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Tuesday, 15 May 2012

Dal vaso di Pandora dell'IVIE: e se la Council Tax viene pagata da un inquilino?


Nell'ipotesi, ancora non confermata, che la Council Tax (nel seguito CT) possa essere portata a credito d'imposta per il pagamento dell'IVIE, cosa succederà se la CT viene pagata da un inquilino?

A mio avviso questa della responsabilità del pagamento della council tax apre un altro vaso di Pandora (i Britannici direbbero qui "can of worms").
La legge Britannica sul punto è chiarissima, la responsabilità cade a cascata su una serie di figure individuate da Local Government Finance Act 1992, s 6(2). Il semplice proprietario non residente è responsabile soltanto come ultima sponte ("he is the owner of the dwelling", riportato dal paragrafo (f) della sottosezione (2)), usualmente quando la proprietà è sfitta (anche soltanto per 1 giorno).
Il fatto che un proprietario decida autonomamente di pagare di sua sponte la CT, ricaricandola o meno sull'affitto dell'inquilino, non cambia il punto che secondo la legislazione Britannica, esso non sia direttamente responsabile per il pagamento della CT, in quei giorni in cui uno o più inquilini siano residenti nell'immobile. Devo aggiungere che da quella che è la mia comprensione dell'argomento, il proprietario non è responsabile in solido nemmeno se un inquilino residente manchi di pagare la CT (al massimo, dovrà dimostrare di non essere stato residente in quei giorni, e che lo sia stato l'inquilino, in genere dovrebbe bastare il contratto d'affitto).
D'altro canto, l'agenzia delle entrate Britannica, la HMRC, è chiarissima nel presentare la CT come una tassa patrimoniale ("It is a property based tax", "The council tax is a tax on property", vedi ), per cui dovrebbe sorgere almeno il dubbio che il legislatore Britannico abbia inteso apporre la responsabilità del pagamento all'inquilino residente, piuttosto che al proprietario, in fuzione di sostituto d'imposta nei confronti del proprietario stesso, almeno per una qualche porzione del tributo in questione, e che abbia evitato il trasferimento a cascata di responsabilità in caso di mancato pagamento da parte dell'inquilino per incentivare i proprietari a scegliere di proporre i propri immobili nel mercato delle locazioni.
Parlavo di vaso di Pandora perché ovviamente non è chiaro chi deve decidere se l'inquilino sia o meno sostituto d'imposta, anche soltanto parzialmente, e nell'impossibilità di differenziare tra parte patrimoniale e parte non patrimoniale della CT, se sia effettivamente lecito portare a credito d'imposta l'intero addebito della CT, anche se legalmente o praticamente responsabilità dall'inquilino, chiunque sia che abbia effettivamente pagato il tributo in questione.

Wednesday, 2 May 2012

IVIE nel Regno Unito

Nel Regno Unito non esiste il Catasto, o almeno non esiste con quel nome. I diritti di proprietà sono generalmente, ma non sempre, registrati nei Land Registry (e ce ne sono 3, uno per l'Inghilterra e il Galles, uno per la Scozia, e l'altro per l'Irlanda del Nord), mentre le valutazioni degli immobili o dei terreni per conto del governo, che li usa per ragioni fiscali e per le prestazioni sociali, vengono effettuate dalla VOA (Valuation Office Agency), che è un'agenzia della HMRC, l'agenzia delle entrate britannica.

La valutazioni della VOA sono ferme ai valori del 1 Aprile 1991 in Inghilterra, e del 1 Aprile 2003 in Galles. La discrepanza è dovuta al fatto che la Council Tax si paga sulla base di queste valutazioni, e dopo aver visto gli effetti della rivalutazione effettuata in Galles, i politici si sono resi conto che chiunque si renda responsabile di una rivalutazione in Inghilterra, molto probabilmente straperderà le successive elezioni nazionali, e quindi procrastinano.

Usando le valutazioni della VOA, l'IVIE verrebbe a costare molto di più a chi possiede immobili in Galles rispetto a chi li possiede in Inghilterra. La ragione, oltre ai 12 anni intercorsi tra le 2 valutazioni, è che il 1991 è anche coinciso con il precedente crack del mercato immobiliare, per cui le valutazioni sono veramente basse, sia rispetto ai trend storici, sia rispetto ai valori odierni. Per fare che un esempio, gli appartamenti da 200m2 a Mayfair che passano di mano per 8-10 milioni di sterline, saranno valutati probabilmente 200-300 mila sterline.

Questo premesso, se la Council tax venisse considerata come detraibile (e non possiamo esserne assolutamente certi, perché è una tassa, non un'imposta, ed include il pagamento di servizi come la gestione dei rifiuti), ed utilizzando le valutazioni della VOA, praticamente l'IVIE per immobili in Inghilterra non dovrebbe pagarla nessuno o quasi.

Il motivo è quello che rispetto alle valutazioni della VOA, la CT generalmente ben più elevata dello 0.76%.

In dettaglio, ai fini della valutazione della CT, in Inghilterra gli immobili vengono divisi in 8 bande. Ho fatto i conti, e con gli importi medi della CT, le prime 7 bande sono tutte più care dell'IVIE (fatto 100, si va dal 559% della banda A, al 115% della banda G).

Caveat: i conti li ho fatti sugli importi medi della CT, che però vengono decise a livello locale, e variano molto. A Wandsworth, che è l'ente locale con la CT più bassa (quindi il caso limite peggiore per quanto riguarda la detraibilità per l'IVIE), le prime 5 bande mi vengono più care dell'IVIE, la sesta banda meno cara ma di centesimi, quindi dentro la franchiga di 200 Euro, e per la settima banda (G) mi veniva un'IVIE di 825 Euro.

Per quanto riguarda l'ottava banda (H), nel caso medio generale mi venivano in franchigia immobili fino ad una valutazione VOA da £355 mila, ma ovviamente andrebbe visto caso per caso, perché dipende dall'importo della CT in una determinata località.

A questo punto val la pena di ripetermi: facendo delle prove, più sopra maggiori dettagli, praticamente mi viene che, se si verificano 2 ipotesi tutto sommato abbastanza ragionevoli (Concil Tax considerata detraibile, e valutazioni della VOA utilizzate per calcolare l'IVIE), l'IVIE sugli immobili in Inghilterra, tranne casi limite, non la dovrà pagare praticamente nessuno (le uniche eccezioni sono alcuni immobili in banda H, che comunque valgono generalmente svariati milioni di Euro, ed alcuni immobili in banda G in quelle, poche, zone dove la Council Tax è molto bassa).

Nella generalità dei casi, immobili dalla banda A alla F non dovrebbero pagare, quasi tutti quelli in banda G nemmeno, e probabilmente qualcuno in banda H se la potrebbe pure scampare (sempre con le 2 ipotesi di cui sopra).

Ad ogni modo, calcolata sulle valutazioni della VOA, l'IVIE per gli immobili in banda G o H è praticamente il 10% o meno rispetto a quella calcolabile dai valori di mercato! E con "praticamente il 10% o meno" intendo scontata almeno del 90% (cioé stile 1000 Euro invece di 10 mila Euro). 

Il punto principale diventa quindi capire se l'AdE riterrà "catastali" le valutazioni della VOA (che sono quelle utilizzate per fini fiscali nel Regno Unito), e se riterrà un tributo patrimoniale la Council Tax. 

Devo ammettere che comunque a mio parere l'IVIE mi appare come un vespaio di potenziali incostituzionalità

Qualche giorno fa a pranzo discutevo con un collega italiano di una terza persona, residente nella Repubblica Italiana, che ha un portafoglio immobiliare di 21 unità, tutte in Inghilterra, tutte in fascia A, B o C. Con l'interpretazione di cui sopra, questa persona praticamente non dovrebbe pagare un copeco di IVIE, mentre ad esempio potrebbe doverla pagare il tunisino residente nella Repubblica Italiana, magari in affitto in un tugurio nel Bel Paese, che possegga un immobile dal valore di poche decine di migliaia di Euro in un sobborgo di Tunisi. Non credo sia moralmente e costituzionalmente sostenibile un tributo che permetta scenari simili.

Sunday, 21 August 2011

I conti titoli esentasse per i residenti nel Regno Unito

Nel Regno Unito il governo britannico concede ai propri residenti di investire fino a £10680 annui in speciali conti esentasse, gli Individual Savings Account, popolarmente conosciuti con l'acronimo ISA.

Esistono al momento due tipologie di conti ISA, quelli assimilabili a conti di risparmio esentasse, i cosiddetti Cash ISA, e quelli assimilabili a conti titoli esentasse, i cosiddetti Stock and Share ISA.

Da rimarcare che esentasse in questo contesto è riferito sia all'income tax che alla capital gain tax, ma non alla stamp duty dello 0.5%, la Tobin tax britannica dovuta dagli investitori finali su ogni transazione azionaria sui listini britannici, mentre, dato che gli ISA sono uno strumento britannico, non è possibile reclamare indietro eventuali ritenute pretese da amministrazioni straniere (i.e. il 15% sui capital gain ed i dividendi statunitensi), ed anche che ovviamente non è possibile utilizzare le eventuali minusvalenze per compensare eventuali profitti entro o fuori ISA.

Mentre per i Cash ISA il limite massimo correntemente investibile in un dato anno fiscale, che nel Regno Unito va dal 6 Aprile al 5 Aprile dell'anno successivo, è di £5340, gli Stock and Share ISA permettono di investire annualmente fino al massimo consentito per questa tipologia di conti, correntemente £10680.

In un dato anno fiscale è anche possibile investire parzialmente in entrambe le tipologie di conti ISA, ad esempio è possibile investire £5340 in un Cash ISA e £5340 in un S&S ISA, l'importante è che comunque non si oltrepassi il limite massimo annuo di £10680.

Ogni anno fiscale si può quindi investire in un massimo di 2 conti, uno Cash e l'altro S&S, anche di fornitori differenti.

Nel conto titolo esentasse ISA S&S si può investire in una varietà di strumenti, non solo azioni, ma anche obbligazioni, fondi ed altri tipi di investimenti, ma la tipologia di investimenti è strettamente regolata dall'HMRC. Ad esempio, è possibile tenere liquidi soltanto in conti in GBP, anche quando si investe in borse d'oltremare, per cui bisogna cercare un fornitore non troppo esoso con le conversioni valutarie, e non si può investire in azioni di tutte le borse del pianeta, ma soltanto in quelle ufficialmente riconosciute dall'HMRC, ad esempio il listino principale di Milano lo è, ma non quello di Istanbul, e per quanto possa sembrare strano, non lo è nemmeno il listino AIM della LSE. Questo si riflette anche sull'investibilità nei cosiddetti ADR o CDR, ad esempio è teoricamente (bisogna trovare il fornitore che lo permetta) possibile investire sull'ADR di ENI al NYSE, ma non sull'ADR di Turkcell nello stesso listino, perché la quotazione primaria dell'ENI è in un listino "riconosciuto", mentre quella di Turkcell al momento no.

Come ci si poteva aspettarre i conti ISA molto popolari tra i residenti nel Regno Unito, ad esempio nel 2010/11 sono stati sottoscritti oltre 15,3 milioni di nuovi conti ISA, di cui 3,4 milioni S&S. In totale, i fornitori di conti ISA gestiscono al momento oltre 53,7 milioni di conti ISA, di cui 15,7 milioni S&S.

Dato che la sottoscrizione è rinnovabile anno dopo anno, vi sono almeno 647 mila investitori che sono riusciti ad accumulare più di £100.000 nei propri conti ISA.

Il valore totale di mercato di tutti gli investimenti in conti ISA alla fine dell'anno fiscale 2009/10 era di £349 miliardi, suddiviso praticamente fifty fifty tra conti Cash ISA e S&S ISA.

Riferimenti:

Friday, 9 July 2010

A quando stipendi da 120 mila Euro annui in Sicilia?

Lavoro in Inghilterra, in un paesino di poco meno di 60 mila abitanti. Qualche giorno fa durante la pause per il pranzo sono andato al locale ufficio delle poste per inviare una lettera per conto di mia moglie, e mentre tornavo in ufficio ho attraversato una zona dove vi sono diverse agenzie per la ricerca di lavoro. Una delle agenzie aveva diverse offerte per il settore in cui lavoro, quello delle tecnologie dell'informazione, per retribuzioni che andavano da 16 mila Sterline lorde (se ricordo bene per un primo impiego per lavorare con un programma gestionale molto usato, SAP) in su. La media delle retribuzioni offerte sui volantini in quella vetrino era intorno alle 40-45 mila Sterline lorde annue.

Mi ha colpito molto l'offerta più alta, 100 mila Sterline annue lorde (equivalenti al cambio odierno a 120 mila Euro annui lordi) per andare a lavorare come amministratore di database (DBA) su tecnologia Microsoft Sql Server, con esperienza in ambienti ad elevate prestazioni (la lista dei requisiti aggiuntivi non era comunque lunghissima, anzi).

In realtà, anche se oggi lavoro con altre tante altre tecnologie e soprattutto a fare altro, ho parecchia esperienza con
quella particolare tecnologia, e la gran maggioranza dei requisiti per quella posizione li avrei, e conosco abbastanza bene il mercato Britannico per quella posizione, e so che mediamente per le posizioni da permanent su Microsoft Sql Server le retribuzioni vanno da circa 30 mila sterline per i meno esperti a circa 50 mila sterline per i più esperti, per cui leggere di 100 mila Sterline mi ha colpito abbastanza.

Ho quindi cercato su Internet il sito dell'agenzia, ed ho trovato l'annuncio.

Nell'annuncio si nota subito che in realtà le 100 mila Sterline sono il limite massimo, l'offerta retributiva parte da 50 mila Sterline fino ad un massimo di 100 mila Sterline. Sempre un ottimo stipendio, per carità, ma almeno più in linea con il resto del mercato (Britannico, di quello Italiano o peggio Siciliano meglio non parlarne!), almeno il limite inferiore.

La cosa che però non avevo notato nel volantino sulla vetrina, e che invece mi ha colpito veramente di più alla fine, è stata scoprire che il luogo di lavoro per la posizione è Malta.

Confesso di non conoscere per nulla il mercato del lavoro Maltese, ma mi ha sorpreso veramente leggere un'offerta di lavoro con una retribuzione praticamente allo stesso livello di quelle Britanniche o comunque del nord Europa in un paese che sostanzialmente è a pochi chilometri di distanza dalle coste siciliane.

E mi chiedo: perché i Maltesi riescono ad offrire retribuzioni comparabili a quelle dei paesi più sviluppati in ambito internazionale, ed i Siciliani no? Qual'è la differenza?

L'unica risposta che mi sono dato è che i Maltesi non fanno parte della Repubblica Italiana.

Non che a far parte della Repubblica Italiana ci si perda in ogni caso, anzi, ci sono aree del paese che hanno giovato tantissimo dall'unificazione, ad esempio il Veneto e gran parte della cosiddetta Padania, aree poverissime per secoli fino ad oltre la metà del XIX secolo, ed in cui le traccia della povertà ataviche sono rimaste fino a pochi decenni fa, pensiamo ad esempio alla piaga della pellagra, ma a quanto pare alla Sicilia ed ai Siciliani non riesce proprio di far fruttare questa benedetta, o maledetta, dipende dai punti di vista, unità.

Ad ogni modo, se tra voi c'è qualche informatico, qualche ingegnere, magari qualche DBA, e lavorare ad una mezz'ora di aereo (ma forse saranno anche venti minuti) dalla Sicilia non vi scoraggia, ora sapete che magari uno sguardo a Malta glielo potreste dare, non soltanto dal punto di vista turistico, ma anche lavorativo!