Showing posts with label Turchia. Show all posts
Showing posts with label Turchia. Show all posts

Tuesday, 18 June 2013

Il sogno di Tayyippuccio

Ero a Istanbul da poco dopo il terremoto a poco prima delle elezioni in cui vinse l'AKP, anzi, andai pure ai seggi a fotografare le dita macchiate di china, e la situazione era tragica. Nel 2000/2001 i negozietti sulla Istiklal andavano via per poche decine di milioni di lire (italiane), la gente non sapeva dove sbattere la testa, nei supermercati aggiornavano i prezzi più volte al giorno, parevano contatori, in provincia, a Niğde, ho visto vendere le patate a 50 lire italiane al chilo, al dettaglio perché se compravi all'ingrosso il contadino rassegnato ti diceva "dammi quello che mi vuoi dare", e a Niğde erano ricchi rispetto alle province orientali. In estate mi feci il tour delle 12 isole attorno a Fethiye in barca pagando la bellezza di 2500 lire italiane, pasta asciutta inclusa.

Son tornato nell'estate del 2003, pareva un altro paese dopo appena 8 mesi dei governi di Gül e di Erdoğan. Dopo un lungo e tempestoso freddo inverno sulla Turchia splendeva il sol dell'avvenire. Vero è che parte del merito è delle riforme di Derviş e Cottarelli (sapevate che la Turchia ha recentemente avuto un proconsole italiano?), ma dal punto di vista economico fino ad oggi non c'è alcun paragone possibile tra i governi AKP ed i precedenti, tranne parzialmente l'ultimo Ecevit.

Quando Tayyippuccio passa all'incasso per aver fatto il minimo sindacale, o anche meno, io non mi arrabbio quindi con lui ma con le bacare perse (e un parramu ri fimmini, una volta dovetti stringere la mano a za Tansu, non basta tutta la varichina del mondo) che gliel'hanno reso possibile e permesso. Quando si criticano i politici dell'AKP come si fa a non essere ancor più critici nei confronti del resto della classe politica turca, che ha permesso a Tayyippuccio di arrivare dov'è arrivato e di risolvere una marea di questioni elementari che loro non erano riusciti nemmeno a comprendere. Io non so come un fatto che Erdoğan sia corrotto, anche se ho sentito innumerevoli volte amici e conoscenti spergiurarlo, ma so come un fatto che dei suoi predecessori erano sia corrotti che inetti, oltre che altrettanto illiberali ed autoritari.

Discutevo jeri su Twitter, oggi su Facebook, domani chissà sul fatto che anch'io, come tanti, ritenga abbastanza provabile la congettura che vede in federalismo e democrazia diretta le chiavi per spiegare la ricchezza degli Svizzeri. La Svizzera fino al 1850 era sempre stata, e per sempre intendo sempre, un paese più povero e meno benestante della Sicilia. Il cambio di rotta iniziò con la costituzione del 1848, che introdusse il federalismo, ed il boom si ebbe dopo il 1874, con la costituzione che introdusse la democrazia semi-diretta. Il problema è che ci vollero 60 anni, tra 2 e 3 generazioni, per attuare la potenzialità di queste riforme. Avvicinare i centri decisionali ai cittadini, come fa il federalismo (fatto bene, non il ridicolo accrocchio donatovi dai Leghisti), e renderli capaci di un controllo retroazionato nei confronti della classe rappresentativa, li responsabilizza e sul lungo andare li migliora, trasformandoli da uccellini con la bocca aperta che starnazzano quando lo stato chioccia non li imbocca, in valenti e puntigliosi ragionieri su ogni potenziale rischio di spesa che abbia a che fare con il settore pubblico.

Le manifestazioni del parco di Ghezi sono un ottimo punto di inizio, di un processo di cui probabilmente non vedremo la conclusione nel corso della nostra vita. In Turchia dovranno riscrivere più volte il contratto sociale, sarà interessante vedere come. Hanno nei libri di storia gli esempi di tanti altri paesi, c'è da sperare che prendano soltanto il meglio, ma è difficile non dubitarne purtroppo. In questo processo Erdoğan è oggi chiaramente dalla parte della conservazione, è il cattivo primo ministro autoritario che vuole trasformare il suo paese nella sua personale utopia, ma se riuscissimo a dare uno sguardo dall'alto, è allo stesso tempo una figura positiva, perché è sotto la sua egida che milioni di Turchi si sono elevati da una situazione di generale penuria materiale ad una di piu generalizzato benessere che permetterà ai loro figli di intraprendere studi avanzati, venire a contatto con altre esperienze ed idee, sfidare lo status quo autoritario e patriarcale in cui l'esperienza politica turca sembra infognata da sempre. I ragazzi di piazza Taksim sono l'avanguardia di un processo storico che cancellerà necessariamente il sogno di Tayyippuccio, a meno che questi non riesca a coniugarlo con quegli aspetti che al momento gli sono chiaramente avulsi.

[Pubblicato su IstanbulAvrupa il 18 Giugno 2013]

Il futuro di Tayyippucc​io

Sandro Brusco mi ha fatto un paio di domande su NoiseFromAmerika, tra cui: Erdoğan resterà in sella saldo o sarà disarcionato?A gentile domanda, ho così risposto:

Gli assassinii politici in Turchia sono abbastanza comuni, ma, rituali o meno che siano, all'interno delle fazioni in cui sono divisi, i Turchi generalmente non ne compiono, specialmente parricidi. La vicenda di Deniz Baykal è emblematica. Il tipo ha presieduto a 18 anni di sconfitte, perdendo 4 elezioni legislative di seguito, la seconda delle quali in malo modo, ed i suoi compagni di partito sono sempre stati incapaci di sbalzarlo dalla sella, anche quando all'ennesima batosta si dimise e per una quindicina di mesi di interregno praticamente si rifiutò di regnare, prima di essere richiamato a furor di popolo sul trono. Oltre che ad una mentalità spiccatamente patriarcale ed ad un diffuso sentimento di rispetto e venerazione per i propri anziani, i Turchi anche sotto questo aspetto come altri sono ben più Romani di noi, questo carattere per me alquanto problematico da integrare con un compiuto processo democratico è determinato da incentivi ben più contemporanei ed ahimè condivisi dai politici italiani: in Turchia votano con le liste bloccate da decenni ormai! Questo detto, a me sorprenderebbe non poco vedere Tayyippuccio disarcionato da un complotto di Tayyippisti, per cui suppongo che se dovessimo aspettare una ipotetica quinta colonna che lo possa rovesciare, il nostro possa dormire beato tra due guanciali. Nell'AKP ci sono tanti personaggi gentiliani, nel senso che pare chiaro ritengano la loro ideologia possa affermarsi naturalmente, in una sorta di processo evolutivo, ma ad occhio e croce quelli che credono alla necessità di bastoni, purghe e olio di ricino, per convinzione, mancanza della stessa o amor de la cadrega, in questo momento tengono in mano il bastone del comando.

Restano ai suoi tanti nemici l'assassinio reputazionale à la Baykal, ma Tayyippuccio tranne il troppo amore per i figli pare non avere vizi personali, e finché l'economia tiene botta troppi elettori gli perdonerebbero anche quelli da saccoccia, oppure l'omicidio vero e proprio, e spero non arrivino a tanto sia ovviamente per mia convinzione morale sia perché ne farebbero un martire per generazioni, oppure l'avvelenamento mascherato da attacco di cuore atto II, oppure la preghiera agli Dei perché lo portino seco nel Regno dei Cieli al più presto, ma con Istanbul che sta diventando velocemente la mecca europea della sanità privata, e con i mormorati interessi personali nel settore della vittima sacrificale, saranno preghiere non semplici da esaudire sul breve.

E le elezioni? Quello che molti non aggiungono, quando si racconta che il reddito pro capite dei Turchi è triplicato sotto l'egida di Tayyippuccio, è che questa moltiplicazione non è stata uniforme. Per molti, negli ultimi 10 anni, il reddito è decuplicato. Sarà molto difficile convincere legioni di elettori a cambiare cavallo, a meno di possenti crisi economiche. L'AKP potrebbe però perdere la maggioranza assoluta, soprattutto se perdesse il voto delle nuove generazioni o delle grandi città, ad esempio il ritardo urbanistico di Istanbul è sconcertante, il traffico è peggio di quello di Palermo e cento volte più complicato da mitigare, l'inferno in terra. Ma pur perdendo la maggioranza assoluta, tra MHP e Curdi, qualcuno con cui fare un governo di coalizione lo potrebbero trovare. Se Tayyippuccio perdesse il referendum sul presidenzialismo, a quel punto sarebbe più probabile ipotizzare un atterraggio morbido à la derrière de Gaulle, ma chi sarà lo Chaban-Delmas della situazione che gli riesca a riscrivere il contratto sociale?

Sul resto, specialmente sull'economia turca, che ti preavviso a me profuma di palloncino, questa sì una speranza non vana per gli Antitayyippisti, cercherò di risponderti in un altro post.

Una nota sul cognome di Tayyippuccio: Erdogan non si può leggere, pare il nomignolo di un animale domestico, se proprio non si può scrivere Erdoğan, molto meglio traslitterare in Erdohan.

[Pubblicato su IstanbulAvrupa il 18 Giugno 2013]
[Risposta ad una domanda di Sandro Brusco su NoiseFromAmerika il 17 Giugno 2013]

Saturday, 15 June 2013

Tayyippuccio Scelebano e parricidi Tayyippisti

Analogamente agli eventi che si stanno svolgendo correntemente in Turchia, anche in Italia, nel dodicesimo anno della Repubblica e di potere democristiano, ci furono grandi proteste in tutte le città, che iniziarono da Genova e si estesero in tutto il paese. La scintilla fu ovviamente molto diversa, ma il problema di fondo era simile, una grande parte della società italiana, non una maggioranza ma numericamente consistente, riteneva, non a torto, che i democristiani governassero contro di loro, ed incapacitati dai risultati elettorali e dalle dinamiche politiche, ad un certo punto, magari non del tutto motu proprio, portarono in strada ed in piazza le loro rimostranze. I capoccia democristiani in quel frangente (Gronchi e Tambroni da un lato, ma soprattutto Andreotti, Spataro, Gonella, Scalfaro e tanti altri nel segno di Scelba dall’altro) mandarono loro contro la polizia Scelbana, o dovremmo dire Scelebana, ed i carabinieri, probabilmente altrettanto Scelebani se non peggio, ed il risultato furono morti e feriti in quantità per un paio di settimane, morti e feriti che portarono alle dimissioni del governo, ed influenzarono sensibilmente le dinamiche politiche precedentemente in atto, anche se fu un processo lento, tant’è che sul breve Scelba ritornò al Viminale, da dove riuscì a vedere addirittura sloggiare il suo capo nominale, Fanfani, che il 29 Marzo del 1961 se ne andò a casa dei Chigi, portandosi dietro baracca e burattini e spedendo definitivamente le feluche alla Farnesina.

Ma Recep Tayyip Erdoğan non è soltanto un Mario Scelba, perché anche se il Siciliano di ferro ha avuto una notevole influenza nel plasmare la società italiana del dopoguerra, la magnitudine di questa influenza non è paragonabile all’impatto che l’Istanbulita di Kasımpaşa sta avendo sui Turchi contemporanei.

Nella vicenda del Parco di Ghezi, a mio avviso, Erdoğan per un po’ ha perso la Trebisonda (confermando per una volta ad alcuni i propri stereotipi ingiusti e ingiustificabilmente razzisti nel vederlo come uno stupido Laz dannatamente fortunato), e visti i suoi stessi commenti su Mubarak e Assad, ha chiaramente fatto una malafiura cosmica, tra l’altro abbastanza gratuita nello specifico, perché quando il vertice esecutivo di un paese enorme come la Turchia rischia di appendersi per le palle impuntandosi su quello che fondamentalmente è un problema locale, uno si domanda giustamente se tutte le rotelle siano a posto, o se dare conto alle voci che insistono nel sostenere un suo tornaconto personale nella tentata speculazione immobiliare. Questo detto, a me ad oggi Tayyippuccio, se non Scelba, più che Mussolini o Hitler, ricorda la Thatcher, un capo del governo che prendendo decisioni e rischi importanti, ha cambiato un grande paese, ma che sul lungo andare si fece abbattere non dalle urne, ma dai suoi stessi commilitanti, perché il potere le aveva chiaramente dato alla testa. A vostra scelta “cumannari è megghiu ca futtiri”, o anche “the strongest poison ever known came from Caesar’s laurel crown”. Se i Turchi fossero come gli Italiani degli anni ’50 (quelli di oggi no, incapaci di gettare tra le macerie un monumento al fallimento come Berlusconi), i coltelli affilati sarebbero fuori da un pezzo, ma l’AKP riuscirà a compiere un parricidio rituale? Dopo aver visto Deniz Baykal portare a casa le cuoia dopo aver perso 4 elezioni, ne dubito, ma chissà, magari qualcuno mi vorrà sorprendere. Riusciranno i Tayyippisti a compiere quel parricidio, si spera ovviamente soltanto rituale, che i Kemalisti non sono mai riusciti a mettere in atto?

[pubblicato su IstanbulAvrupa il 15 Giugno 2013]

Thursday, 9 February 2012

Dalla Sicilia a Istanbul senza scalo


Per la prima volta la Sicilia partecipa nello stand dell'Enit all'Emitt di Istanbul, e per l'occasione l'assessore al Turismo siciliano, Daniele Tranchida, avrebbe dichiarato in conferenza stampa che per incrementare ed agevolare il flusso turistico tra la Turchia e la Sicilia si starebbero studiando delle iniziative per potenziare i collegamenti tra queste due aree, anche attraverso voli diretti, collegamenti attualmente sottodimensionati.

Leggere che anche la politica siciliana si rende finalmente conto che i collegamenti tra la Sicilia e la Turchia sono sottodimensionati, e che c'è bisogno di collegamenti diretti, è sinceramente molto interessante!

Ma è vero che i collegamenti tra la Sicilia e la Turchia sono sottodimensionati? Sì, è vero.

Proviamo ad analizzare la situazione con Istanbul.

Istanbul ha oltre 13 milioni di abitanti. Se aggiungiamo gli abitanti delle province di Kocaeli e Yalova, con le quali non c'è praticamente soluzione di continuità, siamo a 15 milioni. Il triplo della Sicilia.

Istanbul dovrebbe avere un PIL intorno ai 170 miliardi di Euro, e da un decennio, tranne che nel 2009, cresce di oltre il 10% annuo. Di nuovo, questo PIL è spannometricamente due volte e mezza quello Siciliano. Pro capite saremmo intorno ai 13 mila Euro, le famiglie turche però sono più grandi, per cui pro familia forse a Istanbul il PIL è già sui livelli di quello Siciliano. Il PIL pro capite di Kocaeli poi è probabilmente anche più alto di quello di Istanbul.

La distribuzione della ricchezza ad Istanbul è d'altra parte "peggiore" di quella Italiana o Siciliana. C'è meno classe media, più gente che fatica ad arrivare a fine mese, ed un gruppo di persone ricchissime, tant'è vero che le case più desiderate, gli yali, le ville sul Bosforo, generalmente non sono nemmeno lontanamente alla portata dei più strapagati giocatori di calcio o basket, stranieri o indigeni, manco in affitto.

Pur tenendo conto della "cattiva" distribuzione della ricchezza, Istanbul è talmente grande e popolosa che le persone che si potrebbero tranquillamente permettere una vacanza in Sicilia, a Istanbul sono milioni.

Dati i livelli qualitativi del settore turistico turco, ed il rapporto qualità prezzo, molti Turchi in Sicilia verrebbero purtroppo soltanto una volta. Anche se si possono tranquillamente permettere una vacanza in Sicilia dal punto di vista economico o culturale, in Turchia c'è un'offerta molto più ampia e molto più avanzata.

Se anche 3 milioni di persone venissero soltanto una volta, in 10 anni sarebbero 600k pax annui, cioé 1650 pax al giorno. Ci si riempono 5 voli A/R al giorno.

Ci sono delle ragioni indipendenti dalle (in)capacità delle classi dirigenti siciliane, per cui lo scenario dei 3 milioni di visitatori turchi in 10 anni è al momento irrealizzabile, la principale è la politica dei visti dell'Unione Europea. Per ottenere un visto Schengen un turco benestante deve presentare mezzo chilo di documentazione, pagare svariati balzelli, superare un'intervista, ed alla fine a volte glielo danno al massimo per 6 mesi, ma alcuni paesi europei (fortunatamente la Repubblica Italiana non è a quei livelli!) soltanto per le date del viaggio. La politica statunitense (se rispetti il primo visto, il secondo te lo danno per 5-10 anni) ha molto più senso.

Nonostante quanto sopra, per anni prendendo l'Istanbul-Palermo via Roma Fiumicino o Milano Malpensa, ho sempre notato un consistente numero (come minimo parecchie decine) di Turchi che andavano in vacanza in Sicilia.

Conosco decine di istanbuliti che sono andati in vacanza in Sicilia. Mi capita spessissimo di sentirmelo dire quando dico di essere Siciliano. Tra l'altro, in estate le principali testate giornalistiche nazionali sono attapanate di pubblicità per svariate destinazioni turistiche, e non manca mai la pubblicità di uno o due tour della Sicilia.

Mi pare onestamente impossibile affermare che un volo diretto Sicilia-Istanbul giornaliero non potrebbe essere sostenibile.

Credere, ed affermare, una cosa del genere nel 2012 è veramente incredibile.

Le rotte dirette, senza scali intermedi, per Istanbul ce le hanno oramai aeroporti come Genova Sestri Ponente, che nel 2011 pur andando bene ha fatto meno passeggeri di Trapani Birgi che è andato peggio delle aspettative per via della crisi libica, o di Torino Caselle, che fa 1 milione e passa di passeggeri in meno di Palermo Punta Raisi, oltre a Napoli e Bologna che sono il prossimo gradino a cui Palermo dovrebbe mirare, e che fanno meno passeggeri di Catania Fontanarossa.

Per fare un esempio vicino alla Sicilia, Malta ha un dodicesimo della popolazione siciliana ed un decimo del PIL Siciliano, ed i cittadini turchi hanno gli stessi problemi di visto per la Sicilia e per Malta, dato che sono entrambi paesi Schengen. Ciò nonostante, Malta riesce a sostenere un bisettimanale diretto in bassa stagione, offerto in code share da Air Malta e Turkish Airlines. Questo bisettimanale va avanti dal 1987, ed anzi, prima che Malta entrasse in Schengen, e cioé quando i cittadini turchi potevano recarsi a Malta molto più semplicemente, aveva una frequenza ben maggiore, soprattutto d'estate.

Se Malta riesce a sostenere un bisettimanale in bassa stagione, la Sicilia dovrebbe poter sostenere due giornalieri, forse anche tre.

In questo momento storico, la linea aerea con più probabilità di riuscire a sostenere con profitto voli diretti tra la Sicilia e Istanbul è Turkish Airlines.

Turkish Airlines sta da diversi anni comprando aerei ed aprendo rotte ovunque, ha un network enorme centrato su Istanbul, dato che ci sono un bel po di Siciliani che vanno per lavoro nel Golfo, in India, in Cina, nell'Asia Centrale, che magari con THY potrebbero risparmiare tempo e denaro.

Se la Sicilia vuole ambire a crescere, sia turisticamente che economicamente, deve ambire ad avere un collegamento diretto con Istanbul.

Si potrebbe anche iniziare con uno stagionale estivo, magari 4x da Catania Fontanarossa e 3x da Palermo Punta Raisi.

Da Palermo a Istanbul ci sono 850 miglia, e da Catania appena 773!

In bassa stagione una compagnia aerea ci rientrerebbe vendendo la rotta a 75 Euro per tratta e forse anche meno, dato che ad esempio Turkish Airlines in bassa stagione vende tranquillamente voli tra Istanbul ed Hatay, che sono 500 miglia, a partire da 25 Euro per tratta!

Ho creato una pagina facebook per popolarizzare e supportare l'idea che tra Sicilia e Istanbul ci possano essere collegamenti aerei diretti senza scalo, se volete supportare anche voi questa idea, ed avete un account facebook, vi prego di sottoscriverla anche voi: http://www.facebook.com/Sicily2Istanbul

Thursday, 8 December 2011

Le serie televisive turche

Nel 2010 la Turchia ha esportato 70 serie televisive in 20 paesi, perlopiù nel Medio Oriente, nei Balcani e nei paesi turanici, per un controvalore dichiarato di circa $50 milioni (che detto fra noi, sono pochi, ma si sa, come fanno la contabilità quelli che lavorano nell'intrattenimento, non la fa nessuno!).
Per dare un paio di esempi, le soap turche vengono usualmente trasmesse in Romania da Kanal D, che è parte della multinazionale turca Doğan, e nell'Hellade da Antenna (ANT1).
Il prezzo per episodio varia dai $500 ai $20000 per i mercati più grandi e le serie più richieste. 
L'esportatore più grande è Calinos, che ha sede a Taksim, e controlla quasi l'80% dell'export.
Il settore vive da alcuni anni un periodo di boom, dovuto soprattutto all'espansiano nel mercato dei paesi arabi, che ha portato ad una crescita costante nei budget e nella qualità dell'offerta.
Recentemente è stato annunciata una joint venture con degli investitori del Qatar per una serie in 30 episodi sulla conquista di Costantinopoli, che in totale dovrebbe contare su un budget hollywoodiano da $75 milioni!

Tuesday, 4 October 2011

La Turchia ed il gas russo

In un'intervista per Anadolu Ajansı, l'altro jeri il ministro per l'Energia e le Risorse Naturali turco, il Sig. Taner Yıldız, ha annunciato che la Turchia non prorogherà uno dei tre contratti per l'importazione di gas naturale dalla Russia.
La Turchia ha contratti in essere per forniture di gas in sovrabbondanza, quindi pure non estendendo questo contratto, le rimane abbastanza capacità disponibile, perlopiù dalla Russia, per passare in tranquillità l'inverno, ed anche oltre.
Il nocciolo della questione è proprio quello che i contratti con la Russia, che è di gran lunga il maggior fornitore turco, sono praticamente tutti importa o paghi, e già l'anno scorso la Turchia ha materialmente importato poco più della metà del gas che avrebbe potuto importare dalla Russia (e quindi avrà pagato una gran bella penale, se i Russi non le hanno fatto lo sconto).
Se l'annullamento di questo contratto (pari a circa il 20% della fornitura russa verso la Turchia) non dovesse avere ripercussioni sul resto della fornitura, non ci dovrebbero essere problemi particolari dal punto di vista della disponibilità necessaria, anzi, la Turchia rimarrebbe con un bel po' di fornitura di riserva disponibile, dato che praticamente un altro 20% (sul totale del 2011) della fornitura russa totale rimarrebbe non utilizzato. 
I prezzi del gas naturale in Turchia vengono riportati attualmente in aumento di oltre il 14%, che però a ben vedere alla fine non è male, se non avessero infatti annullato quel contratto, probabilmente non sarebbe bastato un aumento del 14%, ce ne sarebbe stato bisogno di uno del 30% almeno, e per via della natura importa o paghi, sarebbe stato utilizzato semplicemente per garantirsi capacità, cosa che in questo momento non sembra particolarmente necessaria.
Per quanto riguarda la capacità iraniana al momento dovrebbe essere pari a meno del 25% della capacità russa, per cui ad oggi è impossibile annullare tutti i contratti con la Russia per spostarli con l'Iran. La Turchia ha chiaramente un problema di iperdipendenza verso la Russia, per cui la scelta logica, dovendo annullare qualche contratto di fornitura, era proprio quello di annullare il contratto russo, i Russi probabilmente lo capiranno e faranno buon viso a cattivo gioco, sperando di poter rivendere lo stesso gas più in là, fra qualche anno, magari ad un prezzo anche maggiore.

Thursday, 14 April 2011

Re: Veli e Polemiche

[in risposta a Veli e Polemiche di Marta Ottaviani]

Cara Marta,
probabilmente abbiamo fonti molto diverse, perché a me l'avevano raccontata in modo molto differente, ed ad un primo sguardo ai giornali Turchi, mi sembra confermino le mie fonti.
La figlia di Tayyippuccio, che si chiama Sümeyye, non Sürreyya, è andata a teatro con un nutrito gruppo di persone, tra cui se non ho capito male anche la cognata, a vedere una performance che conteneva alcuni momenti abbastanza "spinti". Tra l'altro non era una Prima, per cui si sapeva della presenza di questi momenti. Proprio nel momento in cui gli attori erano impegnati nei momenti "spinti", sembra che la Signorina si sia alzata, insieme ad altre 150 persone, e se ne siano andati tutti, lasciando sbigottiti non soltanto il resto degli spettatori, ma anche gli attori, che possibilmente non avevano idea di chi fosse.
Leggevo che la Signorina, o chi per lei, si sarebbe giustificata affermando che uno degli attori, impegnato in un momento "spinto", le avrebbe fatto l'occhiolino.
Per come la vedo io, non è impossibile pensare che si possa essere trattato di un incidente programmato ed organizzato. A quanto pare infatti buona parte delle 150 persone che se ne sono andate erano cadetti di una scuola di polizia. A me pare proprio sia possibile che si tratti di un incidente creato appositamente dalla fervida immaginazione di qualche spin doctor, preparato a tavolino, con la partecipazione probabilmente obbligata di un gruppo di "non plaudite cives".
Electiones propinqui sunt!

P.S.:
Fonti in Inglese:

A quanto pare la fonte originale in Turco potrebbe essere Radikal.


Friday, 4 June 2010

L’assassinio del Vescovo Luigi Padovese ad Alessandretta

Dalla Provincia di Hatay sta in queste ore giungendo in Sicilia come nel resto della Repubblica Italiana la triste notizia dell’assassinio del Vescovo di Hatay, Monsignor Luigi Padovese, che era tra l’altro anche il Vicario Apostolico per l’Anatolia, oltre che a capo della Conferenza Episcopale Turca.

Monsignor Padovese, francescano cappuccino, secondo le prime notizie sarebbe morto in seguito ad un accoltellamento avvenuto mentre sedeva nel giardino della sua casa in località Karaağaç (“Olmo”, letteralmente “Albero Nero”), nei pressi di Iskenderun (“Alessandretta”), da parte si sospetta del suo autista, il Sig. Murat Altun, di etnia Curda, proveniente dal villaggio Tavuklu (“Gallinara”) nel Comune di Ömerli (“Omerico”) in Provincia di Mardin, il quale sembra soffrisse di turbe psicologiche e che fosse recentemente finito in depressione, ed a quanto pare sembra che lo stesso Mons. Padovese stesse pagando le cure mediche del caso.

Sembra che il Sig. Altun fosse stato anche ricoverato recentemente in ospedale, il 28 Maggio, e che sia il padre del principale sospetto, il Sig. Ferhan Altun, che un fratello ed un cognato abbiano lavorato o lavorino per la Chiesa Cattolica. Dalle prime notizie sembra anche che il Sig. Murat Altun possa essere anch’egli un fedele cattolico.

La dinamica del delitto sembrerebbe piuttosto cruenta, l‘assassino avrebbe infatti tagliato la gola del Monsignore, come ad un agnello sacrificale. Sempre secondo le prime frammentarie notizie, sembra che la polizia abbia catturato il principale sospettato con l’arma del delitto ancora addosso.

Sia fonti Vaticane che della chiesa locale si sono precipitate a sottolineare che al momento sono da escludere motivazioni politiche o collegate alle recenti tensioni che hanno coinvolto la Turchia con Israele.

Le prime notizie dalle fonti giornalistiche turche farebbero però ritenere che la polizia turca avrebbe inizialmente sospettato una possibile motivazione politica, ma dopo aver iniziato ad interrogare il Sig. Altun, sembra che questa pista si sia per il momento raffreddata. Le indagini sono immediatamente state avocate dai più alti livelli dell’autorità di polizia locale, sono condotte infatti, oltre che dal Prefetto di Hatay, anche dal Capo della Polizia di Hatay Ragıp Kılıç.

Il Prefetto di Hatay, il Sig. Mehmet Celalettin Lekesiz, ha rapidamente contattato l’Ambasciatore Italiana, il Sig. Carlo Marsili, comunicandogli altresì la cattura del principale sospettato ed informandolo sull’interrogatorio attualmente in corso da parte della polizia turca.

Monsignor Padovese era giusto in procinto di recarsi a Cipro, dove avrebbe dovuto incontrare Papa Benedetto XVI, nel corso di una imminente visita papale che avrebbe dovuto iniziare proprio domani Venerdì 4 Giugno.

Monsignor Padovese, Milanese, nato nel 1947, titolare della cattedra di Patristica alla Pontificia Università Antonianum, l’università dei Frati minori a Roma, era un dichiarato sostenitore dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, ed aveva infatti guidato l’ingresso della Conferenza Episcopale Turca nel Consiglio delle conferenza episcopali europee, la sua prematura dipartita lascia invece incompiuto l’obiettivo di ottenere una personalità giuridica per la Chiesa Cattolica Apostolica Romana in Turchia.

La notizia è stata prontamente rilanciata da tutti i principale media turchi, dove in molti casi ha rimpiazzato almeno temporaneamente come prima notizia l’arrivo all’aeroporto di Istanbul dell’equipaggio della Mavi Marmara.

Questa settimana siamo per motivi familiari ad Antiochia, dove risiedono i miei suoceri e proprio jeri mattina con mia moglie siamo andati in Prefettura per farci firmare dei documenti dal locale Prefetto, il Sig. Mehmet Celalettin Lekesiz, il quale in uno Stato organizzato in maniera centralista come la Turchia riveste anche la carica di governatore della Provincia, che caso piuttosto raro in Turchia, non prende il nome dal capoluogo, Antiochia appunto, ma mantiene l’ancestrale toponimo di Hatay perché quello era il nome utilizzato dall’omonima repubblica indipendente che nel 1939 decise con un referendum di essere incorporata nella Repubblica Turca.

Thursday, 28 January 2010

Ma che fine hanno fatto i Turchi del Palermo?

Tra il 1950 ed il 1962 tra i tanti stranieri che vestirono il rosanero del Palermo, vennero acquistati ben tre giocatori Turchi.

Il primo, raccomandato addirittura da quello che viene spesso considerato, probabilmente a ragione, il più grande giocatore che abbia mai vestito le maglie della nazionale Italiana, Giuseppe Meazza, che lo aveva conosciuto nell'immediato dopoguerra per via del suo ruolo di allenatore del Beşiktaş, fu Şükrü Gülesin (sciucriù ghiulesìn), Istanbulita purosangue, leggendario centravanti di sfondamento del Palermo nel 1950/51 (13 goal) e nel 1952/53 (7 goal).

Şükrü bey, che prima di approdare in Sicilia aveva guidato il Beşiktaş alla conquista di ben 6 titoli in 7 anni (e l'unico anno mancante, lui giocava altrove), e che giocò anche una stagione nella Lazio, con la quale mise a segno 16 goal nel 1951/52, nel 1953 ormai trentenne se ne tornò in Turchia, nella sua amata Istanbul, dove finì la carriera militando ironicamente nelle fila del Galatasaray (tra l'altro riuscendo a vincere il campionato nel suo ultimo anno da professionista), e dove purtroppo morì di infarto appena cinquantacinquenne nel 1977, non prima però di essere finito nel Guinness dei primati per aver segnato ben 32 volte in carriera direttamente da calcio d'angolo!

Vera e propria stella del calcio Turco negli anni '40, Şükrü giocò, e segnò, anche alle Olimpiadi di Londra del 1948, dove la sua nazionale arrivò quinta, e guidò la Turchia alla conquista della qualificazione ai mondiali del 1950, conquistata distruggendo ad Ankara la Siria, che all'epoca era inserita nei gironi di qualificazioni Europei, in un incontro arbitrato dall'Italiano Antonio Gamba e finito 7 a 0. Ironia della sorte, la Federazione Turca fu costretta a rinunciare alla partecipazione al mondiale in Brasile, così come rinunciò la Scozia, e come addirittura rinunciarono le altre due nazionali Europee chiamate a sostituirle, la Francia ed il Portogallo, cosi come rinunciò anche l'India, celebremente perché la FIFA si rifiutò di permettere ai giocatori Indiani di giocare a piedi nudi, cosicché la Coppa Rimet fu contesa soltanto da 13 squadre, ed il nostro Şükrü perse l'occasione di giocare ai mondiali. Quattro anni più tardi la Turchia, magistralmente guidata dal Piacentino Sandro Puppo, che in carriera si tolse lo sfizio di guidare squadre come la Juventus ed il Barcellona, si qualificò nuovamente, questa volta ai danni della ben più quotata Spagna, eliminata a Roma dopo uno dei più drammatici spareggi della storia del calcio europeo, arbitrato ancora una volta da un Italiano, Giovanni Bernardi, ma il treno per Şükrü, oramai sulla via del tramonto, era ormai passato.

Ai mondiali Svizzeri del 1954 partecipò invece il secondo dei Turchi del Palermo, Bülent Eken (biulènt ekèn), altro Istanbulita, difensore approdato alla Salernitana dal Galatasaray nel 1950/51, che stranamente vestì le maglie rosanero per 17 volte proprio in quella stagione, il 1951/52, in cui Şükrü Gülesin vestì le maglie biancazzurre della Lazio. Tornato in Turchia al Galatasaray, vinse insieme a Şükrü il campionato del 1954/55, dopodichè a fine carriera divenne allenatore, arrivando ad allenare per oltre un anno la nazionale Turca negli anni '60, poco prima del ritorno di Sandro Puppo.

Il buon Bülent bey, che inşallah (insciallà) dovrebbe essere ancora vivo e vegeto, era un coetaneo di Şükrü, con il quale aveva condiviso l'avventura Londinese, ma pare che per renderlo più appetibile agli occhi dei possibili acquirenti Italiani, gli avessero tolto un lustro dai documenti anagrafici, ma all'epoca, si sa, era costume diffuso.

Il terzo giocatore Turco ad indossare la maglia rosanero, Metin Oktay (metìn oktài), è un po un enigma, e probabilmente la ragione per la quale il Palermo smise di cercare giocatori sul Bosforo. Mentre Şükrü Gülesin fu una delle grandi stelle del Beşiktaş, lo Smirniota Metin bey è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi del Galatasaray. Profilico attaccante, segnò in carriera qualcosa come 635 goal, di cui ben 354 in campionati di prima divisione e 19 in nazionale, in sole 36 apparenze, una media goal ottima a livello internazionale. Capocannoniere nei campionati Turchi per ben 10 stagioni, riuscì a diventare re del goal per ben 7 volte nell'arco di 8 stagioni. Indovinate dove giocava nell'unica stagione mancante, nell'unico grande fallimento della sua gloriosa carriera? Nel Palermo. Nel 1961/62 Metin realizzò infatti appena 3 goal durante le sue 12 presenze in maglia rosanero.

In realtà che qualcosa potesse non andare bene si sarebbe potuto immaginare, d'altronde Metin era balzato agli onori della cronaca per il divorzio concesso alla moglie Oya Sarı (òya sàre) per aver rotto la promessa di tornare a giocare nella squadra della comune città natale, l'İzmirspor, preferendo un ricco contratto ad Istanbul sia all'amore muliebre che a quello della squadra di calcio per la quale tifava da bambino. Probabilmente più che il denaro, dato che probabilmente a Palermo avrebbe guadagnato ancora di più, Metin si era innamorato sia Istanbul che soprattuto del Galatasaray, che in Turchia chiamano tutti Cimbom (gimbòm). I colori giallorossi gli erano entrati nel sangue, e con la tifoseria della squadra giallorossa Metin creò un legame unico, rinsaldato da una di quelle capacità che trasformano in idoli agli occhi delle tifoserie di tutto il mondo, la sua incredibile abilità di segnare durante i derby. Metin segnò infatti ben 13 goal ai cugini del Beşiktaş, e divenne l'autentica bestia nera dei rivali d'oltrebosforo, i gialloblù del Fenerbahçe, ai quali segnò in carriera ben 19 goal, guadagnandosi il soprannome di taçsız Kral (tacjsìz cràl), vero e proprio Re senza corona della sterminata tifoseria Cimbom.

Metin morì in un tragico incidente automobilistico nella sua patria adottiva Istanbul nel 1991, riposa proprio di fronte alle maestosa mura Costantinopolite, ed ogni anno nell'anniversario della sua morte i giocatori ed i tifosi del Galatasaray si recano in pellegrinaggio alla sua tomba. Il club gli ha dedicato il proprio centro sportivo d'allenamento a Florya, un bellissimo quartiere sul mare a due passi dall'aeroporto internazionale Kemal Atatürk, mentre i tifosi gli hanno dedicato un grazioso e commovente sito, in rosanero!

Monday, 11 January 2010

Siciliani in viaggio: un giorno in frontiera tra Grecia e Turchia

Uno giorno d’agosto di qualche anno fa, più per caso e per curiosità personale che per necessità, sono stato testimone ed in un certo qual modo, protagonista di una peculiare vicenda burocratica, di cui racconterò ampiamente nei paragrafi a venire; prima di continuare, però, caveat, invito sin da subito e con veemenza tutti coloro ai quali venisse in testa di provare ad emulare quanto verrà raccontato a desistere: non provateci nemmeno!

Mi ero recato alla frontiera tra la Turchia e la Grecia per accompagnare in Hellade mio fratello e mia sorella, Siciliani anch’essi ovviamente, ed il di lei futuro marito, Reggino (almeno Siculofono quindi!), con i quali tra fine luglio ed inizio agosto avevamo fatto un viaggio da Reggio Calabria (in realtà io ero partito qualche ora prima da Erice) ad Antiochia, con fermate più o meno lunghe ad Istanbul, Göreme (in Cappadocia) ed Arsuz (l’Issos di Macedonica memoria).

L’auto (una Kia Sportage 2000cc cabrio benzina rossa, unica nota negativa i 9 km ad Euro di media lungo i 5,500 km per i quali ho fatto parte dell’equipaggio) era stata registrata nel mio passaporto, ragion per cui dovevo farmi timbrare l’uscita dalla Turchia, ma non volevo arrivare alla frontiera Hellenica, per ragioni che saranno chiare successivamente. Ingenuamente ho fatto partecipe di questo mio desiderio l’incaricato alla frontiera turca, che mi ha esplicitamente intimato di arrivare alla frontiera Greca perché nessuno degli altri tre passeggeri aveva una delega a condurre.

Se non gli avessi detto nulla, avrei potuto tranquillamente scendere dalla macchina in terra di nessuno, salutare tutti e tornarmene indietro, anche perché ai Greci (e questo anche per via di esperienze precedenti), sembra che di deleghe a condurre di un mezzo con targa UE non gliene importi proprio nulla. Una volta costretto, ho guidato fino alla frontiera Greca, ho lasciato l’auto ai miei compagni di viaggio, e me ne sono tornato a piedi (attraversando la frontiera a piedi, gli Helleni non mi hanno nemmeno fermato per controllare i documenti, come prima con l’auto, quando ci avevano soltanto chiesto se avevamo a bordo sigarette o alcool).

Sapevo però di avere un appuntamento con il destino, che nel mio caso si chiamava Yoryos (Giorgio). Questo bel ragazzo di Thessaloniki di nemmeno vent’anni, alto, magro, biondo e con gli occhi azzurri, che avrebbe tranquillamente potuto ottenere la parte di protagonista di qualche film su di Alessandro il Grande, era di guardia sul penultimo posto di guardia Greco prima del ponte sull’Evros. Sapevo che i suoi ordini erano quelli di impedirmi il passaggio del ponte, che per chissà quale astruso motivo non può essere attraversato a piedi, ma fingendo innocenza ed ignoranza mi sono avventurato fino alla sua cabina, sperando chiudesse un occhio o che mi lasciasse inavvertitamente passare.

Il povero Yoryos, provato dalla completa solitudine del suo compito, non vedeva invece l’ora di beccare un povero cristo con cui imbastire un po’ di conversazione per rompere la monotonia dei turni di guardia. Siamo stati tre quarti d’ora a conversare del più e del meno, perlopiù nel suo stentato ma non sottovalutabile inglese, e devo dire che alla fine mi stava pure simpatico, ed avrei trovato la cosa pure piacevole se non fossimo stati sotto un torrido sole ad un centinaio di metri da un’irraggiungibile meta.

Yoryos è un soldato di leva, sottoposto ad una corvée non proprio attraente: turni di guardia solitaria di 3 ore, intervallati da turni di 6 ore di esercitazione o lavoro in caserma, con 6 ore di sonno ogni 18 ore di servizio. Fortunatamente dopo una mezz’ora passata a parlare del più o del meno si è offerto di aiutarmi a trovare un passaggio, e si è messo a fermare i rari automezzi che passavano. Ce ne fosse stato uno con un posto disponibile! Alla fine ha beccato l’asso di briscola in un gentile camionista Turco alla guida di un enorme TIR della Omsan (uno dei giganti della logistica Turca), grazie al quale sono riuscito finalmente ad attraversare il maledettissimo ponte.

Conversando con Yoryos sul ciglio della strada, mi sono accorto che una delle auto che avevano attraversato il ponte dirette alla frontiera Turca, occupata da tre ragazzi sulla ventina o poco meno, mostrava una bella targa italiana, così quando, ormai all’interno della nuovissima stazione di frontiera Turca (la vecchia è stata in pratica spianata), li ho visti in fila mi sono avvicinato per vedere se riuscivo a trovarmi un passaggio per Istanbul.

La mia speranza è sfumata quando ho visto che l’auto era stracarica, per cui una volta che c’ero ne ho approfittato per scambiare due chiacchere in Italiano: i tipi erano Milanesi. Stavo per andarmene per la mia strada, quando ho visto sul cruscotto tre carte d’identità, e mi è suonata una campanella in testa. Ora avrei potuto andarmene tranquillamente per la mia strada, e magari mettermi a cercare un altro passaggio, ma da buon Siciliano ho voluto compiere la mia buona azione quotidiana, ed ho chiesto al ragazzo alla guida se aveva portato con se il passaporto.

Due dei tre mi hanno risposto all’unisono che la guida Lonely Planet affermava che per entrare in Turchia non ci fosse necessità del passaporto, ma che bastasse la sola carta d’identità, al che gli ho dovuto raccontare la triste verità, e che cioé senza passaporto non potevano importare temporaneamente l’auto; ho consigliato loro inoltre di parcheggiare l’auto, dacché prima di entrare avrebbero dovuto andare ad acquistare i necessari visti!

Dopo essere andato a farmi timbrare il passaporto per rientrare in Turchia, ed essermi sorbito l’occhiataccia del poliziotto per il fatto che stavo rientrando il giorno stesso la mia uscita dal paese, mi sono accorto che i tre ragazzi milanesi erano piuttosto spaesati, ragion per cui mi sono offerto di guidarli nei meandri della burocrazia turca.

Altro che buon Samaritano, quello sulla strada da Gerusalemme a Gerico, anche lui Siculo in viaggio doveva essere!

Siamo entrati nell’ufficio doganale, dove ho attratto l’attenzione di un impiegato, al quale ho spiegato nel mio Turco stentato la situazione; il tipo ci ha riflettuto sopra, ed alla fine, incredibilmente, si è offerto di fare entrare l’auto con la sola carta d’identità del proprietario.

Ci credereste ora se vi dicessi che nessuno dei tre era proprietario dell’auto, e che non si erano portati dietro uno straccio di delega a condurre? A questo punto mi sono messo d’impegno ed ho spiegato la cosa al tipo (o almeno credo di esserci riuscito), il quale mi ha offerto un’altra scappatoia: se gli facevamo avere un fax con la delega a condurre e la carta d’identità del proprietario, ci avrebbe messo una buona parola lui con il direttore per far entrare l’auto in spregio a tutta la normativa vigente.

Ripensandoci, chissà se questo funzionario non avesse antenati Siculi anche lui!

A questo punto però ci credereste ora se vi dicessi che nessuno dei tre conosceva il proprietario dell’auto? L’auto era intestata ad una signora che a quanto pare era l’ex datrice di lavoro del padre di uno dei ragazzi, padre a cui l’auto era stata venduta da pochissimo tempo, tanto che la cosa non risultava ovviamente nel libretto. Anche il padre, poi, volendo, dare un’auto appena comprata e materialmente senza documenti al figlio per andare a fare un viaggio di migliaia di chilometri attraverso almeno tre distinti paesi …

Miracolosamente tra i vari documenti i ragazzi hanno trovato una registrazione al PRA al nome del summenzionato padre, il quale dopo circa due ore (nel frattempo abbiamo pranzato in un ristorantino nel duty-free annesso alla stazione di frontiera) è riuscito ad inviare un fax con una delega a condurre in Inglese (ci credereste che una sua collega l’aveva sottomano perché una sua figlia aveva fatto la stessa intelligentissima cosa tempo addietro? Tutte cime i genitori Padani? O semplice disabitudine all’oppressione burocratica?) e la sua carta d’identità, dopodiché sono riuscito a far passare il documento del PRA come parte integrante del libretto di circolazione (una bianca bugia diremmo in Inglese), ed alla fine il funzionario si è convinto ad alzare un telefono rosso fuoco ed a farci rilasciare tutte le necessarie autorizzazioni.

Quasi tutte … ai ragazzi mancava ancora il visto!!!

Credevo di averle viste tutte, ma questa ancora mi mancava: quando si entra in Turchia con la carta d’identità, i Turchi appendono il visto sopra un foglietto di carta bianco, sul quale vengono stampati i timbri di entrata ed uscita. A quanto pare al funzionario delegato alla vendita dei visti erano finiti i fogli bianchi (o gli era andato il pranzo di traverso, o proprio gli stavamo antipatici, chi lo sa?), ed ha appeso i visti sulle carte d’identità. Cose mai viste! Basito, ho accompagnato i tre ragazzi dal poliziotto dell’occhiataccia, avvertendoli della stranezza, ed infatti il tipo di fronte a quelle tre carte d’identità con visto prima ha sacramentato in Turco, poi intravedendomi alle loro spalle mi ha rinnovato l’occhiataccia, è uscito fuori dal suo chiosco ed ha preteso il mio passaporto.

Ho messo su una faccia angelica mentre lui controllava se per caso non fossi ricercato per un qualsivoglia reato, non trovando nulla su cui appigliarsi mi ha restituito il passaporto, ma non ha ovviamente bollato le carte d’identità dei tre ragazzi, ordinando a me di portarli dal suo superiore nel chiosco accanto, che però era vuoto. A questo punto siamo tornati nuovamente dal funzionario ai visti, con il quale ci siamo semplicemente presi a maleparole (colpa anche mia, non ricordo mai il termine turco per “foglio di carta bianco“, e lui non aveva idea di cosa fosse un paper), ed alla fine ci siamo imbattuti nel superiore del poliziotto dell’occhiataccia.

Il tipo, probabilmente settuagenario, ha sacramentato a sua volta per l’assurdità dei tre visti appiccicati sulle carte d’identità, ma fortunatamente ha tirato fuori tre foglietti bianchi su cui ha trasferito i tre visti (slinguandoli), che ha poi provveduto a bollare. A questo punto abbiamo acquistato il visto per l’auto, e fortunatamente il responsabile stava ancora aspettando l’italiano con la carta d’identità (AKA il Milanese con il papà un po sbadato), e finalmente siamo riusciti ad uscire da quella trappola.

I tre Milanesi avevano oramai fatto un punto d’onore del dovermi accompagnare ad Istanbul, per cui ci siamo divisi il carico in una maniera differente (ho viaggiato abbracciato ad materassino argentato), ma alla fine ad Istanbul a casa della mia amorevolissima e preoccupatissima futura moglie gli ho potuto offrire un bel (?!) caffé espresso fatto con una macchina a pistone che avevamo prestato due anni addietro a degli amici Turchi e che ci era stata restituita giusto qualche giorno prima, ma questa è un’altra storia…

P.S.: mi ripeto, non provate ad importare temporaneamente in Turchia un mezzo senza passaporto e delega a condurre, la storia appena raccontata rimane nell’ambito delle esperienze eccezionali, qualunque poliziotto turco, con la cena di traverso o anche soltanto rompicoglioni, e a conoscenza delle convenzioni internazionali avrebbe potuto trovare mille pretesti per sequestrare o confiscare anche soltanto temporaneamente l’auto una volta in Turchia.

Chi entra in Turchia con un’automobile (o una moto) deve portarsi appresso il passaporto per segnare l’importazione temporanea del mezzo, ed il mezzo deve essere di sua proprietà o deve possedere una delega a condurre lo stesso firmata dal proprietario ed autenticata ufficialmente (da un notaio o da un pubblico ufficiale, io mi rivolgo solitamente alla delegazione municipale più vicina).

Fortunatamente la conoscenza dei trattati internazionali non è proprio il forte dei poliziotti turchi (probabilmente nemmeno di quelli di tutte le genti del bel paese là dove ‘l sì suona), i quali un centinaio di chilometri prima di Istanbul ci hanno fermato e ci hanno fatto una multa di 41 milioni di lire Turche (20 Euro!). Perché, vi chiederete voi? Presto detto, il ragazzo alla guida aveva acceso le luci, la cosa aveva attratto inevitabilmente l’attenzione di una coppia di poliziotti (perché mai tiene le luci accese di giorno si saranno chiesti), ed uno dei due si è accorto che una delle luci anabbaglianti era rotta, il resto è storia …

P.P.S.: caveat finale, non sono un avvocato, sopra ho raccontato di un’esperienza accaduta qualche anno addietro, non è assolutamente detto che nel frattempo le leggi non siano già cambiate due o tre volte, o che anche all’epoca venissero interpretate erroneamente da alcuni o da tutti gli attori, per cui informatevi sempre personalmente, prima di partire per un viaggio in auto o in moto all’estero, sullo stato dell’arte legislativo e su quali siano le normative valide per il momento.

A ben pensarci è incredibile come i cittadini elettori permettano che i vari Stati facciano a gare nell’introdurre sempre nuove leggi, circolari, regolamenti, scartoffie, ma d’altronde et corruptissima re pubblica plurimae leges.

[Pubblicato su BlogSicilia]

Thursday, 2 April 2009

Etimologia di Türkiye

I Turchi chiamano il proprio paese "Türkiye".

Quello che non molti sanno, sia tra i Turchi che tra gli Italiani, e' che
"Türkiye" viene dall'Italiano "Turchia": quando Mustafa Kemal ed i suoi compagni cercarono di fondare uno stato Turco sulle ceneri dello stato Ottomano, lo chiamarono inizialmente "Türkiya", termine ottomano prestito linguistico dall'Italiano (vedi ad esempio [1], [2], [3], [4], [5], [6] o tante altre fonti facilmente reperibili).

La normalizzazione eufonica dell'ultima vocale avvenne poco prima della pubblicazione della prima costituzione qualche anno piu' tardi (dopo o durante il 1923).

Tra l'altro, nel suo significato originale (del XIX secolo), Turchia in Italiano indicava sia l'Anatolia che la fascia dei Balcani a sud e nord della via Egnatia (in pratica Albania, Grecia settentrionale, Macedonia, Rodopi e Tracia), tutti territori in cui fino al principio del XX secolo la maggioranza della popolazione era appunto di etnia Turca e/o religione musulmana.

Il neolatinismo "Turchia" usato in Italia nel XIX secolo, proveniva a sua volta dall'Italiano rinascimentale (probabilmente medievale), che pero' non era usato per definire quella che noi chiamiamo Turchia.

Infatti, veniva dall'Arabo "ad Dawlat at Turkiyyat" (molto affine al Turco odierno "Türkiye devleti", "Lo Stato Turco"), che altri non era che il nome ufficiale del Sultanato Mamelucco in Egitto.

In origine, quindi, la parola "Turchia" indicava l'Egitto!

Nell'Italiano contemporaneo e' rimasta qualche vestigia, come ad esempio il fatto che il mais si chiami "Grano Turco", esattamente come in Turco si chiama "Mısır" (che significa appunto "Egitto") perche' appunto dopo l'introduzione del mais nel bacino mediterraneo, l'Egitto era presto diventato il maggior esportatore.

Saturday, 15 October 2005

Re: Stipendi nel settore informatico .. in Turchia

(originally published on it.lavoro.informatica the 15th October 2005)

Scorrendo la tabella lo specialista DB è tra 2200€-2750€ lo specialista Data Mining 2150€-2750€, il DBA tra 900€ e 3050€. Diverse le cose da notare: in primis, in Turchia le posizioni nell'ambito IT sono piuttosto ben delineate, con compiti e responsabilità abbastanza standard, e però la traduzione dei termini è mia (per DBA è letterale in realtà). Dopo di che, però, il fatto che le forchette tra stipendi minimi e massimi per le prime due figure siano piuttosto ridotte, mentre per la terza è molto più ampia, fa ritenere che sia possibile che la terza sia in realtà una denominazione più generica, e dato che ho ordinato per stipendio minimo, si trova più in basso, mentre se avessi ordinato per stipendio massimo avrebbe sicuramente scalato qualche posizione. Infine, da risottolineare che non ho contezza di calcoli medi, le cifre date parlavano di estremi (e per esperienza diretta, almeno ad Istanbul sono sostanzialmente corrette), è una sorta di ricerca standard che esce anno per anno, il mio intento nel riportare la tabella era anche per dare uno spunto di riflessione sul mercato del lavoro Italiano.

Stipendi nel settore informatico .. in Turchia

(originally published on it.lavoro.informatica the 15th October 2005)

Per la serie, il settore informatico in Turchia, ecco una gran bella tabella (fonte IT-Business Weekly, l'ho semplicemente tradotta e translata in Euro), con gli stipendi netti mensili (per l'annuale andrebbe moltiplicato per 12) per le varie figure del settore informatico in Turchia. Si parla di posizioni permanenti, equivalenti al nostro TI, in Turchia si può licenziare ad libidum, basta pagare una penalità a seconda dell'anzianità di servizio del dipendente, per cui non c'è bisogno di co.co.pro, p.iva et similia, a meno che uno non sia un vero professionista (e si faccia pagare ed agisca da tale).
La tabella va letta così: nella prima colonna, stipendio minimo per la figura, nella seconda, stipendio massimo, nella terza variazione percentuale dello stipendio minimo negli ultimi 10 mesi in Euro rispetto a quelli dell'anno passato, nella quarta (tra parentesi) la variazione percentuale in valuta locale (si è apprezzata nel frattempo di circa l'11% verso l'Euro), nella quinta la figura a cui si riferiscono i dati.

3350€ 6150€ 22,1% (10,0%) Coordinatore IT
2200€ 3700€ 33,3% (20,0%) Responsabile della Sicurezza
2200€ 3700€ 33,3% (20,0%) Direttore CRM
2200€ 2750€ 99,9% (80,0%) Specialista DB
2150€ 4650€ 29,6% (16,7%) Specialista R&D
2150€ 2750€ 94,3% (75,0%) Specialista Data Mining
2150€ 3350€ 29,6% (16,7%) Specialista automazione industriale
2150€ 3200€ 94,3% (75,0%) Ingegnere Informatico
2100€ 2800€ 51,0% (36,0%) Ingegnere Microelettronico
1850€ 5500€ 33,3% (20,0%) Dirigente Sistemi informativi
1850€ 3350€ 11,0% (00,0%) Programmatore Sistemi Esperti
1850€ 3350€ 33,3% (20,0%) Ingegnere di Rete
1850€ 2750€ 33,3% (20,0%) Specialista CRM
1850€ 2750€ 33,3% (20,0%) Specialista E-Learning
1700€ 2450€ 107,3% (86,7%) Specialista Billing
1700€ 3700€ 24,4% (12,0%) Consulente SAP
1550€ 2750€ 58,6% (42,9%) Analista Programmatore
1550€ 2800€ 38,8% (25,0%) Amministratore di Sistema
1550€ 3350€ 38,8% (25,0%) Amministratore di Rete
1450€ 2200€ 33,3% (20,0%) Specialista in Biotecnologia
1450€ 2650€ 33,3% (20,0%) Specialista ERP
1350€ 3350€ 22,1% (10,0%) Specialista test software
1250€ 2750€ 48,1% (33,3%) Supporto PC (II e III livello)
1250€ 2150€ 30,6% (17,6%) Analista di Sistema
900€ 3050€ 66,6% (50,0%) DBA
600€ 1050€ 23,4% (11,1%) Operatore di Sistema
600€ 1550€ 11,0% (0,00%) Progettista Web
550€ 1250€ 33,3% (20,0%) Ingegnere Informatico neolaureato
500€ 750€ 48,1% (33,3%) Altri Neolaureati
450€ 900€ 11,0% (00,0%) Supporto Tecnico (I livello)

Note:
- le figure di entrata, soprattutto se si considerano la parte bassa della forchetta, hanno stipendi piuttosto bassi rispetto ai nostri, mentre mano mano che ci si specializza e si diventa esperti in determinate aree, la distanza diminuisce e probabilmente in certe posizioni è praticamente nulla (spesso probabilmente a vantaggio economico dei colleghi Turchi).
- negli ultimi 10 mesi gli stipendi minimi hanno avuto tutti aumenti in doppia cifra percentuale (per i massimi era lo stesso, c'è da ritenere che anche per la media, di cui purtroppo non ho contezza, debba essere successo qualcosa di simile)

Considerazione:
Il PIL pro-capite Turco è circa di un ordine di grandezza inferiore rispetto a quello Italiano; pur considerando diverse attenuanti, come ad esempio il fatto che il costo del lavoro in Turchia è immensamente più basso (probabilmente il 50% delle cifre in tabella è pagato in nero, pratica comunissima nelle imprese Turche, i cui manager preferiscono di gran lunga pagare in nero i propri lavoratori piuttosto che pagare le tasse), o come il fatto che la maggior parte dell'IT in Turchia è concentrato ad Istanbul, area che ha un PIL pro capite meno distante del nostro (ma pur sempre nettamente inferiore), o come l'ovvia considerazione che mentre noi siamo in quasi recessione, loro hanno vissuto un triennio di crescita molto sostenuta, anche a doppia cifra, resta sempre il dato di fondo che gli stipendi nel settore informatico nei due paesi sono troppo simili, nonostante dati macroeconomici assoluti incredibilmente differenti, per non saltare alla conclusione che in uno dei due mercati del lavoro c'è qualcosa che non va: o è drogato quello Turco, o è malato quello Italiano.

Saturday, 7 May 2005

Lavoro in Turchia 3

(originally published on it.lavoro.informatica the 6th May 2005)

Uno straniero che volesse lavorare a Istanbul ha davanti a se meno strade aperte, rispetto a un locale.
In primis ci sono i problemi dovuti alla lingua e ai permessi di soggiorno.
Se quello che vi spinge ad Istanbul non sono i soldi, non volete lavorare nell'informatica e vi accontentate di sopravvivere, problemi particolari non ne dovreste avere.
In giro per la città di personale non Turco se ne vede parecchio, soprattutto nei lavori di bassa forza, e più sporadicamente nel settore turistico o commerciale.
Si vedono molti giovani docenti di lingua Inglese, richiestissimi i madrelingua, non solo ad Istanbul, ma praticamente ovunque in Turchia.
I docenti in Turchia sono ricercatissimi, quelli pubblici non sono pagati per nulla bene, anche se hanno ferie lunghissime, ma nel settore privato c'è un business incredibile (e ci sono alcune scuole o università private letteralmente fantascientifiche), e tantissime opportunità per docenti stranieri; giusto per fare un esempio, la Koç School, fino a poco tempo fa' soltanto elementare e media e da poco anche un liceo, ha il 30% del suo personale docente straniero, tra cui il direttore, ed i suoi 2000 studenti usufruiscono di un campus di 750 mila metri quadri con infrastrutture valutate in 30 milioni di dollari; se avete le necessarie competenze, per il prossimo anno scolastico cercano docenti d'informatica (http://www.kocschool.k12.tr/en/common/job.asp). Nelle località turistiche il numero di Europei occidentali (tra cui anche Italiani) impiegatisi in qualche ristorante, o che hanno provato ad avviare una qualche attività, è comunque già più sensibile. Vi ricordo, come citato prima, che è entrare in Turchia come imprenditori di se stessi o come partner in qualche società è relativamente più semplice, che non entrare per andare a fare i dipendenti.
Come in ogni parte del mondo, il networking è un'attività piuttosto importante, se non fondamentale. Un buon posto dove iniziare per uno straniero voglioso di trasferirsi ad Istanbul potrebbe essere uno dei forum di mymerhaba.com, ad esempio http://www.mymerhaba.com/en/forum/display_forum_topics.asp?ForumID=17. Notare il numero degli informatici, e le specializzazioni, e le occasionali offerte per lavori temporanei.
Fino a qui abbiamo scavato la buccia, passiamo alla polpa.
Tonizzo a quanto pare lo sa, ma faccio questa premessa per quelli che magari non sono così informati: all'aereoporto di Istanbul, i consulenti meglio vestiti, quelli che profumano denaro e soddisfazione professionale da tutti i pori, non sono quelli che sbarcano, ma quelli di passaggio.
Vanno a Dubai.
Ne vedi giornalmente a decine, anche perché a volte fanno la spola con Tel Aviv, ed allora Istanbul è praticamente un passaggio obbligato.
Ma visto che quell'aereo per Dubai proprio non s'ha da pigliare, lasciamo partire qualcun altro al posto nostro e rimaniamo ad Istanbul, evitiamo di farci fregare dal primo tassinaro all'uscita, e vediamo che c'è da fare.
Le joint venture.
La Turchia ha ricevuto un prestito da 20 miliardi di dollari da parte dell'IMF, qualche altro dalla World Bank e qualche spicciolo dalla UE.
In cambio, deve privatizzare.
I grandi gruppi Turchi si sono buttati come falchi, ma anche quelli Europei o Statunitensi non scherzano.
Telecom Italia tra i più volenterosi, ha già un piede nella telefonia cellulare, e ora vorrebbe, acquisendo Turk Telekom, disegnare il mercato telefonico Turco ad immagine e somiglianza di quello Italiano (cioé, Telecom Italia über alles).
Se ci riesce, cioé se vince l'asta, si apriranno sicuramente delle opportunità per Italiani, non solo da parte di Telecom Italia, ma anche dalla parte dei suoi alleati nella cordata (qualcuno che parla Italiano e che capisce quello che esattamente dicono gli uomini dell'alleato fa sempre comodo).
Ai tempi dello startup di Aria un mio collega mi presentò un suo amico che ad Istanbul viveva da nababbo, lavorando appunto come figura di contatto tra il management locale e la sede centrale.
Questo è un esempio, tutte le joint venture tra società Italiane e società Turche presuppongono la presenza in loco di personale Italiano, e quindi Italcementi, Cementir, Benetton (ha appena investito 14 milioni di Euro in una joint venture con Boyner, questi, a parte le linee tradizionali, hanno un prodotto di abbigliamento chiamato T-Box che ha fatto impazzire le mie sorelle ed alcuni altri Italiani a cui lo abbiamo regalato, scommetto che in Italia se ne potrebbero vendere milioni), Zegna, Chicco, Alenia, Agusta, Barilla, Perfetti, Pirelli, FIAT, Beretta, Menarini, Merloni, ST hanno certamente personale Italiano in loco (per alcune di queste società ho avuto occasione di farne conoscenza diretta, alcuni se la passavano benissimo, altri meno, però mediamente abbastanza bene), e quando si espandono o si insediano, espandono o insediano questa presenza, perlopiù trasferendo personale fidato o fidabile dall'Italia (si tratta spesso di ruoli chiave o ritenuti comunque fondamentali), ma non è detto che non assumano qualcuno alla bisogna.
Peccato non sia andata in porto la trattativa tra Garanti e Banca Intesa, sommare la quota di mercato di Garanti con il 3% del mercato bancario recentemente assicuratosi da Unicredito con l'acquisizione del 50% di Koçbank non sarebbe stato male per il sistema paese Italia.
Oltre alle joint venture, l'altro settore interessante è quello per i professionisti iperspecializzati in una determinata tecnica o tecnologia che una qualche impresa o settore turco determini strategica per il proprio business.
Sapete far funzionare qualche macchina tessile di ultima generazione, sapete dove mettere le mani per gestire, modificare, personalizzare o razionalizzare una macchina per la lavorazione lapidea o un qualsiasi impianto meccanico, ad Istanbul e dintorni c'è lavoro per voi.
Se poi questi impianti li sapete anche vendere o implementare o progettare o configurare o quant'altro, c'è sempre più lavoro, soprattutto se le sapete vendere (attenzione a chi vendete però, qualche squalo lo si trova sempre, e se si chiama Cem Uzan e tu sei uno a caso tra Motorola e Nokia, ti può pure fare perdere qualche miliardo di Euro nel buco nero della tua ingordigia).
Altro segmento interessante, per tanti motivi, quello pubblicitario: ad Istanbul le modelle, soprattutto se bionde e provenienti dall'est Europeo, vengono pagate più che in Italia (la prossima volta che vado a Istanbul devo fare una ricerca di mercato in merito e devo provare a trovare contatti per due fotografi Italiani, con la crisi del tessile nazionale sono tra i più colpiti, uno mi ha candidamente confessato di non aver avuto una commessa decente da Ottobre), mi dicono in multipli del compenso che percepiscono generalmente a Milano.
La qualità del ritocco fotografico nel risultato finale è di solito ancora non ai livelli di quello Italiano, se quello è il vostro settore provate a contattare le varie agenzie pubblicitarie.
In generale tutto l'indotto del tessile va bene, così come tutto l'indotto delle lavorazioni meccaniche (in Turchia si possono fare 1 milione di auto l'anno, ma praticamente tutte le fabbriche non lavorano mai a pieno regime, e però se si continua di questo passo ci si arriverà a breve).
Nella gestione dei sistemi informativi, SAP la fa da padrone, dato che a differenza dell'Italia in Turchia si sono formati diversi grandi conglomerati che hanno interessi diversificati un po' dappertutto.
Anche lì, nelle sedi delle multinazionali posti di lavoro o per consulenze più o meno spot in ambienti dove si lavora in Inglese non dovrebbero essere particolarmente rari.
Se poi infine volete aprire una qualche attività imprenditoriale, e siete ancora dell'idea dopo esservi sorbiti questi 3 mattoni e tutte le controindicazioni del caso e tutte quelle che troverei in seguito, e volete una consulenza in merito, sapete dove trovarmi :-p

Friday, 6 May 2005

Lavoro in Turchia 2

(originally published on it.lavoro.informatica the 6th May 2005)

Un Turco che volesse trovare un lavoro ad Istanbul, tra le varie risorse a disposizione, ha soprattutto l'inserto domenicale del giornale Hurriyet, IK (Insan Kaynaklari, risorse umane).
Il Gotha dell'industria e dei servizi Turco fa a gara a chi riesce a mettere il migliore annuncio sulle prime pagine, tutti sanno che praticamente tutti i non analfabeti della nazione butteranno almeno uno sguardo su quell'inserto, ed è una questione di prestigio ed una sicura pubblicità riuscire a piazzare il proprio annuncio su quelle pagine.
Quando l'economia gira, le inserzioni ricoprono a tappeto una decina di fogli, ma anche quando c'è crisi nera, sempre tre o quattro fogli vengono ricoperti.
In Turchia non esiste l'articolo 18, per cui anche con la crisi più crisi, si approfitta licenziando più di quanto sarebbe necessario per poter assumere, cercando nel contempo di migliorare la capacità di creare valore aggiunto dell'azienda.
Per parlare in maniera limpida e comprensibile, se qualcuno non rende quanto ci si aspetta, indipendentemente dal fatto che possa esserne o meno colpevole della cosa, gli si comunica il licenziamento (basta una telefonata ed essere disposti a pagargli un'indennità proporzionale all'anzianità di servizio) e si assume qualcun altro.
Attenzione: gli squali ci sono anche ad Istanbul, ma mediamente meno che a Milano o in generale in Italia.
[Piccola deviazione ispirata da un articolo di n.n] Non è la presenza o meno dell'articolo 18 a rendere i datori di lavoro più o meno propensi a licenziare o assumere per i più svariati motivi, ci sono anche altre componenti, sociali e culturali, oltre che ovviamente economiche.
Il fatto di potersi sbarazzare molto semplicemente della forza lavoro quando questa non è necessaria, ed è più un peso che non una risorsa, è un indice di quanto ad oggi la Turchia cerchi disperatamente di giocare la sua partita sul mercato globale, accettando la competizione come invece fino ad ora non ha praticamente fatto l'Italia (per spiegare il passaggio: senza articolo 18, sarebbe più difficile creare consenso politico e clientele, vagli a raccontare balle a centinaia di migliaia di padri di famiglia che perdono il lavoro per colpa di una recessione, cosa che in Italia avviene in maniera molto attutita, e che invece i politici Turchi o Inglesi sono costretti ad affrontare nei periodi di magra)[fine piccola deviazione].
Come dicevo, è una questione di prestigio e pubblicità, ed è anche una sorta di rating aziendale.
Se un gruppo Turco non pubblicizza nessuna posizione su IK per un periodo molto lungo, più che morta l'opinione pubblica la ritiene sepolta.
IK non ha un vero e proprio sito, e però credo che http://www.yenibir.com sia in qualche modo a loro correlato (Hurriyet è uno degli asset principali della Dogan Holding, http://www.doganholding.com.tr/ e http://www.dol.com.tr, una delle non molte società Turche che sottopone ad auditing i propri conti e che rispetta i principi IFRS, hanno appena venduto la banca del gruppo per 1 miliardo di Euro).
Tra le posizioni pubblicizzate su IK, ve ne sono sempre alcune in cui l'annuncio è scritto in Inglese o Tedesco, meno spesso in Francese, molto più raramente in Italiano, ma la stragrande maggioranza sono scritte in Turco, e difatti la conoscenza della lingua Turca è una delle principali discriminanti e necessità per moltissime posizioni e nella maggioranza degli ambienti di lavoro.
Non è impossibile lavorare in Turchia non conoscendo il Turco, ma certo non è facile né tantomeno semplice trovare quel tipo di lavoro (ma di questo argomento lo lascio ad un articolo successivo).

Se il Turco non spaventa o se magari è la vostra passione nascosta, questo è un elenco di siti che pubblicizzano offerte di lavoro online, in rigoroso ordine alfabetico:


http://www.avrupadata.com
http://www.beyazkariyer.com
http://www.bilgikariyer.com
http://www.bursakariyer.net
http://www.cvclub.net
http://www.cvtr.net
http://www.ealver.com
http://www.eleman.net
http://www.elemanborsasi.com
http://www.elemankiralama.com
http://www.insangucu.com
http://www.insankaynaklari.com
http://www.isbuluyorum.com
http://www.iskapisi.com
http://www.isturk.net
http://www.kampusgunleri.com
http://www.kariyer.com
http://www.kariyer.net
http://www.kariyerimizve.biz
http://www.kariyeronline.net
http://www.loginit.com <--
http://www.mulakat.net
http://www.personelonline.com
http://www.recruitmenturkey.com
http://www.secretcv.com <---
http://www.tekadres.com
http://www.turkcv.net
http://www.turkiyedata.com
http://www.turkkariyer.com
http://www.turizmdekariyer.com
http://www.turizmkariyer.net


Come vedete, ho segnato http://www.secretcv.com, ma giusto perché sono iscritto a quel sito e mi spediscono una posizione al giorno da tempo immemorabile, e http://www.loginit.com, perché tratta perlopiù posizioni IT. A proposito, in Turco computer si dice bilgisayar (più o meno "gestore dell'informazione"), e chi lavora con un computer è un bilgisayarci (letteralmente informatico). Ero iscritto anche su un altro motore di ricerca (all'epoca per rispondere ad un annuncio della locale filiale della Banca di Roma), ma non ricordo più il nome. Altra risorsa di cui non ricordo colpevolmente il nome, un'agenzia che tratta perlopiù consulenti stranieri, strada da non sottovalutare in merito alla questione.

Lavoro in Turchia

(originally published on it.lavoro.informatica the 6th May 2005)

In realtà quell'articolo era giusto una premessa, quantunque lunga, necessaria.
In Turchia la proporzione della popolazione che se la passa male, e che è comunque al di sotto della soglia di povertà, è comunque molto maggiore della stessa proporzioni in Italia.
Certe offerte che si vedono o si sentono in giro qui in Italia sono praticamente lesive della dignità professionale dell'informatico Italiano e gettano una luce sconfortante sul presente ed il futuro della nostra professione appunto perché in un paese dove il PIL pro capite è sui 20k ¤ offrire cifre paragonabili a quelle di una città (di 10 e passa milioni di abitanti, il paragone IMHO è statisticamente sensato) dove il PIL pro capite è sui 5k ¤ è quantomeno curioso.
Se poi conti che con 250 Euro al mese ad Istanbul ci affitti un appartamento di 150m2 e che sul vitto la spesa è comunque un quoziente di quella che so di Milano, la cosa inizia ad essere sconfortante, come faceva notare il buon n.n., ed aggiungo, indipendentemente dal fatto che un paese si chiami Italia e l'altro Turchia.
C'è un bellissimo proverbio Siciliano che dice "U pisci feti r'a testa" (il pesce puzza dalla testa), e non posso che essere d'accordo, per cui bisogna cambiare la testa, e non deve essere un tentativo abortito, non riuscito e per certi aspetti peggiorativo di Tangentopoli, e qui bisogna prendere esempio dai Turchi: un governo non gli piace? Un primo ministro si fa i cazzi suoi? Una coalizione non sa governare? Alla prossima elezione, gli danno un calcio e lo distruggono politicamente (al livello che il partito del presidente del consiglio della coalizione che governava il paese prima del 2002 ha preso alle ultime elezioni, alle quali si è presentato in carica, qualcosa come il 2% dei voti, perdendo una ventina di punti percentuali e tutti i seggi rispetto alla precedente tornata elettorale).
Che indipendentemente dal loro tasso e dal loro livello di sviluppo, loro siano attualmente governati meglio di noi, è, dal mio punto di vista, ben più tragico (per noi) del fatto che il loro mercato del lavoro inizi a sembrare appetibile anche ad alcuni di noi.
Alla fine, come ben vedi, ognuno, se non l'artefice, è comunque protagonista del proprio futuro.
Quando impareremo a bastonare i nostri politici, a farli tremare veramente prima di un'elezione, quando nessun collegio elettorale potrà più essere definito sicuro e quando inizieremo a mandare a casa sistematicamente i cialtroni, i corrotti, gli inetti, gli approfittatori ed i lacché, sarà sempre troppo tardi (e ricordati anche in quel caso dei fiori e della messa, foss'anche tra cent'anni).

Thursday, 5 May 2005

Lavoro in Turchia

(originally published on it.lavoro.informatica the 5th May 2005)

(scritto in risposta ad una gentile richiesta da parte di un sottoscrittore di it.lavoro.informatica)

No, il newsgroup va benissimo (tra l'altro non sei il solo ad avermi chiesto quel genere di informazioni, approfitterò biecamente).
Seguirà una risposta più dettagliata, per ora faccio delle premesse macroeconomiche in ordine sparso:
- La Turchia, e soprattutto Istanbul, per ora è in pieno boom, ma se un Italiano volesse andare a lavorare all'estero (non come imprenditore, ma come professionista/consulente/dipendente), soprattutto se un informatico, probabilmente le migliori opzioni (dove con migliori leggi anche relativamente più semplici da realizzare) in media sarebbero in ordine Regno Unito ed Eire.
Altri paesi, con più difficoltà di vario ordine ma dove sicuramente pagano migliori stipendi sono Iraq, EAU e Svizzera (e tanti altri che non ha senso elencare, ho messo giusto degli estremi).
- Il ciclo espansivo Turco potrebbe essere effimero.
É già capitato in passato, potrebbe capitare in futuro.
Attualmente hanno un buon governo, che è riuscito a gestire la crescita, ma sta erodendo il suo consenso politico perché della crescita se ne stanno approfittando perlopiù le aree metropolitane mediterranee, che non votano AKP (o comunque non votano AKP in maniera plebiscitaria), lasciando indietro l'altipiano anatolico, dove l'AKP durante le ultime politiche ha fatto il pieno.
La gente non capisce che hanno votato a fare AKP se poi ad arricchirsi sono sempre quelli che vivono sul mare.
Un ritorno all'instabilità politica avrebbe conseguenze sicuramente negative se non nefaste sulla crescita economica.
Da notare come in realtà l'AKP non abbia in realtà tralasciato l'Anatolia, ha dirottato un bel po' di risorse da quelle parti, ma per oggettive condizioni sociali/economiche/logistiche è difficile fare partire quel motore.
Dall'altra parte, Iznik, Istanbul, Çukurova, Smirne e Bursa vanno a gonfie vele.
- il ciclo espansivo non abbraccia tutti i settori.
Ci sono settori che risentono della concorrenza dell'est europeo (Bulgaria e Romania, in Turchia gli stipendi minimi sono il doppio dei loro medi), ci sono settori che risentono della concorrenza della Cina, ci sono settori che non vanno e basta (probabilmente in alcuni casi c'è pure eccesso di offerta a livello planetario, ma spostare risorse da campi che a volte molte nazioni ritengono strategici non è semplice).
- Le percentuali di aumento del PIL non sono tutto, conta anche la dimensione.
Quando il Regno Unito cresce del 2,5% si parla di 45 miliardi di Euro; per creare quella ricchezza la Turchia dovrebbe crescere del 20%.
Quando la Cina cresce del 10%, quella percentuale significa 150 miliardi di Euro, e qui per creare quella ricchezza la Turchia dovrebbe crescere del 65% .
.
poi bisogna anche vedere dove si crea questa ricchezza.
Nel Regno Unito ad esempio è praticamente tutta nei servizi (l'industria Inglese è addirittura in recessione), perlopiù legati a doppia mandata con l'informatica.
- La Turchia importa troppo.
Ha uno sbilancio di 15 miliardi di Euro (esportando appena 55 miliardi, la Cina esporta ed importa più di 10 volte tanto).
Turchi ed Inglesi (anglosassoni in genere) condividono molto a livello microeconomico e modelli di consumo, gli Anglosassoni (anche gli Statunitensi) coprono i loro sbilanci commerciali stampando moneta (USA) o gonfiando i valori immobiliari (UK), i precedenti governi Turchi adoperavano l'inflazione a livello interno e l'FMI a livello esterno, ma ora come ora quale leva possono utilizzare per continuare a vivere da cicale senza iniziare ad esportare come Dio comanda? E qui arriviamo all'appeal commerciale del made in Turkey.
I Turchi fanno ottimi vestiti, ottima pelletteria, ottimi televisori (ed elettrodomestici in genere), e tante altre cose, ma quali margini ci riescono a ricavare? Una mia ex collega una volta mi ha offerto dei dolci, il vassoio era vetro Pasabahçe, le ho chiesto che gliene sembrava, dopo una certa sopresa mi ha detto che faceva parte di un servizio che aveva acquistato da Migliore (catena palermitana) e che l'aveva trovato di un rapporto qualità/prezzo ottimo, quando gli ho detto che era Turco non voleva crederci.
Ma dai, è impossibile.
SiseCam (che possiede e produce il marchio Pasabahçe) è sul mercato dal 1935.
Quindi o migliorano sensibilmente l'appeal delle loro produzioni, o si dovranno accontentare di margini bassi per prodotti a rapporto qualità/prezzo ottimo.
E con la Cina in giro, quella non è una posizione invidiabile (né tantomeno difendibile).
Di nuovo, alcuni settori esportano bene e tanto, altri sono in ambasce, altri proprio non esistono.
A questo punto, non potendo stampare carta, con i modelli di consumo che inducono a comportarsi da cicale pur esportando poco, non essendo coperti da una moneta forte, cosa rimane? Speculazione immobiliare? Senza moneta forte, se non cresci bene e con continuità prima o poi fai bum.
- I Turchi hanno una produzione agricola vasta ed ad ampio spettro e quantità (dalle banane al te, dalle arance alle patate, dalle nocciole ai pomodori, nomina il tuo prodotto agricolo preferito e c'è qualcuno in Turchia che lo produce), ma quella è probabilmente la causa prima dei loro problemi nel processo di integrazione con la UE.
Vagli a spiegare ai Francesi che debbono fare concorrenza ai prodotti agricoli Turchi senza dazi e senza aiuti comunitari.
Quando gli fai cambiare idea, vienimi a portare i fiori freschi e pagami una messa.

Saturday, 28 August 2004

Un giorno alla frontiera Greco-Turca, tra Alexandropolis ed Ipsala

(originally published the 28th August 2004)

Uno dei primi giorni di Agosto, più per caso e per curiosità personale che per necessità, sono stato testimone ed in un certo qual modo protagonista di una peculiare procedura burocratica, di cui racconterò ampiamente nei paragrafi a venire; prima di continuare, però, invito caldamente a desistere tutti coloro ai quali venisse in testa di voler emulare quanto verrà raccontato: chi entra in Turchia con un'automobile (o una moto) deve portarsi appresso il passaporto per segnare l'importazione temporanea del mezzo, ed il mezzo deve essere di sua proprietà, o deve possedere una delega a condurre lo stesso firmata dal proprietario ed autenticata ufficialmente (da un notaio o da un pubblico ufficiale, io mi rivolgo solitamente alla delegazione municipale più vicina).
Mi ero recato alla frontiera per accompagnare in Grecia mio fratello, mia sorella ed un amico con i quali tra fine Luglio ed inizio Agosto ho fatto un viaggio da Reggio di Calabria (in realtà io sono partito qualche ora prima da Erice) ad Antiochia, con fermate più o meno lunghe ad Istanbul, Göreme (in Cappadocia) ed Arsuz (l'Issos di Macedonica memoria). L'auto (una Kia Sportage 2000cc cabrio benzina, unica nota negativa i 9 km ad Euro di media lungo i 5500km per i quali ho fatto parte dell'equipaggio) era stata registrata nel mio passaporto, ragion per cui dovevo farmi timbrare l'uscita dalla Turchia, ma non volevo arrivare alla frontiera Greca, per ragioni che saranno chiare successivamente. Ingenuamente ho fatto partecipe di questo mio desiderio l'incaricato alla frontiera Turca, che mi ha esplicitamente intimato di arrivare alla frontiera Greca perché nessuno degli altri tre passeggeri aveva una delega a condurre. Se non gli avessi detto nulla, avrei potuto tranquillamente scendere dalla macchina in terra di nessuno, salutare tutti e tornarmene indietro, anche perché ai Greci (e questo anche per via di esperienze precedenti), sembra che di deleghe a condurre di un mezzo con targa UE non gliene importi proprio nulla. Una volta costretto, ho guidato fino alla frontiera Greca, ho lasciato l'auto ai miei compagni di viaggio, e me ne sono tornato a piedi (attraversando la frontiera a piedi, i Greci non mi hanno nemmeno fermato per controllare i documenti, come prima con l'auto, quando ci avevano soltanto chiesto se avevamo a bordo sigarette o alcool).
Sapevo però di avere un appuntamento con il destino, che nel mio caso si chiamava Yoryos (Giorgio). Questo bel ragazzo di Thessaloniki di nemmeno vent'anni, alto, magro, biondo e con gli occhi azzurri, che avrebbe tranquillamente potuto ottenere la parte di protagonista di qualche film su di Alessandro il Grande, era di guardia sul penultimo posto di guardia Greco prima del ponte sull'Evros. Sapevo che i suoi ordini erano quelli di impedirmi il passaggio del ponte, che per chissà quale astruso motivo non può essere attraversato a piedi, ma fingendo innocenza ed ignoranza mi sono avventurato fino alla sua cabina, sperando chiudesse un occhio o che mi lasciasse inavvertitamente passare. Il povero Yoryos, provato dalla completa solitudine del suo compito, non vedeva invece l'ora di beccare un povero Cristo con cui imbastire un po' di conversazione per rompere la monotonia dei turni di guardia. Siamo stati tre quarti d'ora a conversare del più e del meno, perlopiù nel suo stentato ma non sottovalutabile Inglese, e devo dire che alla fine mi stava pure simpatico, ed avrei trovato la cosa pure piacevole se non fossimo stati sotto un torrido sole ad un centinaio di metri da un'irraggiungibile meta. Yoryos è un soldato di leva, sottoposto ad una corvée non proprio attraente: turni di guardia solitaria di 3 ore, intervallati da turni di 6 ore di esercitazione o lavoro in caserma, con 6 ore di sonno ogni 18 ore di servizio. Fortunatamente dopo una mezz'ora passata a parlare del più o del meno si è offerto di aiutarmi a trovare un passaggio, e si è messo a fermare i rari automezzi che passavano. Ce ne fosse stato uno con un posto disponibile! Alla fine ha beccato l'asso di briscola in un gentile camionista Turco alla guida di un enorme TIR della Omsan (uno dei giganti della logistica Turca), grazie al quale sono riuscito finalmente ad attraversare il maledettissimo ponte.
Conversando con Yoryos sul ciglio della strada, mi sono accorto che una delle auto che avevano attraversato il ponte dirette alla frontiera Turca, occupata da tre ragazzi sulla ventina o poco meno, mostrava una bella targa Italiana, così quando, ormai all'interno della nuovissima stazione di frontiera Turca (la vecchia è stata in pratica spianata), li ho visti in fila mi sono avvicinato per vedere se riuscivo a trovarmi un passaggio per Istanbul. La mia speranza è sfumata quando ho visto che l'auto era stracarica, per cui una volta che c'ero ne ho approfittato per scambiare due chiacchere in Italiano; stavo per andarmene per la mia strada, quando ho visto sul cruscotto tre carte d'identità, e mi è suonata una campanella in testa. Ora avrei potuto andarmene tranquillamente per la mia strada, e magari mettermi a cercare un altro passaggio, ma ho voluto compiere la mia buona azione quotidiana, ed ho chiesto al ragazzo alla guida se aveva portato con se il passaporto. Due dei tre mi hanno risposto all'unisono che la guida Lonely Planet affermava che per entrare in Turchia non ci fosse necessità del passaporto, ma che bastasse la sola carta d'identità, al che gli ho dovuto raccontare la triste verità, e che cioé senza passaporto non potevano importare temporaneamente l'auto; gli ho consigliato inoltre di parcheggiare l'auto, dacché prima di entrare avrebbero dovuto andare ad acquistare i necessari visti. Dopo essere andato a farmi timbrare il passaporto per rientrare in Turchia, ed essermi sorbito l'occhiataccia del poliziotto per il fatto che stavo rientrando il giorno stesso la mia uscita dal paese, mi sono accorto che i tre ragazzi erano piuttosto spaesati, ragion per cui mi sono offerto di guidarli nei meandri della burocrazia Turca. Siamo entrati nell'ufficio doganale, dove ho attratto l'attenzione di un impiegato, al quale ho spiegato nel mio Turco stentato la situazione; il tipo ci ha riflettuto sopra, e si è offerto di fare entrare l'auto con la sola carta d'identità del proprietario. Ci credereste ora se vi dicessi che nessuno dei tre era proprietario dell'auto, e che non si erano portati dietro uno straccio di delega a condurre? A questo punto mi sono messo d'impegno ed ho spiegato la cosa al tipo (o almeno credo di esserci riuscito), il quale mi ha offerto un'altra scappatoia: se gli facevamo avere un fax con la delega a condurre e la carta d'identità del proprietario, ci avrebbe messo una buona parola lui con il direttore per far entrare l'auto in spregio a tutta la normativa vigente. Ci credereste ora se vi dicessi che nessuno dei tre conosceva il proprietario dell'auto? L'auto era intestata ad una signora che a quanto pare era l'ex datrice di lavoro del padre di uno dei ragazzi, padre a cui l'auto era stata venduta da pochissimo tempo, tanto che la cosa non risultava ovviamente nel libretto. Miracolosamente tra i vari documenti i ragazzi hanno trovato una registrazione al PRA al nome del summenzionato padre, il quale dopo circa due ore (nel frattempo abbiamo pranzato in un ristorantino nel duty-free annesso alla stazione di frontiera) è riuscito ad inviare un fax con una delega a condurre in Inglese (ci credereste che una sua collega l'aveva sottomano perché una sua figlia aveva fatto la stessa inteligentissima cosa tempo addietro?) e la sua carta d'identità, dopodiché sono riuscito a far passare il documento del PRA come parte integrante del libretto di circolazione, ed alla fine il funzionario si è convinto ad alzare un telefono rosso fuoco ed a farci rilasciare tutte le necessarie autorizzazioni. Quasi tutte .. ai ragazzi mancava ancora il visto.
Credevo di averle viste tutte, ma questa ancora mi mancava: quando si entra in Turchia con la carta d'identità, i Turchia appendono il visto sopra un foglietto di carta bianco, sul quale vengono stampati i timbri di entrata ed uscita. A quanto pare al funzionario delegato alla vendita dei visti erano finiti i fogli bianchi, ed ha appeso i visti sulle carte d'identità. Basito, ho accompagnato i tre ragazzi dal poliziotto dell'occhiataccia, avvertendoli della stranezza, ed infatti il tipo di fronte a quelle tre carte d'identità con visto prima ha sacramentato in Turco, poi intravedendomi alle loro spalle mi ha rinnovato l'occhiataccia, è uscito fuori dal suo chiosco ed ha preteso il mio passaporto. Ho messo su una faccia angelica mentre lui controllava se per caso non fossi ricercato per un qualsivoglia reato, non trovando nulla su cui appigliarsi mi ha restituito il passaporto, ma non ha ovviamente bollato le carte d'identità dei tre ragazzi, ordinando a me di portarli dal suo superiore nel chiosco accanto, che però era vuoto. A questo punto siamo tornati nuovamente dal funzionario ai visti, con il quale ci siamo semplicemente presi a maleparole (colpa anche mia, non ricordo mai il termine Turco per "foglio di carta bianco", e lui non aveva idea di cosa fosse un paper), ed alla fine ci siamo imbattuti nel superiore del poliziotto dell'occhiataccia. Il tipo, probabilmente settuagenario, ha sacramentato a sua volta per l'assurdità dei tre visti appiccicati sulle carte d'identità, ma fortunatamente ha tirato fuori tre foglietti bianchi su cui ha trasferito i tre visti, che ha poi provveduto a bollare. A questo punto abbiamo acquistato il visto per l'auto, e fortunatamente il responsabile stava ancora aspettando l'italiano con la carta d'identità, e finalmente siamo riusciti ad uscire da quella trappola. I tre avevano oramai fatto un punto d'onore del dovermi accompagnare ad Istanbul, per cui ci siamo divisi il carico in una maniera differente (ho viaggiato abbracciato ad materassino argentato), ma alla fine ad Istanbul a casa della mia amorevolissima e preoccupatissima ragazza gli ho potuto offrire un bel (?!) caffé espresso fatto con una macchina a pistone che avevamo prestato due anni addietro a degli amici Turchi e che ci era stata restituita giusto qualche giorno prima, ma questa è un'altra storia ..

P.S.: mi ripeto, non provate ad importare temporaneamente in Turchia un mezzo senza passaporto e delega a condurre, la storia appena raccontata rimane nell'ambito delle esperienze eccezionali, qualunque poliziotto Turco rompicoglioni ed a conoscenza delle convenzioni internazionali avrebbe potuto trovare mille pretesti per sequestrare o confiscare anche soltanto temporaneamente l'auto una volta in Turchia. Fortunatamente la conoscenza dei trattati internazionali non è proprio il forte dei poliziotti Turchi, i quali un centinaio di chilometri prima di Istanbul ci hanno fermato e ci hanno fatto una multa di 41 milioni di lire Turche. Perché, vi chiederete voi? Presto detto, il ragazzo alla guida aveva acceso le luci, la cosa aveva attratto inevitabilmente l'attenzione di una coppia di poliziotti (perché mai tiene le luci accese di giorno si saranno chiesti), ed uno dei due si è accorto che una delle luci anabbaglianti era rotta ..