresce più, c'è da fare sacrifici (e non parlo di 50 Euro una tantum, che se lo rileggo ancora mi tocca buttarmi sul pavimento).

- fondamentalmente, gli immobili hanno valore perchè si fanno investimenti alle infrastrutture che li servono. Probabilmente 20 milioni di Euro spesi all'aereoporto di Trapani conservativamente aumentano il valore degli immobili a Trapani del 10% (è un caso limite, perchè erano gli immobili meno cari del sistema paese, mentre fino dagli anni '70 al 2004 gli investimenti infrastrutturali in zona erano stati praticamente nulli, ma il meccanismo è quello).

- le infrastrutture che servono gli immobili (strade, ferrovie, aereoporti, illuminazione, parchi, parcheggi, acqua, fognature, gestione dei rifiuti, produzione dell'energia, trasporto dell'energia, ospedali, stadi, piscine, scuole, telecomunicazioni, forze dell'ordine, vigili del fuoco) vanno costruite, aggiornate, mantenute, usate, e per tutto questo costa. Alcune di queste cose ha senso farle pagare perlopiù agli utilizzatori diretti, altre le devono pagare tutti (ospedali, polizia).

Ora tutte queste cose non determinano parte del valore di un immobile? Se cercassero di venderci una villa come quella di Berlusconi in Sardegna, ma a Mogadiscio, e ci dicessero che tra i vantaggi avremmo quello di non dovere pagare l'ICI, non ci metteremmo a ridere?

Adattato da una risposta su ILI.

Monday, 30 November 2009

"Figlio mio, lascia questo Paese"

Oggi La Repubblica pubblica un articolo titolato "Figlio mio, lascia questo Paese" a firma di Pier Luigi Celli, Direttore Generale dell'università Luiss Guido Carli di Roma.

Su Wikipedia leggo però che l'autore è stato od è:
  • Direttore Risorse Umane dell'ENI dal 1985 al 1993
  • Direttore Personale e Organizzazione in Enel dal 1996 al 1998
  • Direttore generale della RAI dal 1998 al 2001
  • fra i manager partecipi dello start-up di Omnitel
  • fra i manager partecipi dello start-up di Wind
  • Presidente di IPSE2000 dal 2001 al 2002
  • Membro del Consigli di Amministrazione di Lottomatica
  • Membro del Consigli di Amministrazione di Hera SpA
  • Membro del Consigli di Amministrazione di Messaggerie Libri.
Mentre devo confessare che non ho esperienza di prima mano di tutte le suddette, mi è capitato negli anni di sentir descrivere l'ambiente lavorativo di alcune delle precedenti in termini non proprio lusinghieri, almeno per quanto riguarda meritocrazia, necessità di raccomandazioni da parte di politici e tipologie di contratti di lavoro non proprio entusiasmanti, almeno per quanto riguarda l'ambito IT.

Mi chiedo allora, e non è una domanda retorica, se debba considerare l'autore come un Don Quixote che chissà come finiva suo malgrado a ricoprire incarichi dirigenziali nel Gotha dell'imprenditoria Italiana e che ha passato la sua vita a combattere contro i mulini a vento, e leggere la lettera come l'ammissione della sua sconfitta, o come il pianto di un vecchio alligatore che ad una certa età si è reso conto di aver passato la vita ad ingozzarsi di figli e nipoti, e leggere la lettera come il lacrimone dopo l'indigestione?

Wednesday, 4 November 2009

Some confusion about crucifixes

In response to Manuela Mesco's Italians reject crucifix ruling:

Dear Manuela Mesco,

I am afraid but I have to side with whatithink's comment, you haven't checked the facts and your article shouldn't have been allowed out before further improvements.

The original Lateran Treaty is from 1929, but they have been revised in 1984, and the current law regarding the relationship between the Republic of Italy and the Catholic Church is from 1985 ("Legge 25 marzo 1985, n. 121"). The crucifix anyway didn't enter in the Italian school due the 1929 Lateran Treaty, but through a simple ministerial memorandum from 1922, which was then confirmed by a proper law in 1924.
You may read further about this in an article (in Italian) of the Avv. Antonino Ciavola (a careful reader will notice that the ministerial memorandum was issued 6 days after Mr. Mussolini was elected PM).

The "European Court" term is used mostly to indicate the Curia, or, as it is mostly known in English, the European Court of Justice (in Italian the "Corte di giustizia delle Comunità europee"), which shouldn't be confused with the European Court of Human Rights (in Italian "Corte Europea dei diritti dell'uomo"). The sentence object of your article was emitted by the latter, which is not an Europe Union institution.

This is only the most recent episode of a saga about the use of the crucifix on public spaces which has been ongoing in Italy since 1985. You should have mentioned some of that, to give a context to your readers. Many Italian courts have ruled that being the Catholic Church not anymore the State religion, the crucifix is not anymore a requirement, . Using "Adel Smith" as a keyword may help you find more about this.

Hope this helps,

Wednesday, 28 October 2009

Il dominio della legge nella Repubblica Italiana

Nella Repubblica Italiana non c'è domino della legge.
I processi, fino all'ultimo grado, dovrebbero durare al massimo 1 anno. Quando durano 25 anni, rendono le leggi, anche le migliori, inapplicabili ed inutili. A cosa serve riformare il mercato del lavoro, le pensioni e quant'altro, se tanto chi vuole approfittarsi di te ha più possibilità di sfruttarti a suo piacimento che di doverne pagare eventuali conseguenze un giorno lontano?
E quindi via di stage non pagati, tirocini che vanno avanti per anni, contratti a progetto o partite IVA che mascherano rapporti di dipendenza, di sudditanza, se non di vera e propria servitù.
L'articolo 3 della Costituzione dice non solo che tutti i Cittadini dovrebbero essere uguali davanti alla Legge, ma anche che dovrebbero pari opportunità di fare carriera in virtù dei loro meriti. Lo Stato Italiano che fa in merito? La riforma Biagi, che in pratica formalizza la divisione dei lavoratori tra i protetti dallo Statuto dei Lavoratori e quant'altro e da quelli che non hanno nessuna garanzia e protezione, e finiscono inevitabilmente a vivere una vita senza opportunità aspirando al massimo alla sopravvivenza materiale?
Di riforme necessarie ce ne sono da fare tante (abolizione dell'articolo 18, equiparazione dei consulenti ai dipendenti, laurea a 21 anni per il 75% degli iscritti, ammortizzatori sociali veri, pensioni a 70 anni, cassa unica per tutti, licenziamento del 10-20% degli statali) ma senza dominio della legge non si va da nessuna parte.

Tuesday, 27 October 2009

Simbolo Microsoft Windowsiano

Dal breviario degli evangelisti (Microsoft):

Credo in un solo Sistema Operativo,
Supervisore onnipotente,
creatore dell'allocazione e del processo,
di tutte le cose eseguibili ed ineseguibili.

Credo in un solo Sistema Operativo, Windows,
unigenito Figlio di Microsoft,
nato da Microsoft prima di tutti i secoli:
Sistema Operativo da Sistema Operativo,
Desktop da Desktop,
Sistema Operativo vero da Sistema Operativo vero,
acquistato, non copiato,
allo stesso stessa prezzo imposto da Microsoft; (*)
per mezzo di lui tutti i processi sono stati eseguiti.

Per noi utenti
e per la nostra salvezza
è stato messo in vendita
e per opera degli OEM
si è integrato nel seno del controllo qualità,
e si è fatto codice eseguibile.

Fu infettato per noi sotto Arbusto Figlio, (**)
crasciò
e fu formattato

Il terzo giorno si è autoreinstallato,
secondo le Istruzioni,

e si è autoallocato,
ed esegue alla destra di Microsoft.

E di nuovo verrà eseguito, nella gloria,
per giudicare i processi in esecuzione e zombie,
e la sua esecuzione non avrà fine.

Credo negli OEM,
che sono Microsoft e danno la vita,
e procedono da Microsoft e da Windows,
e con Microsoft e Windows sono adorati e glorificati,
e parlano per mezzo dei pubblicitari.

(*) Punto moltro controverso, gli omousiani ritengono che il prezzo
sia imposto uguale per tutti, per omoiusiani che sia indicativo, poi
ci sono altri eretici che propongono le tesi più strampalate.
(**) Proconsole di America durante la generazione di Windows, anche se
alcuni ritengono fosse in realtà Pillo Clinto, mentre altri parlano di
Lusai Baraccopama.

Friday, 2 October 2009

Friday, 18 September 2009

I tempi dell'amministrazione pubblica Italiana

Il 4 Settembre ho segnalato un link errato al webmaster del sito esteri.it con questa email:
From: Alessandro Riolo [alessandro.riolo@gmail.com]
Sent: 04 September 2009 16:07
To: 'webmaster@esteri.it'
Subject: Segnalazione link errato


Al gentile webmaster del sito esteri.it,

Le segnalo con questa un link errato.

Alla pagina:
<http://www.esteri.it/MAE/IT/Ministero/NormativaOnline/Normativa_consolare/Visti/>

Il seguente link:
Istruzione Consolare Comune - Aggiornamento degli allegati 1,3,4,9,12,15, e 18 " (Consiglio dell'Unione Europea Doc. 16260/1/07 Rev 1 Visa 387 del 13.2.08)

Punta erroneamente a:
<http://www.esteri.it/MAE/normative/Normativa_Consolare/Visti/Agg.to_Allegati_1_3_4_9_12_15_18_feb_08.pdf>

Invece che alla corretta locazione del documento che si trova a:
<http://www.esteri.it/MAE/normative/Normativa_Consolare/Visti/doc/Agg.to Allegati 1,3,4,9,12,15,18 feb 08.pdf>

Cordiali saluti,
Alessandro Riolo
Dopo due settimane, a parte il fatto che nessuno mi ha mai risposto, il link è ancora errato.

Wednesday, 16 September 2009

Turn off IE ESC, a very unusual work around to Error 10016 on Windows 2008 R2

You will find countless posts on Internet about the Error messages 10016 on Windows 2008 R2, mostly related to the installation of Sharepoint and/or the IIS WAMREG application.

In example Wictor Wilén has published one of such posts, but you may find truly find tens of similar posts, even KBs on Microsoft support website all pointing you to try to change registry settings or DCOM configurations.

Today, for the previous 8 hours, I dealt with this very same error message 10016, I was basically trying to instance an object from some server side vbscript in an asp page, and there was no way that I was able to make it work.

To make it clear, I was just trying with absolute no joy to execute something like this:
<%
    Set MyObject = Server.CreateObject("MyCOMComponent.MyClass.1")
%>
I was only able to get something like this on the system event log:
The application-specific permission settings do not grant Local Activation permission for the COM Server application with CLSID
{XXXXXXXX-XXXX-XXXX-XXXX-XXXXXXXXXXXX}
and APPID
{YYYYYYYY-YYYY-YYYY-YYYY-YYYYYYYYYYYY}
to the user COMPANY\myUser SID (S-Z-Z-ZZ-ZZZZZZZZZZ-ZZZZZZZZZ-ZZZZZZZZZZ-ZZZZ) from address LocalHost (Using LRPC). This security permission can be modified using the Component Services administrative tool.
I truly tried everything I found on the Internet related to 10016, and much more I managed to conceive myself, I even picked the brain of 4 of my brilliant officemates, but we got nowhere.

I was almost tempted to give up for the day, when serendipity struck gold: instead of trying to browse the asp page from the browser on the server, I tried with the browser on my workstation, and everything worked absolutely fine.

I had just to turn off the IE ESC (Internet Explorer Enhanced Security Configuration) from the Security Information summary on Server Manager, to see the asp page starting to work also on the server.

Amazingly, it seems that turning on the IE ESC is preventing server side vbscript from executing correctly on Windows Server 2008 R2.

Tuesday, 15 September 2009

Canvassing to get Microsoft to provide the option to stop on the first error

For all sort of good reasons, it would be great to have the option to stop a build in C++ or a compilation in C# at the first error; there are a lot of scenarios where we would save a lot of time (and therefore money).

It seems Microsoft hasn't been keen on solving those issues for years, and while it is possible to find work around on certain circumstances using macros (calling DTE.ExecuteCommand("Build.Cancel")), it would be a good idea advising Microsoft to revert his opinion about the severity of those issue.

If you have a Microsoft Connect account, when available please invest a minute on voting those issues:
From my own point of view they both deserve 5 stars.

Thank you,

Sunday, 23 August 2009

Trapani è una città

In risposta a chi definisce Trapani un paese:

Trapani è città, non paese. Città piccola per i canoni odierni, ma è città da secoli. Ha porto, cattedrale, cantieri navali, era città libera nel medioevo con fiera annuale ad Agosto dal 1315 (ne aveva un'altra dal 1302, per San Giorgio ad aprile, una distinzione molto particolare), Senato cittadino inaugurato da Carlo V (che ci soggiornava e la favoriva spesso e volentieri, come d'altronde diversi suoi antenati Aragonesi), pianta a griglia (tranne il quartiere Arabo-Normanno che è naturalmente un kasbah) e due delle cinque torri sullo stemma furono costruite da Hamilcar Barca, il padre di Hannibal.

Il dialetto Trapanese del Siciliano era la lingua franca del Canale di Sicilia fino a molto dopo l'invasione Piemontese, a parte tanti miei familiari che hanno lavorato a Sfax, Tunisi, Biserta ed Orano ho diversi amici le cui famiglie sono tornate a Trapani soltanto dopo la II guerra mondiale (per non parlare di quelli che sono stati espulsi da Tripoli da Gheddafi).

Ecco l'incipit di un articolo del New York Times del 1903 su un rapporto del Parlamento francese in cui i francesi si preoccupavano perchè a Tunisi c'erano 75 mila Siciliani (la maggior parte Trapanesi e Mazaresi) e 25 mila Francesi.

A Tunisi c'è ancora una folta comunità di discendenti di Siciliani che per svariati motivi non sono mai emigrati indietro in Sicilia, parlano un Siciliano molto simile al Trapanese, ma molto più ricco di parole Arabe.

Thursday, 20 August 2009

Birgi, Chinisia e Milo, i 3 aereoporti di Trapani.

Trapani ha avuto 3 aereoporti, il primo fu Milo, esclusivamente militare, costruito da prima della II guerra mondiale, dove ora sorge una stazione gestita dall’ASI, poi Chinisia, costruito nel 1949, ed usato per voli civili dal 1955, ed infine Birgi, costruito nel 1961 ed dove appunto nel 1961 si spostarono i voli civili da Chinisia (che fu usato dai militari fino agli anni 80).

In questa mappa sono indicate le posizioni geografiche dei tre aereoporti, dalle quali si nota che Milo era posto giusto alla fine della periferia sudorientale di Trapani, mentre sia Chinisia e Birgi si trovano a metà strada tra Trapani e Marsala, sulla sponda settentrionale del fiume Chinisia, Birgi più vicino al mare, Chinisia più distante, a circa 3 km di distanza uno dall'altro, entrambi ad una dozzina di chilometri sia da Milo, che da Trapani che dal centro di Marsala.



Tuesday, 18 August 2009

How to install ASP.Net on x64 platforms

After more than a couple of years, many service pack and a version of Visual Studio later, we still need to deal with Enable32bitAppOnWin64, aspnet_regiis.exe and the likes to properly install Asp.Net on x64 platforms.

I wonder when and if Microsoft will make this less time consuming ..

Thursday, 6 August 2009

How to fix fatal error A1000 while compiling Crypto++ 5.5.2 on VS 2005

The possible cause

A white space on the path to the asm file.

The possible solution

If so, the solution is really simple (well, once you know it or you read it here or in such a place): open the solution in VS 2005, in the solution explorer locate x64masm.asm (should be between the Source Files of the crypdll project), right click on the file name (or do whatever you need to do to get the context menu), select the property menu item, go to Configuration Properties/Custom Build Step/General, and change the Command Line property from:
ml64.exe /c /nologo /Fo"$(IntDir)\x64masm.obj" /Zi $(InputPath)
to:
ml64.exe /c /nologo /Fo"$(IntDir)\x64masm.obj" /Zi "$(InputPath)"
Remember to do it for each configuration (Release, Debug, ..)

The story behind that possible solution

A long time ago, while trying to compile Crypto++ in Microsoft Visual Studio 2005, I got a "MASM : fatal error A1000: cannot open file : C:\Projects\Blabla\My" compile error.
The file name actually gave me straight away the lead on what was going wrong, as the asm file was located in something like "C:\Projects\Blabla\My Project\myasm.asm", and it was self evident the issue was with the space on the path.
After spending an inordinate amount of time to find out to fix it, I did fix it only for the Release x64 configuration, so the issue came back to haunt me later on, that's it this morning, when I was wishing to compile again Crypto++ (5.5.2, I don't know if they fixed it on 5.6.0), this time in the Debug x64 configuration.
After spending another inordinate amount of time on the issue and finding again the way to fix it, I decided to put in on my blog, so next time I may have the chance to google my own solution.

Monday, 3 August 2009

Tales by the swine flued London

This evening I was minding my commuting business in the main square of Paddington station, in between the Isambard pub and the island with the automatic ticket machines and the automatic passport photographer, when the guy in white and orange horizontal stripes trotting in front of me hands forwards threw himself on the ground.
For a split second, while he was sunsetting, I thought he may have spot some gun, perhaps the beginning of some other vile terrorist attack, but then I saw her, blonde, piercing clear eyes, a wet napkin kept at some distance from her face, sneezing.
Sneezing. Sneezing in my face.
It happened in what seemed an instant, the white and orange striped guy sprang back on his feet, the sneezing young lady went sneezing to the next commuter, and I went on walking, shocked, mouth tight, in complete apnea, until I got the courage to step out of the stream of commuters, get my own napkin, and clean away her mess from my face.

Sunday, 2 August 2009

A comment on unblocked Sicilian money

A comment to the Boastful Silvio Berlusconi buys off his party rebels article on the Guardian:

One of the key words on the article, is to unblock.

Also in Italian media, very little is made of the fact that this €4bn that the PM is allegedly throwing to Sicily, were to begin with already allotted to Sicily on the government balancy sheet.

Moreover, even more little is made of the fact that the total amount of money in that specific government account, €18bn, was fully pledged to areas south of Rome, but that the Italian version of the chancellor of the exchequer had instead used it as a sort of ATM, to get money to spend and invest in the north of the country.

The true scandal is not that Mr. Berlusconi is allegedly throwing money to Sicily, far from it, but that it was up to members and allies of Mr. Berlusconi's government, Mr. Micciché and Mr. Lombardo, to force the government to unblock the Sicilian money.

Where was the opposition? How anyone is supposing to steer the Sicilian electorate away from Mr. Berlusconi, if they aren't able even to clamour when the government is siphoning away even the few resources it still pledges to the island?

Thursday, 30 July 2009

Il telelavoro, i benefit del XXI secolo ed i lavoratori italiani

originally published on it.lavoro.informatica the 30th July 2009

Salve,
giusto per portare un contributo ad un tema spesso discusso su questo gruppo di discussione.
Il mio datore di lavoro attuale cerca di supportare in tutte le maniere possibili chi vuole lavorare in telelavoro.
Mettono a disposizione computer e laptops, telefono voice-over-IP (prima anche telefono analogico), contratto broadband, telefonini, blackberry, broadband dongle (le chiavette usb per connettersi tramite UMTS).
Jeri ad una riunione il CEO invitava gente ad usufruire della cosa (ricordo a memoria che citava il fatto che "siamo nel XXI secolo").
A quel punto mi sono ricordato che ho un amico (che lavora per una società a proprietà Italiana a Londra) che spesso ottiene di poter fare telelavoro da casa sua in Sicilia. Se ne va 2-3 settimane in Sicilia (per ora è a San Vito Lo Capo ..), lavora da remoto le sue 8 ore al giorno (probabilmente anche qualcosa in più), ed ad esempio per adesso il resto del tempo la passa in spiaggia.
Personalmente attualmente non sono molto tentato dalla cosa, mi piace la vita d'ufficio, ma possibilmente qualche volta in futuro proverò (magari quando avrò qualche figlio da vedere crescere).
I motivi per cui cose come il telelavoro vengono utilizzate piu' frequentemente all'estero che non in Italia sono tanti, ma IMVHO uno dei punti principali e' la maggiore responsabilizzazione e conseguente valorizzazione dei dipendenti.
In Italia, cose come l'articolo 18 e buona parte dello statuto dei lavoratori, oppure come i contratti collettivi nazionali sono nate in un periodo differente, con esigenze differenti. La maggior parte delle persone lavorava nell'industria, c'erano milioni di operai generici, con poca scolarizzazione e ancor meno specializzazione.
Al giorno d'oggi, la maggior parte delle persone, probabilmente anche in Italia e sicuramente di chi partecipa/legge questo gruppo, lavora nei servizi.
Il quadro normativo e l'eredità storica del mercato del lavoro italiano forzano queste persone ad essere considerate un po' come moderni operai, quando in realtà non lo sono. Il livello di specializzazione, impegno e conoscenze richiesto ad un amministratore di sistema che debba risolvere problematiche come la delegazione di una autenticazione kerberos, oppure di un programmatore che deve velocizzare del 90% la velocita' di esecuzione di una query è impensabile in un operaio generico, e dovrebbe tendere a far considerare queste persone più come professionisti, indipendentemente dai titoli di studio, che appunto agli operai.
I lavoratori Italiani, per ottenere i benefit del XXI secolo, tecnologici e non, devono per prima cosa ottenere un quadro normativo che permetta loro di non essere più considerati dei semplici ingranaggi generici e semplicemente sostituibili, ma dei talenti, e questo passa certamente per una completa rivisitazione di cose come l'articolo 18.

Wednesday, 29 July 2009

Kaneš, Neša, Kültepe

Kaneš for Assyrian, Neša for the Hittites, Kültepe for the Turks, who knows how was that called from the Greeks?

Can I bet for Νισσα? :)

The complete set on Flickr
.

Konacik, the palm bay

South to Ισσος, north to Σελεύκεια Πιερία, west to Ἀντιόχεια ἡ ἐπὶ Δάφνῃ and est to Θάλασσα and Κύπρος.

How many columns there are?

Σ'αγαπώ à la Istanbulienne

Obviously, rendering in the latin alphabet could be confusing.
Kudos for the bravery, although :)

Thursday, 21 May 2009

If you get 8002801d register the asp.dll library

Today for the n-th time I got the 8002801d error on an asp page.
To fix that, usually (all the time I have seen it) you need to register again the asp.dll, as in the following example:

C:\> cd c:\WINDOWS\System32\Inetsrv
C:\WINDOWS\System32\Inetsrv> regsvr32 asp.dll


Hope this time I will not forget it anymore :)

Thursday, 7 May 2009

Malta, Italy and Libya, recent story of a complex relation

It is a weird, complex and twisted story, therefore sit down, and brace yourself for the bumpy ride.

Malta after its independence was not an economically viable country.

The stories of the first Maltese ferry-boats who took Maltese people in Catania, Sicily, in the early seventies, for short shopping trips, are the stuff of legend.
They were poorer than the Spaniards at the time, which was quite an achievement.

Their problem was that their biggest income was the rental they were getting from the UK for a big naval base. In 1971, the Maltese started to ask an higher rental, and when the British government refused, they openly started to circulate rumours of offering the base to the Soviet Union.

This precipitated a crisis inside the NATO, with USA and Italy completely berserk at the idea that the Soviet Union could get hold of the naval base in Malta, and they not only pressured the UK to quadruply the rental, but started to financially support Malta directly.

This didn't work, and at some point in the 70s the Maltese government started to accept payments from Libya to close the base. This happened in 1979. At some point in the late 70s the Libyans even got to run the airport of Malta.

At the point, the Italian governments had already decided that it was strategically a necessity to keep Soviet Union, Libya or any potentially enemy power from their immediate doorstep, and they had started a policy of increasing the support of Malta, whatever the cost.

This policy was finally crowned in 1982, which was frankly precipitated from the SAIPEM 2 affair (which is mostly known in Italy as the "affare Maltese").

When oil was found in the Medina banks, the Maltese government awarded an exploitation license to Texaco, which commissioned ENI to start to put an oil rig there, the SAIPEM 2, to start to extract oil on behalf of the Maltese government.

The Libyans didn't find it very amusing, and in 1980 they sent their navy, ordering the Italians to pack home, and the Maltese to stay away.

The Italian government then stepped in decisively, and in the "Accordo sul Riconoscimento e la Garanzia della Neutralità di Malta" recognized on itself the role of international guarantor of Malta, its independence and neutrality.

Malta at that point get rid of the Libyans, and the territorial dispute was sent to the International Court of Justice, which decided in 1985, mostly in Malta favour (which is the reason why Malta's S&R area is so big).

Italy, as you may know, is truly a politically complex country, therefore while part of the government was backing Malta, another part was more or less secretly helping Libya, and another part even tried to carve out a big chunk of the Medina banks for itself.
This is happening also now, the Italian politicians don't have a shared policy towards the Maltese approach to their S&R supposed responsibilities (and as someone may say, it is unrealistic to expect Malta to really swell its population welcoming tens of thousands of boat people every year).

As unbelievable as it can seems even to many Italians, the "Strage di Ustica" and even, in minor measure, the "Strage di Bologna", have both been linked with the SAIPEM 2 affair (they are basically contemporary events).

The infamous rockets were fired to Lampedusa for another immediate reason, the US bombing of Tripoli in 1986, but surely the Medina banks debacle at the ICJ was truly another good reason, from the point of view of the Libyans.

Anyway, with the Italian military guarantee and some financial support also from other NATO country, Libya kept at bay, and the revenues of the Medina banks, the Maltese started to reap the dividend of peace and neutrality, and they started (at last) to enrich (deservedly) themselves.

In my humble opinion, what they have achieved in the past 25 years, is even more remarkable of what places as Dubai have achieved in more or less the same time. Whatever they achieved, they did it under a democratically elected government, and with greater income equality (although until a few years ago they were still quite gender unbalanced, as women were gaining far less than men).

After entering in the EU, probably the Maltese don't need the Italian guaranty anymore, at last not anytime soon anyway, but as recently Italy and Libya have been moving closer and closer, probably from their point of view this relationship is becoming too dangerously close, and they may have started to itch the wrong way at the itching of others (again in my humble opinion, quite understandably).

Friday, 24 April 2009

E se domani ereditassi qualche milione di Euro, che farei?


Dipenderebbe da quanto eredito.

Qualche bella idea l'avrei, ad esempio iscrivermi nel miglior corso universitario di genetica sperimentale (quanto mi piacerebbe respirare sott'acqua, vedere a chilometri di distanza, fare backup periodici del mio cervello, sostituire periodicamente i miei organi o anche tutto il corpo, "montare" organi supplementari o ridondanti, ..).

L'evoluzione benedica il giorno in cui su ILI pubblicheranno annunci come il seguente:

"AAA Cercasi su Cernusco sullo Speislift brain-dumping specialist, ambiente
Paleomicrosoft Windows 20yz, contratto di collaborazione ad attività unitaria,
pagamento 25% a fine attività 75% al primo restore, possibili occasionali
escursioni extratmosferiche, no interplanetarie, astenersi osidiani"
E giù tutti gli osidiani a rispondere che il contratto non va bene, il compenso dov'è, non hanno specificato l'ambiente, il sistema, la versione, che la località è malsana, che potevano usare Neolinux core a.b.c.d, che non hanno specificato che in quella zona vigono ancora leggi incivili del XXI secolo che ti impediscono di leccare un gelato per strada, falan filan, ma fortunatamente a quel punto già da qualche anno Google Phoenix III avrà incorporato nei suoi motori di ricerca un autoplonker involontario, ed io non leggero' nessuna delle loro risposte :)))))

Fiat e Chrysler, nozze con la lupara puntata contro?

Se la storia della FIAT insegna qualcosa, se Marchionne prende la direzione della Chrysler, di manager, quadri ed impiegati licenziati ce ne saranno a bizzeffe.
Operai probabilmente pure, sia ben chiaro, ma così ad occhio dovrebbero soffrire più i colletti bianchi che le tute blu.
Queste ultime, dovranno fare qualche sacrificio, anche perchè fino a qualche mese fa la media per gli operai Canadesi delle tre di Detroit era di circa c$76 orari, contro per esempio per gli operai di Toyota a c$56 orari (se Vi sembra piu' facile in USD, sono $62 vs $45).
Se non erro, GM si è accordata con i sindacati canadesi (CAW) per scendere a c$71 (ma immagino si dovrà rinegoziare a breve, dopo il fallimento pilotato), mentre Chrysler vuole avvicinarsi di più a Toyota.
Questo non è vero solo in Canada, ma anche negli USA, anzi, gli operai in USA costano di più e guadagnano meno, perchè in Canada buona parte della social security degli operai che lavorano nelle fabbriche di auto è a carico della collettività (e non è un beneficio a cui accedono tutti gli altri lavoratori, anzi).
Hanno benefit come le scuole private per i figli (che in Nordamerica costano cifre incredibili) e casa di riposo pagata per quando sono anziani, tutto perlopiù a carico degli altri altri contribuenti.
Quelli del Michigan prendevano anche di più.

A raccontarlo ad un operaio Italiano, ma anche ad un impiegato o ad un professionista non affermato, che gli operai Statunitensi arrivano a guadagnare $500 al giorno, non ci crederebbero.

In Italia siamo messi male per altre questioni, ma per quanto riguarda la questione delle retribuzioni (ovviamente non solo degli operai, ma anche del management) in USA e Canada, per GM e Chrysler (probabilmente anche per Ford, anche se conosco meno la situazione) la situazione era (ed è) insostenibile (BTW, provate a leggere quello che dicono a proposito il senatore della Toyota/Alabama), Dick Shelby, oppure il senatore della Nissan/Tennessee, Bob Corker.
Anche ad alzare barriere doganali, nel loro stesso mercato di riferimento, ci sono molti altri altri produttori che pagano i proprio operai (ed impiegati) molto meno (e di solito sempre un multiplo di quanto guadagnano gli operai di altre parti del mondo, Italia compresa).

Questo differenziale retributivo non è scusabile, quella in atto era (e fino ad oggi è) una vera e propria rapina nei confronti di molti altri cointeressati (ad esempio tutta la gente del pianeta che ha investito in fondi pensione che negli anni hanno investito a loro volta nei titoli GM e Chrysler).

Il management GM/Chrysler ed i sindacati Nordamericani si sono in pratica messi d'accordo/trovati in sintonia, nel trasferire valore dalle società in questione verso le proprie tasche o quelle dei loro rappresentati (conoscendo la natura umana, non si fa fatica tra l'altro ad immaginare chi si sia arricchito di più), con il risultato che alla fine hanno in pratica distrutto il mezzo che permetteva loro di produrre ricchezza, distruggendo valore per milioni di persone.

Come molto spesso nel caso dell'Italia (ma anche del Regno Unito, a volte, come per quanto riguarda il sistema bancario), la classe politica non ha esercitato la propria funzione di controllo e guida, ma anzi, ci ha probabilmente sguazzato, e questi sono i risultati.

Riguardo al possibile matrimonio tra Fiat e Chrysler, chi ci guadagna?

Se va, molti dei cointeressati.
FIAT, come dice Marchionne, se non arriva a produrre 6 milioni di auto all'anno, è destinata o a scomparire o, se ancora profittabile, ad assere acquisita da un concorrente.
Chrysler senza FIAT, o chi per lei, sarebbe già sparita qualche mese fa.
Tutte e due assieme non arrivano ai fatidici 6 milioni, per cui hanno bisogno di comprare o fondersi con altri produttori, o di farsi a propria volta comprare, e questo nel breve periodo.

GM non sta peggio di Chrysler, e da sola ha (o almeno, ad oggi ha, senza Opel e Vauxhall non so) le dimensioni per sopravvivere. Purtroppo per lei, negli ultimi anni (decenni?) è stata (a volte molto) male amministrata (esiste una vasta letteratura in lingua inglese al riguardo), con i risultati che alla prima vera crisi economica globale post-1974 è crollata.

Ford, ripeto, non so, però non credo sia granchè meglio di GM, per cui probabilmente allo stato attuale un matrimonio tra americani non è la migliore delle strade praticabili.

A questo punto, perchè FIAT? A Chrysler non conveniva un matrimonio con i tedeschi o i giapponesi? Non hanno loro le tecnologie migliori?

In realtà FIAT ha da anni il parco auto meno inquinante (ed infatti quando Marchionne da presidente dei produttori Europei faceva lobbing contro i limiti all'inquinamento proposti dalla UE, ci si chiedeva chi glielo faceva fare, dato che FIAT era l'unico dei membri che aveva una flotta che poteva realisticamente rientrare nei limiti in tempi commercialmente umani), per non parlare poi dell'eccellenza nei motori diesel, il "common rail" usato da tutta l'industria automobilistica tedesca è una tecnologia "made in FIAT", i sistemi common rail sono costruiti, su licenza, da Bosch perchè all'epoca FIAT non aveva le risorse e le dimensioni per industrializzare il processo, ed a volte anche in quelli a benzina (il FIRE era ed e' uno dei capolavori dell'ingegneria umana).

In alcuni mercati (non in tutti) la FIAT non gode di molta stima, per tante concause, alcune di queste spesso derivanti da errori o mancanze dei governi Italiani.
Ci si ricorda tutti sempre degli interventi del governo a supporto della FIAT, ma non dei danni che il governo italiano ha negli anni provocato, ad esempio FIAT per lungo tempo fu costretta (in pratica dal governo italiano) ad usare acciaio sovietico scadente mentre molti suoi concorrenti potevano usare fornitori migliori (spesso acciaio di qualità italiano), oppure quando alla fine degli anni '60 FIAT avrebbe potuto comprare Citroen, le venne impedito dal governo francese (ed il governo italiano non mosse un dito, o comunque non sortì alcun effetto, come anni dopo per Pirelli quando fu bloccata l'acquisizione di Continental, o come per De Benedetti quella di SGB), tacendo di tanto altro.

Ad ogni modo, FIAT prende il 20%-25% dei suoi profitti (attenzione, ovviamente non sto parlando dei ricavi) da Ferrari, che gode di ottima considerazione in tutti i mercati, o giù di lì.

Io non sono proprio nazionalista, se parliamo di Repubblica Italiana. Se proprio vogliamo estendere il discorso, a parte che dello stato che ha i confini sulla mia epidermide, che è una monarchia assoluta, provo un po' di sentimenti nazionalistici verso cinque entità: in ordine strettamente decrescente, la nazione Siciliana (l'etnia siculoparlante da Lecce a Malta), la Res Publica Romana (la Costitutio Antoniana mi ha dato la cittadinanza, e me la tengo), una certa idea di Unione Europea (laddove coincida geograficamente con la precedente, più tutto ciò che gli stava a nord, e laddove non sia conduttiva ad una monocultura dirigista, ma dove la competizione culturale intracontinentale venga favorita ove razionale), la Repubblica Italiana, e tutto il genere umano (il pool genetico umano sarebbe probabilmente una migliore definizione, ma tant'è). Incidentalmente, probabilmente se mi daranno la cittadinanza Britannica (o chissà, magari in futuro quella Australiana, Cilena, Groenlandese, quien sabe), aggiungerò anche il Regno Unito, probabilmente più su del genere umano, sicuramente allo stesso livello della Repubblica Italiana, ma non so ancora se più su o meno.

Dato che non sono per nulla acritico nei confronti di tutti i precedenti, di solito su questo genere di cose (se la creazione di una multinazionale globale a partire da un campione nazionale italiano sia una cosa strategicamente sensata o meno, e per chi) sono abbastanza obiettivo, e devo dire non capisco cosa porta a dubitare che questo eventuale matrimonio non sia sensato per Fiat e Chrysler, e per la Repubblica Italiana.

La Fiat ha una storia di innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico, tarpata per decenni dalle scelte sbagliate di tanti governi italiani che uno sinceramente si domanda come abbia fatto a sopravvivere (ed infatti tanti altri promettenti campioni non ce l'hanno fatta). Basta uscire dai confini della Repubblica di qualche chilometro per trovarne a bizzeffe, in Francia, Svizzera, Germania, Austria, di gruppi che hanno mostrato anche meno della brillantezza della FIAT, e che oggi sono se non leader mondiali nel loro settore, almeno nei fatidici top 5. Leader mondiali, intendiamoci, non di cose che i Cinesi, gli Indiani o chi per loro possono imparare a fare meglio in un paio d'anni ..

Il patrimonio tecnico è quindi piuttosto rilevante, le rispettive penetrazioni geografiche calzano a pennello, per diventare un player globale gli serve un accordo in Cina e cementare l'accordo con Tata in India, e poi sono a
posto.

Quello che dovrebbe preoccupare è che il governo Italiano non faccia la sua parte, o che si faccia calpestare da altri governi. In un settore maturo come quello automobilistico, più di 5-6 gruppi globali non ci possono essere. Già i tedeschi iniziano a farsi sentire (perchè ovviamente vorrebbero che i loro siedessero tra quei 5-6, e se FIAT prenota un posto a tavola, sono problemi), il governo italiano dovrebbe chiedere (ed ottenere) la testa di Verheugen per le sue inopinate osservazioni.

Wednesday, 8 April 2009

Intercepting xaml DataTemplate of a given DataType

Since a few months I am working on a project where we use integrate WPF with and IOC, Castle Windsor (through the extension of the Composite WPF Contrib).

One of our xaml file would look like this:
<ResourceDictionary xmlns="http://schemas.microsoft.com/winfx/2006/
xaml/presentation"
xmlns:x="http://schemas.microsoft.com/winfx/2006/xaml"
xmlns:Presentation="clr-namespace:XXX.Modules.MyForm.Presentation"
xmlns:WinForms="clr-namespace:XXX.Modules.Common.WinForms"
xmlns:Converters="clr-namespace:XXX.Modules.Common.Converters"

<converters:booleanenumconverter key="YYYConverter">
[snipped other converters]
<DataTemplate DataType="{x:Type
Presentation:MyFormPresentationModel}">
[snipped template xaml]
</datatemplate>
</resourcedictionary>
I wrote a couple of interceptors (inheriting from IInterceptor and implementing Intercept), but when I try to use them resolving the presentation model, the xaml DataTemplate resolves to a string (the name of the generated proxy, something as IMyFormPresentationModelProxy1de831fc74a341249b67...), not to the instanced object (which stepping in in debug I can see it is registered and then created and then also proxied correctly, as far as I can understand). This is exactly the same behaviour we get if we try to use the interface (i.e. setting the DataType to "{x:Type Presentation:IMyFormPresentationModel}" we get a string as well instead of the object).

Using the .Net reference source symbols (and/or deblector) I have been trying to step in on the exact bit of code which is setting that string instead of the correct proxied object or even the underlying instanced object, but with no luck so far.

I do think the issue may be with the xaml engine being unable to match the proxied type with the DataType of the DataTemplate, and I found out the .Net framework may perform that using the TypeExtension/MarkupExtension/DataTemplateSelector classes and possibly some implementation of the IXamlTypeResolver interface. From a quick search, I found out nowadays people is using those mostly to provide some support for generics in xaml (see i.e. "How To Get ParserContext" or "Limited generics support in Xaml").

From a purely theoretical point of view, I don't like much the idea to have to modify the xaml files to be able to intercept them, so I am not absolutely sure I have been missing something.

Before trying to spend some time on that (i.e. writing our own TypeExtension), I thought it could be better asking around if there is someone with previous experience or also some insight on this kind of scenario, so I have been posting a similar text to various newsgroups and mailing lists.

Last but not least, although I don't guess this is a Windsor bug (or at last I cannot yet see why it should be :)), we are using Castle project assemblies built from the revision 5380 of the 19th October 2008 in the trunk.

Intercettare/Ereditare il DataType per un DataTemplate in xaml

Da qualche mese lavoro ad un progetto dove usiamo WPF integrato con un IOC container (Castle Windsor, tramite l'estensione fornita dal progetto Composite WPF Contrib).

Abbiamo un file xaml simile a questo pseudo-codice:
<ResourceDictionary xmlns="http://schemas.microsoft.com/winfx/2006/
xaml/presentation"
xmlns:x="http://schemas.microsoft.com/winfx/2006/xaml"
xmlns:Presentation="clr-namespace:XXX.Modules.MyForm.Presentation"
xmlns:WinForms="clr-namespace:XXX.Modules.Common.WinForms"
xmlns:Converters="clr-namespace:XXX.Modules.Common.Converters"

<converters:booleanenumconverter key="YYYConverter">
[snipped other converters]
<DataTemplate DataType="{x:Type
Presentation:MyFormPresentationModel}">
[snipped template xaml]
</datatemplate>
</resourcedictionary>
Ho scritto un paio di intercettori (in pratica usando un componente chiamato Castle Dynamic Proxy, questi generano delle classi che ereditano i componenti registrati con Windsor e che poi si possono usare per intercettare i metodi prima e dopo la loro esecuzione, ad esempio per scrivere dei log o per fare altre cose), ma quando tento di usarli risolvendo i vari componenti intercettati, i DataTemplate definiti nei file xaml dei componenti non risolvono l'oggetto generato (che e' stato istanziato correttamente da Windsor, come posso ad esempio vedere mentre sono in debug), ma ritornano una stringa, che poi altro non e' che il nome del proxy generato (una cosa tipo IMyFormPresentationModelProxy1de831fc74a341249b67...).

Questo e' un comportamento molto simile a quello che incontro quando tento di usare un'interfaccia come DataType del DataTemplate (ad esempio impostando il DataType ad una cosa come "{x:Type Presentation:IMyFormPresentationModel}"), per cui immagino che il DataType non supporti molto bene l'ereditarieta' (o comunque sia piuttosto conservativo nella risoluzione dei tipi).

Dato che non penso che il problema sia nell'IOC o nell'estensione tramite la quale lo integriamo con WPF, immagino che il problema sia quindi che lo "xaml engine" non sia capace di far corrispondere il tipo descritto nel file xaml con quello generato dall'intercettore.

Ho fatto un po di ricerche, ed ho trovato che c'e' gente che per fare cose probabilmente simili (perlopiu' collegate al fatto che il DataType non supporta pienamente i tipi generici, vedi ad esempio "How To Get ParserContext" oppure "Limited generics support in Xaml") usa classi come TypeExtension o MarkupExtension e possibilmente qualche implementazione dell'interfaccia IXamlTypeResolver. Ho anche trovato qualche accenno al possibile uso di un DataTemplateSelector.

Da un punto di vista puramente teorico, l'idea di dover modificare i file xaml per poter intercettare i DataTemplate non mi attrae particolarmente, quindi mi sto chiedendo se per caso non mi sono perso qualcosa.

Prima di investire altro tempo per risolvere il problema (ad esempio scrivendo una mia TypeExtension), sto cercando di chiedere in vari gruppi o mailing list se c'e' qualcuno che abbia esperienza di questo tipo scenario (o qualcuno simile, magari qualcosa che abbia a che fare con l'ereditarieta' ed i tipi definiti in DataType per DataTemplate).

Anche soltanto qualche suggerimento o qualche referenza sarebbe molto gradita :)

Ho gia' scritto un messaggio molto simile sulla mailing list di Castle, ma immagino che questo non sia un bug di Windsor, ma il risultato di una limitazione (o di una scelta progettuale) del DataType.

Thursday, 2 April 2009

Etimologia di Türkiye

I Turchi chiamano il proprio paese "Türkiye".

Quello che non molti sanno, sia tra i Turchi che tra gli Italiani, e' che
"Türkiye" viene dall'Italiano "Turchia": quando Mustafa Kemal ed i suoi compagni cercarono di fondare uno stato Turco sulle ceneri dello stato Ottomano, lo chiamarono inizialmente "Türkiya", termine ottomano prestito linguistico dall'Italiano (vedi ad esempio [1], [2], [3], [4], [5], [6] o tante altre fonti facilmente reperibili).

La normalizzazione eufonica dell'ultima vocale avvenne poco prima della pubblicazione della prima costituzione qualche anno piu' tardi (dopo o durante il 1923).

Tra l'altro, nel suo significato originale (del XIX secolo), Turchia in Italiano indicava sia l'Anatolia che la fascia dei Balcani a sud e nord della via Egnatia (in pratica Albania, Grecia settentrionale, Macedonia, Rodopi e Tracia), tutti territori in cui fino al principio del XX secolo la maggioranza della popolazione era appunto di etnia Turca e/o religione musulmana.

Il neolatinismo "Turchia" usato in Italia nel XIX secolo, proveniva a sua volta dall'Italiano rinascimentale (probabilmente medievale), che pero' non era usato per definire quella che noi chiamiamo Turchia.

Infatti, veniva dall'Arabo "ad Dawlat at Turkiyyat" (molto affine al Turco odierno "Türkiye devleti", "Lo Stato Turco"), che altri non era che il nome ufficiale del Sultanato Mamelucco in Egitto.

In origine, quindi, la parola "Turchia" indicava l'Egitto!

Nell'Italiano contemporaneo e' rimasta qualche vestigia, come ad esempio il fatto che il mais si chiami "Grano Turco", esattamente come in Turco si chiama "Mısır" (che significa appunto "Egitto") perche' appunto dopo l'introduzione del mais nel bacino mediterraneo, l'Egitto era presto diventato il maggior esportatore.

Wednesday, 18 March 2009

ILI stabile da Ottobre 2008 a Febbraio 2009

Ecco un grafico che mostra il numero di articolo postati su it.lavoro.informatica dalla sua nascita, in serie per mese e per anno (12 mesi precedenti al mese incluso) diviso per il mese e per l'anno in cui si e' avuto un massimo di articoli:



La fonte dei dati e' Google Groups.

Dal grafico si deduce chiaramente che a partire da Ottobre 2008 abbiamo assistito ad una sostanziale stabilizzazione del numero di articoli pubblicati.

Wednesday, 4 February 2009

The "one too many installed .Net framework" time bomb

Today, after installing "Microsoft .NET Framework 3.5 Service Pack 1 and .NET Framework 3.5 Family Update (KB951847) x86", the Microsoft Internet Explorer 7 in my machine was broken.

I wasn't able to start various web applications anymore.

Also, when trying to check the about screen, I was getting an "Not enough storage is available to complete this operation" error.

Thanks to this, I found out why, and I was able to work that around.

It seems that for each installed .Net framework an empty registry value is added on the following key: HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Internet Settings\5.0\User Agent\Post Platform.
Now, it seems that some Microsoft function is getting all the names of those values, it is concatenating them on a big string, adding 2 characters per name, and if the length of this string exceed 209, IE will stop to work properly.

The work around was as suggested to remove as much names as to shorten that string to a length lesser than 209 characters (counting the 2 already spent for each name!).

In my case, I was having the following names:

.NET CLR 1.1.4322
InfoPath.1
.NET CLR 2.0.50727
FDM
.NET CLR 3.0.04506.30
.NET CLR 3.0.04506.648
.NET CLR 3.5.21022
.NET CLR 3.0.4506.2152
.NET CLR 3.5.30729
MS-RTC LM 8
OfficeLiveConnector.1.3
OfficeLivePatch.0.0

They would result on 226 characters (202 + 2*12), which is 17 characters too much. I removed the last value, and everything started to work again I could have removed also just every character after the first 2 ("Of"), and everything would have worked as well, but if we add anything more, IE breaks.

In general, if we find in that key a single value with a name of 207 characters, as such (obviously unbroken):

12345678901234567890123456789012345678901234567890
12345678901234567890123456789012345678901234567890
12345678901234567890123456789012345678901234567890
12345678901234567890123456789012345678901234567890
123456

With this IE7 will work, add a single character more, and IE7 will break.

Now, until Microsoft doesn't properly fix it, the issue at stake here is if this happen, which names(s) should we remove?
On my workstation, for now I removed OfficeLivePatch.0.0, but it may be needed by some other application, so I think we should exercise good sense, and trying to figure out case by case which version of .Net is less probable to be used on a given workstation/server.