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Tuesday, 28 July 2015

Costi di imbarco in aeroporto: confronto tra Spagna e Sicilia

Se facessimo una top 10 degli aeroporti più cari in Spagna e Sicilia, i 7 aeroporti che servono la Sicilia ed i Siciliani sarebbero tutti tra i primi 9, in compagnia dei grandi hub spagnoli di Madrid e Barcellona.

Gli aeroporti delle mete turistiche spagnole con cui il settore turistico siciliano si trova a competere, o meglio spera un giorno di poter riuscire a competere, sono tutti enormemente meno cari degli aeroporti siciliani.

E questo non ostante da diversi anni a questa parte il governo spagnolo abbia deciso di incrementare la fiscalità aeroportuale: imbarcare un passeggero in Spagna non è probabilmente mai stato così caro.

Gli operatori turistici spagnoli sono ovviamente molto contrariati da questo cambio di politica, perché l'aumento dei costi aeroportuali deprime il traffico aereo, e di conseguenza impatta negativamente lo sviluppo del settore turistico, in special modo delle aree periferiche non altrimenti raggiungibili, come ad esempio le isole.

Ancora oggi, nel 2015, dopo anni ed anni di costante aumento tariffario in Spagna, per una linea aerea il costo di imbarco in aeroporto per ogni passeggero è in genere enormemente più caro in Sicilia che in Spagna.

Chissà quale sarà l'impatto sul turismo siciliano?

Le tabelle alla fine dell'articolo mostrano il costo d'imbarco per passeggero in euro (a sinistra) ed in percentuale del costo dell'aeroporto più caro (Palermo Punta Raisi) per imbarchi su voli diretti nei paesi dello Spazio Economico Europeo.

Si nota immediatamente che ad un vettore imbarcare un passeggero a Palermo costa il doppio che a Palma in estate o a Malaga tutto l'anno, aeroporti che vedono un movimento di aeromobili ed un traffico di passeggeri che è un multiplo di quello palermitano o catanese.

L'aeroporto siciliano più a buon mercato, Trapani Birgi, ha costi di imbarco per passeggero maggiori del 30% rispetto a quelli di Ibiza o Siviglia, e del 40% rispetto a Palma in inverno (da Novembre a Marzo, e.g. Natale e Carnevale inclusi, e qualche anno anche Pasqua).

Ci sono decine di aeroporti spagnoli che hanno costi d'imbarco per passeggero di appena un terzo rispetto a quelli di Palermo o Catania, e della metà rispetto a Trapani Birgi.

Da notare come Comiso abbia dei prezzi (di listino, poi ovviamente bisogna vedere quanto sconto riescono ad offrire ai vettori) praticamente comparabili con quelli dell'hub di Barcellona!

Per finire, lo stato italiano ha veramente bisogno di far pagare ai passeggeri che si imbarcano a Pantelleria e Lampedusa cifre così spropositate, rispetto a quello che è il ruolo chiaramente sociale di questi due aeroporti per almeno 10 mesi all'anno?

Costo imbarco pax Sicilia vs Spagna
Costo imbarco pax Sicilia vs Spagna perc di PMO

Le fonti sono AENA, ENAC, i listini pubblicati dai gestori degli aeroporti siciliani e per Lampedusa e Pantelleria simulazioni di acquisto con dei vettori.

Caveat: il costo riportato è il costo d'imbarco per passeggero ricavando sommando le poste dipendenti dall'imbarco del passeggero (diritti aeroportuali, tasse per i controlli di sicurezza, per il controllo del bagaglio a mano, per il controllo del bagaglio in stiva, contributi per i passeggeri a mobilità ridotta, addizionali, imposte sul valore aggiunto, ...). 

Il costo totale d'imbarco effettivo è in realtà più alto di quello riportato, perché include anche una ulteriore parte che dipende dall'aeromobile. 

Dato che quanto dipende dall'aeromobile è comunque abbastanza simile in Spagna e Sicilia, anche limitandoci alle poste dipendenti semplicemente dal passeggero, il messaggio suggerito dai dati sopra forniti non cambia.

Saturday, 7 December 2013

Il dumping spagnolo

AENA ha perso nel 2012 quasi 400 milioni di Euro sui servizi aeroportuali (pag. 84 del Conto Economico Consolidato 2012), e questo senza nemmeno considerare eventuali interventi mercatistici delle comunità locali. Mi pare di capire che altri concorrenti facciano lo stesso, anche se magari non in così grande stile.
Il Gruppo AENA dipende formalmente dal Ministero dei Lavori Pubblici spagnolo.
Ora, o si riesce seriamente a impedire alla Spagna & Co. di continuare con questo comportamento, o bisogna prendere atto che per mettere gli operatori turistici italiani su un piano di parità con i propri concorrenti tocca perlomeno pareggiare gli incentivi spagnoli colpo su colpo.
Sono perfettamente d'accordo che non tocchi certo alle società di gestione aeroportuale, anche perché ne singolarmente né collettivamente avrebbero mai la forza di contrastare uno Stato sovrano di quelle dimensioni, e d'altra parte, tranne rarissimi casi, non hanno generalmente i mezzi per potere implementare politiche mercatistiche volte a bilanciare l'immane dumping spagnolo, se non in maniera velleitaria e comunque soltanto per brevi periodi prima di suicidarsi finanziariamente. 
Anche quando intervengono le comunità locali, penso alla Puglia o alla ex Provincia Regionale di Trapani, pur se oggettivamente maggiormente in grado di investire le risorse delle comunità locali per mitigare gli effetti distorsivi determinati dalle politiche dei concorrenti, rimane il fatto che questi interventi sono scoordinati, raramente armonizzati, a macchia di leopardo, e non di rado finiscono per danneggiare mercantilisticamente più i propri micro-concorrenti italiani che i grandi concorrenti esteri.
Mi pongo a questo punto cinque domande:

  • Mi chiedo quindi che azioni svolga in merito il governo centrale italiano? 
  • Mi chiedo altresì se all'interno dei ministeri ci sia una benché minima comprensione dell'argomento?
  • Mi chiedo poi se prima di parlare di turismo come una risorsa dal potenziale inespresso, i politici italiani abbiano mai collegato i neuroni e si siano mai chiesti come fare ad avviare un circolo virtuoso incentivando l'ingresso di turisti stranieri, e si siano chiesto cosa e come facciano i paesi concorrenti?
  • Ricordandomi che Malaga o Antalya fanno ognuno quasi il doppio dei passeggeri dei 4 aeroporti siciliani tutti assieme appassionatamente, e se escludessimo dal computo gli indigeni questo moltiplicatore esploderebbe, mi domando infine se per caso in Sicilia, ma volendo un po' in tutta Italia, in questo caso non sia e non si stia sbagliando qualcosa di macroscopico?

Wednesday, 27 August 2008

Il consolato Italiano a Londra non concede il visto a mia moglie perché mia moglie è residente nella UE

[Il consolato Italiano a Londra non concede il visto a mia moglie perché mia moglie è residente nella UE. Dato che la cosa è chiaramente assurda, ho scritto alla sezione Italiana di SolvIT(solvit@palazzochigi.it) sperando che possano intervenire, non soltanto per mia moglie, ma per tutti i familiari non comunitari dei cittadini della UE.]

Al Centro Solvit in Italia,
presso il Dipartimento Politiche Comunitarie
Presidenza Consiglio Ministri
A chi di competenza,

Per conoscenza al Console Italiano a Londra,
presso il Consolato Generale d'Italia a Londra,

Sono un cittadino Italiano residente a Londra da poco meno di 3 anni, regolarmente iscritto all'AIRE.

Il consolato Italiano a Londra non concede un visto Schengen di tipo C a mia moglie perché mia moglie, cittadina Turca, è residente nella UE (nel Regno Unito, ha da poco ottenuto una "Residence Card" Britannica valevole per i prossimi 5 anni), ed a quanto pare questo avviene in ottemperanza ad una interpretazione dell'implementazione della Direttiva 2004/38/CE.

Io sono dell'avviso che l'autorita' Italiana (che al momento non so quale sia) che ha vietato ai consolati di concedere visti ai congiunti già residenti nella UE dei cittadini Italiani per visite di breve durata lo ha fatto in spregio dello spirito e della lettera della Direttava 2004/38/CE, e dopo averla letta non riesco ad immaginare che qualcuno abbia potuto interpretarla in una qualche maniera per impedire ai consolati di concedere un visto a mia moglie o a persone che si trovano nella stessa situazione.

Richiedo pertanto con la presente a Solvit di interessarsi presso le autorita' Italiane competenti per fare ottenere al piu' presto a mia moglie un visto Schengen di tipo C, per multiple entrate e con validita' pluriennale.

Dati motivi di carattere familiare (..), devo pregarVi di considerare che questa richiesta riveste per me e la mia famiglia un carattere di estrema urgenza ed importanza,

Cordiali saluti,

Alessandro Riolo


Breve descrizione del problema

Mia moglie e' una cittadina Turca. L'anno scorso, residente in Turchia, il Consolato di Istanbul le ha concesso un visto Schengen di tipo C valido per 1 anno (con il quale si può recare in tutti i paesi Schengen per 90 giorni ogni 6 mesi), e l'impiegato del consolato ci aveva anticipato che l'anno prossimo gliene avrebbe concesso uno valido per almeno 2 anni.

Quest'anno, residente nel Regno Unito, il consolato di Londra si e' rifiutato di concedere a mia moglie un qualsiasi visto di tipo C, perché mia moglie ha una "Residence Card" Britannica con la quale puo' entrare in Italia, ma purtroppo non puo' entrare in nessun altro paese dell'Unione.

Il Consolato Italiano ci ha invitato a rivolgerci al paese terzo dell'Unione dove mia moglie vorrebbe poter viaggiare.

Dato che il suo prossimo viaggio era programmato per la Spagna, siamo andati al consolato Spagnolo.

Al consolato Spagnolo ci hanno ovviamente detto (con una certa ironia) che per i congiunti dei cittadini UE dovrebbe essere il consolato di cui il congiunto è cittadino a concedere il Visto, anche perché i viaggi in Spagna o in altri paesi della UE sono occasionali, mentre il paese in cui mia moglie si rechera' con certezza piu' spesso per motivi familiari è ovviamente l'Italia.

Ci hanno anche confermato che la "Residence Card" Britannica non ha per la Spagna nessun valore (come sostituto di un visto), e che per entrare in Spagna mia moglie ha bisogno almeno di un visto di tipo C, e che era per tutti conveniente e sensato se a concedercelo fosse il Consolato Italiano.

Ci siamo rivolti di nuovo al consolato Italiano, ed il Console ci ha detto telefonicamente che è al corrente del problema, che è dovuto a un qualche cavillo dell'implementazione della Direttiva 2004/38/CE che è stato loro comunicato a Febbraio 2008, che loro hanno fatto presente a Roma il problema, ma che al momento purtroppo gli viene impedito loro (immagino da una qualche autorità competente) di rilasciare visti ai congiunti extraeuropei dei cittadini Europei nel caso essi siano in possesso di un documento che ne attesti la residenza all'interno della UE.

A quel punto si è scusata per il problema, mi ha confessato che molte altre coppie hanno avuto lo stesso problema, non mi è riuscita a dare su due piedi una indicazione precisa su quale sia esattamente la legge o il regolamento alla radice della questione, e ci ha detto che avrebbe chiamato il Consolato Spagnolo, avvertendoli del fatto che avrebbero ricevuto richieste di visto da parte di congiunti di cittadini Italiani.

Il consolato Spagnolo ha accettato i documenti per la richiesta di un appuntamento, ma ci hanno detto che prima di chiamare mia moglie per un appuntamento passeranno almeno 2 settimane, e dopo passeranno almeno 4 settimane prima di ottenere il visto, sempre che sia possibile ottenerlo, dato che in definitiva mia moglie probabilmente si recherà piu' spesso in Italia che in Spagna, e che loro si aspettano sia l'Italia a fornirle il visto, non la Spagna o nessun altro paese della UE.

In contrasto (e come previsto dalla legge Italiana), i Consolati Italiani forniscono visti ai coniugi dei cittadini Italiani in priorità rispetto alle altre richieste, come per nostra esperienza l'anno passato usualmente in 24 ore o meno (così come fanno i Consolati Spagnoli per i coniugi dei cittadini Spagnoli, e cosi' via).

Il tutto è francamente assurdo. La Direttiva 2004/38/CE dovrebbe facilitare la libera circolazione dei cittadini UE e dei loro congiunti, non limitarla. L'autorità competente Italiana dovrebbe aiutare la libera circolazione dei propri cittadini e dei propri congiunti, non impedirla.


Avete avuto uno scambio di corrispondenza con l'autorità pubblica summenzionata? In caso affermativo, indicare le date e una breve sintesi del contenuto (potete successivamente inviare per posta copie di lettere, fax ect.)

Avevo inviato una email alla sezione Visti del Consolato Generale d'Italia a Londra per chiedergli se c'era qualche impedimento alla richiesta del visto (in realtà pensavo a problematiche connesse all'iscrizione all'AIRE o alla registrazione del matrimonio, per le quali avevo chiesto loro in merito in precedenza, e per le quali non mi avevano mai risposto). Non mi hanno mai risposto.

Personalmente, dopo un po' di ricerche sulle ultime leggi entrate in vigore in Italia, penso che questo atteggiamento sia dovuto ad un eccesso di zelo nell'interpretazione del comma 2 dell'articolo 5 del DL 30/2007, che recita "I familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro sono assoggettati all'obbligo del visto d'ingresso, nei casi in cui è richiesto. Il possesso della carta di soggiorno di cui all'articolo 10 in corso di validità esonera dall'obbligo di munirsi del visto."

Ora questo esonero dall'obbligo di munirsi del visto sembra sia stato trasformato da qualche zelante funzionario in un "divieto" per i Consolati Italiani di emettere visti a favore dei familiari dei cittadini Italiani in possesso di una qualsiasi documento equivalente alla Carta di Soggiorno, in sfregio non soltanto allo spirito ed alla lettera della Direttiva 2004/38/CE, ma anche della legislazione nazionale Italiana (infatti il successivo comma 3 dell'articolo 5 del DL 30/2007 recita "I visti di cui al comma 2 sono rilasciati gratuitamente e con priorità rispetto alle altre richieste.") .

Vi siete già rivolti ad altri organismi per risolvere il problema? In caso affermativo, indicare quali organismi e con quale esito.

Ci siamo rivolti prima alla sezione Visti del Consolato Generale d'Italia a Londra, poi al Consolato Spagnolo, poi ho parlato direttamente con il Console Italiano a Londra, poi nuovamente al Consolato Spagnolo. Sinceramente, sto anche cercando di vedere se c'è un qualche altro paese della UE che ha una trafila burocratica meno lunga, per fare ottenere a mia moglie un visto di tipo C in un tempo minore, a costo di farmi un qualche viaggio da qualche parte in Europa in uno dei prossimi fine settimana.

Sto ancora cercando di capire con quale autorita' Italiana mi devo mettere in contatto (in pratica chi e' responsabile per le circolari mandate alla Rete Consolare Italiana che impediscono loro di concedere a mia moglie questo benedetto visto) per vedere se non c'e' un qualche modo per ovviare al problema.

Se possibile, fornire una stima dei costi da attribuirsi al vostro problema per i prossimi 12 mesi.

(..)

Come siete venuti a conoscenza di SOLVIT?

Internet


Qual è una differenza tra Shevchenko e mia moglie?

Qual è una differenza tra Shevchenko e mia moglie?
Che a Shevchenko, che non è un cittadino della UE e non è sposato con una cittadina della UE, il Consolato Italiano concede un visto al volo (tant'è che la richiesta di visto è arrivata jeri mattina e di pomeriggio Ancelotti l'abbracciava a Milanello) mentre a mia moglie, che è sposata con un cittadino Italiano ed è legalmente residente nella UE, il consolato Italiano non solo ha rifiutato la richiesta di un visto turistico, ma ci ha pure invitato ad andarne a pietirne uno da qualche altro consolato.
Jeri mattina al secondo diniego dell'impiegata della sezione visti, questa ha chiamato il suo superiore. Mentre questo entrava nella stanza, un altro impiegato l'ha intercettato, per spiegarli che gli era arrivata dal CONI la richiesta di visto per Shevchenko. Il superiore mi ha dato un foglio di carta in cui c'era scritto che loro non avrebbero dato un visto a mia moglie, e poi si è precipitato con l'altro impiegato a lavorare alla pratica Shevchenko, piantandomi stupito di fronte alla vetrata. Mentre rimostravo per quest'assurdità, la prima impiegata mi ha ricordato che il visto è sempre un favore, quindi era inutile che stessi lì a rimostrare, tanto loro quel favore non me l'avrebbero fatto. Quindi loro il favore a Shevchenko lo fanno, mentre a me e mia moglie no.
Dopo essermi fatto ridere davanti e dietro al consolato Spagnolo ("ma tu che ci fai qui, sei Italiano, vai a chiedere il visto per tua moglie al consolato Italiano"), sono riuscito a parlare telefonicamente con il console Italiano a Londra, che mi ha spiegato chiaro e tondo che a loro è stato proibito da qualcuno a Roma di concedere visti ai congiunti extracomunitari di cittadini Italiani qualora questi siano già legalmente residenti nella UE. Più che un paradosso irreale, è allucinante.
Siamo quindi tornati a mendicare dagli Spagnoli, che ci hanno detto che forse fra 6 settimane ci daranno una risposta.