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Monday, 17 August 2015

Perché bisogna aggiustare la struttura demografica?

Il tasso di fecondità totale (TFT) italiano è sceso sotto quota 2 nel 1977, precipitando in un 3 anni dalla banda in cui si era stabilizzato tra il 1950 ed il 1974 (2.31-2.70). Il TFT in quei 25 anni era leggermente troppo elevato, ma se la politica avesse fatto qualcosa per fermarne la caduta tra 1.90 e 2, l'impatto sulla situazione economica attuale non sarebbe stato particolarmente evidente. La politica invece non fece nulla. Nulla di nulla. Ed il TFT precipitò da 1.98 nel 1977 a 1.18 nel 1995. Una catastrofe apocalittica. Roba da peste nera medievale, o da guerra Romeo Gotica. Fortunatamente si iniziò a sentire l'impatto degli stranieri, soprattutto delle straniere, che fino ad oggi hanno mantenuto un TFT poco sopra a 2 mitigando quindi la situazione, per cui il TFT italiano risalì leggermente da quello 1.18 del 1995 allo 1.40 dei giorni nostri. Siamo ancora a 0.6 figli a donna di distanza da quota 2. Ipotizziamo che finalmente arrivi un governo assennato, e che attui le politiche necessarie a riportare il TFT a 2, diciamo entro il 2020, e che riuscirà a mantenerlo a quota 2 per i prossimi 100 anni. Quello che succederà è che i nati dal 2020 in poi inizieranno a fornire il loro apporto produttivo all'economia italiana almeno 25 anni dopo, nel 2045, e che questo effetto raggiungerà il suo massimo soltanto quando saranno morti tutti gli over 25 nel 2045 inclusi ovviamente tutti i vivi nel 2015.

Quale sarebbe il ruolo dei vivi nel 2015 in questo scenario? Produrre per mantenere i pensionati ed i nuovi nati. Un compito piuttosto difficoltoso, dato che i primi sono e saranno molti di più per decenni, ed i secondi diventeranno sempre di più. Per dare numeri (arrotondati, ma guarda alle dimensioni), l'INPS spende in prestazioni 330 miliardi di Euro annui, e dato che riceve contributi solo per 230 miliardi, lo stato ogni anno deve ripianare un buco di 100 miliardi di Euro. Solo per la previdenza (l'assistenza è un altro capitolo tragico).

Quale è l'unica alternativa razionale ed auspicabile? Incentivare immigrati di qualità under 35 con cui condividere quel ruolo, e suddividere con questi i costi per mantenere i pensionati ed i nuovi nati. Si possono fare altre cose per mitigare il problema, ad esempio passare tutte le prestazioni, anche quelle in essere, al contributivo, riforma con cui si recupererebbe qualche decina di miliardi ogni anno, ma non si risolverebbe il problema, determinato dal fatto che le generazioni over 40 sono molto più grandi delle under 40.

Il disoccupato italiano oggi è disoccupato almeno nello 80% dei casi perché la struttura demografica è totalmente sbilanciata.

Gli effetti di questo sbilanciamento sono: collasso del mercato interno, aumento della pressione fiscale, aumento della pressione contributiva, proibizione della redistribuzione territoriale, fine della convergenza tra le aree del paese, compressione degli investimenti in conto capitale, declino, mancato sviluppo.

Dato che non abbiamo la macchina del tempo, l'unica opzione moralmente accettabile è quella di incentivare l'immigrazione di 25-30 milioni di immigrati nei prossimi 25 anni, di cui 6 nei prossimi 2 o 3 anni (lo scenario centrale di previsione dell'INPS prevedeva 16 milioni e mezzo di immigrati, io personalmente li vorrei spalmare in maniera più intelligente tra le varie coorti d'età).

Altrimenti rassegnarsi ad una vita di schiavitù generazionale, o emigrare.

Saturday, 15 August 2015

Italia 2040 lo scenario di previsione centrale dell'ISTAT: 16 milioni e mezzo di immigrati!

Lo scenario di previsione centrale dell'ISTAT per la popolazione italiana nel 2040 richiede che nei prossimi 25 anni l'Italia riceva una immigrazione netta di 16 milioni e mezzo di persone.

In luce del rallentamento dell'immigrazione e dell'aumento dell'emigrazione negli ultimi anni, spero che chiunque usi quello scenario centrale dell'ISTAT per fare previsioni sulla sostenibilità magari del sistema previdenziale, lo usi con un bel po' di sale, altrimenti i conti del paese sballeranno molto rapidamente.

ISTAT 2040 centrale 16485589 v2

Friday, 9 January 2015

PIL pro capite Regionale Italiano vs British Regional per capita GDP

Per capita GDP comparison among british and italian regions (the percent column uses as index the GDP of Lombardia).

Regioni britanniche ed italiane a confronto per PIL pro capite (la colonna percentuale usa come indice il PIL della Lombardia).

Region | Regione GDP|PIL           %
UK Inner London 86,000 254%
UK North Eastern Scotland 42,700 126%
UK Berkshire, Buckinghamshire and Oxfordshire 38,400 113%
IT Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen 37,700 111%
IT Lombardia 33,900 100%
IT Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 33,700 99%
IT Emilia-Romagna 32,100 95%
UK Cheshire 31,700 94%
IT Provincia Autonoma di Trento 31,200 92%
IT Veneto 30,200 89%
IT Lazio 29,900 88%
IT Friuli-Venezia Giulia 29,600 87%
UK Gloucestershire, Wiltshire and Bristol/Bath area 29,400 87%
UK Bedfordshire and Hertfordshire 28,700 85%
UK Surrey, East and West Sussex 28,700 85%
IT Piemonte 28,200 83%
IT Toscana 28,200 83%
UK Hampshire and Isle of Wight 27,400 81%
IT Liguria 27,200 80%
UK Eastern Scotland 26,200 77%
IT Marche 26,100 77%
UK East Anglia 25,200 74%
UK West Yorkshire 25,000 74%
UK Leicestershire, Rutland and Northamptonshire 24,800 73%
UK East Wales 24,500 72%
UK Greater Manchester 24,200 71%
UK Outer London 24,100 71%
UK North Yorkshire 24,000 71%
UK Herefordshire, Worcestershire and Warwickshire 24,000 71%
UK South Western Scotland 23,800 70%
IT Umbria 23,700 70%
UK West Midlands 23,300 69%
UK Essex 23,000 68%
UK Derbyshire and Nottinghamshire 22,700 67%
UK Kent 22,700 67%
UK Dorset and Somerset 22,500 66%
IT Abruzzo 22,400 66%
UK Cumbria 22,300 66%
UK Northumberland and Tyne and Wear 22,200 65%
UK Merseyside 21,600 64%
UK Devon 21,600 64%
UK East Yorkshire and Northern Lincolnshire 21,500 63%
UK Highlands and Islands 21,500 63%
UK Lancashire 21,000 62%
UK Northern Ireland 21,000 62%
UK Shropshire and Staffordshire 20,700 61%
IT Molise 20,100 59%
UK South Yorkshire 20,000 59%
UK Lincolnshire 19,800 58%
IT Sardegna 19,700 58%
UK Tees Valley and Durham 19,100 56%
IT Basilicata 18,300 54%
UK Cornwall and Isles of Scilly 17,300 51%
UK West Wales and The Valleys 17,200 51%
IT Puglia 17,100 50%
IT Sicilia 16,600 49%
IT Calabria 16,400 48%
IT Campania 16,000 47%

Eurostat data 2011 | Dati Eurostat 2011

Sunday, 19 October 2014

Riflessione sulla eterogenesi dei fini

Da qualche giorno sono iscritto ad un comunità su Facebook di Italiani a Londra.

Ad un certo punto sono finito in un thread il cui OP sosteneva che ci fosse chi utilizzasse tale comunità "per doppi fini".

Questo è stato lo spunto che ha dato l'inizio ad una concisa riflessione personale su quali fossero i fini della mia partecipazione a tale comunità.

Il testo che segue è praticamente verbatim dalle riflessioni fatte originalmente sul thread in questione, che ho iniziato chiedendo all'OP primariamente cosa intendesse per "doppi fini" e secondariamente quale "quale sarebbe il fine principale di questo gruppo?".
In tutta sincerità, sono finito in questo gruppo perché chi mi ha invitato a parteciparvi, come mi ha altresì invitato a iscrivermi a gruppi come Bambocci in Fuga o altri gruppi simili, lo abbia fatto, immagino, per condividere implicitamente una sua personalissima ricerca epistemologica sull'osservabilità dei percorsi di comprensione potenzialmente affini, se non proprio atti, a proporre spiegazioni razionali a questioni come "Perché stanno arrivando una marea di cittadini Italiani a Londra?" oppure "Perché l'Italia è in depressione?" oppure "Perché l'Italia è l'unico paese sviluppato delle sue dimensioni che nella storia dell'umanità abbia sperimentato una recessione a tripla convessità?" (incidentalmente, recentemente anche la Finlandia, ma è molto più piccola) oppure "Perché l'Italia ha subito 25 anni di stagnazione" oppure "Perché l'Italia è in declino da 15 anni?". 
Nella particolare selezione delle popolazioni osservate, è insito che mi abbia voluto suggerire un particolare percorso di ricerca, l'indagine sul capitale umano contemporaneo, che suggerisce una problematica eterogenesi delle cause che personalmente stento ad accettare. Attenzione, è una congettura verosimile, e come in ogni problema complesso, deve necessariamente giocare un ruolo, ma a mio modo di vedere questo non è un ruolo da protagonista, quanto da comprimario. 
Il problema dell'Italia e degli Italiani non è soltanto, anzi dovrei certamente dire non è ormai soltanto, una generale mancanza di comprensione della realtà e di preparazione alla stessa, mancanza determinata da un sistema scolastico, accademico e lavorativo fuori dagli schemi dominanti nel resto del pianeta, dominanti non perché imposti da fantomatiche élite più o meno fantasiosamente nascoste ma perché naturalmente emersi nel corso di un poco sorprendente processo evolutivo ed adattativo, processo a cui purtroppo l'Italia ha smesso di correlarsi proattivamente almeno dal 1970. 
Il problema, visibile a qualsiasi povera Cassandra, e qui non parlo di sistemi informatici ma il riferimento è quello classico, è che in Italia, come in Giappone, in Spagna o in Germania o in tutti quei paesi in cui decenni di scelte scellerate hanno portato alla situazione attuale, non c'è più mercato interno, o comunque non c'è più un mercato interno all'altezza degli investimenti in conto capitale del sistema paese, e quando parlo di conto capitale, parlo sia di infrastrutture che di capitale umano. 
Il mercato interno è stato asfissiato non dalle politiche di austerità, dall'adozione dell'Euro o da mille altre più o meno improbabili piccoli eventi, ma dalla eccessiva contrazione demografica, che non è stata contrastata per almeno 3 decenni, se non con il palliativo di una blanda politica di immigrazione, senza alcun incentivo reale all'immigrazione di qualità o a politiche per il sostegno alla fertilità.
A questo punto mi è stato suggerito trasversalmente che il livello della conversazione della comunità non è generalmente sullo stesso registro da me utilizzato, osservazione a cui ho risposto che dato che da una rapida, ed ammetto fortuita, ricognizione l'OP pare abbia seguito studi letterari a livello accademico, nonostante quello che io pensi delle università italiane in generale, e cioè che il loro unico scopo storico, che ne appesantisce tuttora in maniera ingiustificabile l'efficienza e l'utilità, non fosse stato certo quello di preparare gli studenti alla vita reale o al mondo del lavoro, ma semplicemente quello di selezionare le nuove potenziali leve della casta accademica, continuo a sostenere che chi ha partecipato a quel tipo di percorso accademico debba essere più che capace di leggere sia quanto ho espresso letteralmente, sia quanto semanticamente suggerito in maniera più o meno implicita.

A questo punto, e sperando non sia necessariamente una chiosa, sono tornato alla questione primigenia, e cioè cosa si intendesse come "doppio fine" nella partecipazione ad una tale comunità, puntualizzando che non vorrei che le riflessioni sopra riportate venissero considerata come un fatuo prolegomeno ad una vuota collezione di supercazzole eterovestite da margaritas ante porcos.

Saturday, 15 June 2013

Tayyippuccio Scelebano e parricidi Tayyippisti

Analogamente agli eventi che si stanno svolgendo correntemente in Turchia, anche in Italia, nel dodicesimo anno della Repubblica e di potere democristiano, ci furono grandi proteste in tutte le città, che iniziarono da Genova e si estesero in tutto il paese. La scintilla fu ovviamente molto diversa, ma il problema di fondo era simile, una grande parte della società italiana, non una maggioranza ma numericamente consistente, riteneva, non a torto, che i democristiani governassero contro di loro, ed incapacitati dai risultati elettorali e dalle dinamiche politiche, ad un certo punto, magari non del tutto motu proprio, portarono in strada ed in piazza le loro rimostranze. I capoccia democristiani in quel frangente (Gronchi e Tambroni da un lato, ma soprattutto Andreotti, Spataro, Gonella, Scalfaro e tanti altri nel segno di Scelba dall’altro) mandarono loro contro la polizia Scelbana, o dovremmo dire Scelebana, ed i carabinieri, probabilmente altrettanto Scelebani se non peggio, ed il risultato furono morti e feriti in quantità per un paio di settimane, morti e feriti che portarono alle dimissioni del governo, ed influenzarono sensibilmente le dinamiche politiche precedentemente in atto, anche se fu un processo lento, tant’è che sul breve Scelba ritornò al Viminale, da dove riuscì a vedere addirittura sloggiare il suo capo nominale, Fanfani, che il 29 Marzo del 1961 se ne andò a casa dei Chigi, portandosi dietro baracca e burattini e spedendo definitivamente le feluche alla Farnesina.

Ma Recep Tayyip Erdoğan non è soltanto un Mario Scelba, perché anche se il Siciliano di ferro ha avuto una notevole influenza nel plasmare la società italiana del dopoguerra, la magnitudine di questa influenza non è paragonabile all’impatto che l’Istanbulita di Kasımpaşa sta avendo sui Turchi contemporanei.

Nella vicenda del Parco di Ghezi, a mio avviso, Erdoğan per un po’ ha perso la Trebisonda (confermando per una volta ad alcuni i propri stereotipi ingiusti e ingiustificabilmente razzisti nel vederlo come uno stupido Laz dannatamente fortunato), e visti i suoi stessi commenti su Mubarak e Assad, ha chiaramente fatto una malafiura cosmica, tra l’altro abbastanza gratuita nello specifico, perché quando il vertice esecutivo di un paese enorme come la Turchia rischia di appendersi per le palle impuntandosi su quello che fondamentalmente è un problema locale, uno si domanda giustamente se tutte le rotelle siano a posto, o se dare conto alle voci che insistono nel sostenere un suo tornaconto personale nella tentata speculazione immobiliare. Questo detto, a me ad oggi Tayyippuccio, se non Scelba, più che Mussolini o Hitler, ricorda la Thatcher, un capo del governo che prendendo decisioni e rischi importanti, ha cambiato un grande paese, ma che sul lungo andare si fece abbattere non dalle urne, ma dai suoi stessi commilitanti, perché il potere le aveva chiaramente dato alla testa. A vostra scelta “cumannari è megghiu ca futtiri”, o anche “the strongest poison ever known came from Caesar’s laurel crown”. Se i Turchi fossero come gli Italiani degli anni ’50 (quelli di oggi no, incapaci di gettare tra le macerie un monumento al fallimento come Berlusconi), i coltelli affilati sarebbero fuori da un pezzo, ma l’AKP riuscirà a compiere un parricidio rituale? Dopo aver visto Deniz Baykal portare a casa le cuoia dopo aver perso 4 elezioni, ne dubito, ma chissà, magari qualcuno mi vorrà sorprendere. Riusciranno i Tayyippisti a compiere quel parricidio, si spera ovviamente soltanto rituale, che i Kemalisti non sono mai riusciti a mettere in atto?

[pubblicato su IstanbulAvrupa il 15 Giugno 2013]

Thursday, 7 March 2013

M5S en España

Una pregunta sobre el M5S. Sabrìa decirme si es necesario militar en el partido para estar en el como participante, como ciudadano que trabaja en M5S? Como funciona internamente a groso modo el M5S? Si que he leido que para formar parte de el no se debe miiltar en otro partido… pero a ver si podria ayudarme en eso. Grazie.
@David: el M5S no es un partido, sino un movimiento, y se organiza de abajo hacia arriba. La célula base del movimiento es el Meetup, hay muchos en todo el mundo, yo mismo he sido miembro de uno en Londres desde 2006, todavía soy seguro que hay muchos en España también.
No es necesario ser un ciudadano italiano por participar en el Meetup, y si se inscribe a un Meetup y sus actividades, no es necesario militar formalmente en el M5S, por ejemplo yo nunca me uní formalmente en el M5S, y también yo participo activamente en otros movimientos con finalidades que se superponen.
Este es el Meetup “nacional” en España:
Su próximo evento será una reunión en línea el 12 de marzo. Probablemente hablarán en italiano, pero si suficientes españoles se unirán al Meetup, se podría comenzar a organizar eventos en castellano o catalán.
Todo el mundo puede crear un Meetup:
Tiene un pequeño coste, que es repartido entre los miembros.
Tienes que poner la etiqueta “Beppe Grillo”, y notificar al staff del blog a través de este formulario: http://www.beppegrillo.it/meetup/members.php
Los organizadores suelen utilizar nombres como “Amici di Beppe Grillo di Trapani”, por lo que en castellano puede intentar “Amigos de Beppe Grillo de Sevilla” o “Movimiento Cinco Estrellas de Pamplona”.
Este es el programa electoral en castellano de el M5S para las recientes elecciones:
Y esto es en catalán:
Por casualidad absoluta, acabo de leer que ya hay algunos españoles que tratan de crear un Meetup. Si está interesado, mira esto: 


Friday, 9 July 2010

A quando stipendi da 120 mila Euro annui in Sicilia?

Lavoro in Inghilterra, in un paesino di poco meno di 60 mila abitanti. Qualche giorno fa durante la pause per il pranzo sono andato al locale ufficio delle poste per inviare una lettera per conto di mia moglie, e mentre tornavo in ufficio ho attraversato una zona dove vi sono diverse agenzie per la ricerca di lavoro. Una delle agenzie aveva diverse offerte per il settore in cui lavoro, quello delle tecnologie dell'informazione, per retribuzioni che andavano da 16 mila Sterline lorde (se ricordo bene per un primo impiego per lavorare con un programma gestionale molto usato, SAP) in su. La media delle retribuzioni offerte sui volantini in quella vetrino era intorno alle 40-45 mila Sterline lorde annue.

Mi ha colpito molto l'offerta più alta, 100 mila Sterline annue lorde (equivalenti al cambio odierno a 120 mila Euro annui lordi) per andare a lavorare come amministratore di database (DBA) su tecnologia Microsoft Sql Server, con esperienza in ambienti ad elevate prestazioni (la lista dei requisiti aggiuntivi non era comunque lunghissima, anzi).

In realtà, anche se oggi lavoro con altre tante altre tecnologie e soprattutto a fare altro, ho parecchia esperienza con
quella particolare tecnologia, e la gran maggioranza dei requisiti per quella posizione li avrei, e conosco abbastanza bene il mercato Britannico per quella posizione, e so che mediamente per le posizioni da permanent su Microsoft Sql Server le retribuzioni vanno da circa 30 mila sterline per i meno esperti a circa 50 mila sterline per i più esperti, per cui leggere di 100 mila Sterline mi ha colpito abbastanza.

Ho quindi cercato su Internet il sito dell'agenzia, ed ho trovato l'annuncio.

Nell'annuncio si nota subito che in realtà le 100 mila Sterline sono il limite massimo, l'offerta retributiva parte da 50 mila Sterline fino ad un massimo di 100 mila Sterline. Sempre un ottimo stipendio, per carità, ma almeno più in linea con il resto del mercato (Britannico, di quello Italiano o peggio Siciliano meglio non parlarne!), almeno il limite inferiore.

La cosa che però non avevo notato nel volantino sulla vetrina, e che invece mi ha colpito veramente di più alla fine, è stata scoprire che il luogo di lavoro per la posizione è Malta.

Confesso di non conoscere per nulla il mercato del lavoro Maltese, ma mi ha sorpreso veramente leggere un'offerta di lavoro con una retribuzione praticamente allo stesso livello di quelle Britanniche o comunque del nord Europa in un paese che sostanzialmente è a pochi chilometri di distanza dalle coste siciliane.

E mi chiedo: perché i Maltesi riescono ad offrire retribuzioni comparabili a quelle dei paesi più sviluppati in ambito internazionale, ed i Siciliani no? Qual'è la differenza?

L'unica risposta che mi sono dato è che i Maltesi non fanno parte della Repubblica Italiana.

Non che a far parte della Repubblica Italiana ci si perda in ogni caso, anzi, ci sono aree del paese che hanno giovato tantissimo dall'unificazione, ad esempio il Veneto e gran parte della cosiddetta Padania, aree poverissime per secoli fino ad oltre la metà del XIX secolo, ed in cui le traccia della povertà ataviche sono rimaste fino a pochi decenni fa, pensiamo ad esempio alla piaga della pellagra, ma a quanto pare alla Sicilia ed ai Siciliani non riesce proprio di far fruttare questa benedetta, o maledetta, dipende dai punti di vista, unità.

Ad ogni modo, se tra voi c'è qualche informatico, qualche ingegnere, magari qualche DBA, e lavorare ad una mezz'ora di aereo (ma forse saranno anche venti minuti) dalla Sicilia non vi scoraggia, ora sapete che magari uno sguardo a Malta glielo potreste dare, non soltanto dal punto di vista turistico, ma anche lavorativo!

Friday, 11 December 2009

Sulle svalutazioni monetarie

Tante persone pensano che la svalutazione della moneta possa essere una via di uscita semplice dalle crisi economiche.

Per quanto mi riguarda, per quante ne so e per quanto ne ho visto (oramai svalutazioni ne ho subite abbastanza, in 3 valute differenti) le svalutazioni, oltre ad essere moralmente sbagliate (ad esempio colpiscono i risparmiatori) e politicamente discutibili (è uno strumento mercantilista, con cui si cerca di guadagnare artificiosamente competitività, un pilastro del "beggar thy neighbour"), non sono una via d'uscita, ma servono o a ritardare o al massimo a postporre interventi strutturali necessari e dolorosi, che la classe politica, per amor di poltrona, non si sente in grado di realizzare.

In generale è ben più raccomandabile il modello Canadese, dove a cavallo della metà degli anni '90 una parte politica (il partito Liberale) si è preso la responsabilità di spiegare agli elettori che la situazione corrente era insostenibile, che si sarebbero dovuti effettuare interventi strutturali dolorosi ma necessari, che li ha effettuati ed ha garantito al paese 15 anni di vacche grasse (ed ancora oggi dei fondamentali spettacolari).

Mentre potrebbe apparire che in alcuni casi, ad esempio quello del Regno Unito nella recessione del 1991-92, la svalutazione possa aver contribuito ad uscire in scioltezza da una recessione, è pur vero che in molti di questi casi le riforme strutturali pesanti le avevano iniziate a fare da ben prima, 10 anni nel caso del Regno Unito, e le hanno continuate a fare durante e dopo. Quello che ha consentito i 17 anni di crescita durante i governi di Sir Major, Mr. Blair e Mr. Brown sono le riforme strutturali, non la svalutazione.

In realtà infatti i sistemi paese da 57,7 milioni di abitanti e PIL da $1033 miliardi, com'era ad esempio il Regno Unito nel 1991, sono sistemi dotati di una inerzia immane, e quando anche fai degli interventi strutturali, alcuni modificano il sistema in tempi brevi, altri in tempi più lunghi. Il Regno Unito nel 1991 era nel mezzo del guado, e ovviamente la svalutazione è tra gli strumenti che gli permisero di non affogare, ma personalmente non esagererei le virtù taumaturgiche di quello che rimane un espediente per ritardare o posticipare decisioni necessarie.

Se parliamo di "espedienti" come le "svalutazioni", dobbiamo avere chiaro in mente che questi in realtà sono soltanto palliativi. Se non risolviamo i problemi di fondo (Perchè non siamo competitivi? Perchè gli altri producono di più? Perchè il mercato interno ristagna? Come viene distribuita tra la popolazione la ricchezza prodotta?) quello che ottieniamo è al massimo un "tirare a campare", e se c'è una qualche tempesta l'unica cosa che ci rimane da fare è "chiudere gli occhi e pregare".

In generale "giocare" con i cambi non è quasi mai una buona idea, ad esempio la crisi Giapponese è nata determinata dall'imposizione da parte degli USA di una serie di rivalutazioni, dopo l'accordo del Plaza Hotel nel 1985, l'USD perse il 51% in 2 anni, e la rivalutazione continuò anche dopo la fine dell'intervento delle banche centrali, tant'è che nel nel 1995, 1USD valeva appena 79JPY (meno di 1/3 del valore che aveva 10 anni prima, giusto prima del Plaza Agreement), il che fece per un breve periodo del Giappone l'economia più grande del pianeta, tant'è vero che i Giapponesi la chiamano 円高不況 (Endaka Fukyo, "la recessione dell'alto Yen").

La rivalutazione causò a partire dal 1986 la più grande bolla immobiliare speculativa di tutti i tempi, ad un certo punto in certi quartieri di Tokyo a fine anni '80 gli appartamenti venivano venduti a 1 milione di USD (di quegli anni) al metro quadro (si, al metro quadro), 10 anni dopo lo scoppio della bolla quegli appartamenti valevano 10 mila USD a metro quadro, meno dell'1% del loro "valore" al picco (e se anche considerassimo tutto lo stock immobiliare, il calo è stato del 90%), e ciò non ostante Tokyo era ancora la città con gli immobili più cari del pianeta.

Lo Yen fu rivalutato artificialmente, ci fu un concerto dei partner commerciali principali che mise i Giapponesi con le spalle al muro, ed i politici Giapponesi accettarono (tra l'altro più volte). Sapevano che rischiavano una crescita rallentata, o anche la recessione, quello che li ha fregati è stato non aver saputa gestire la bolla speculativa interna. Uno dei problemi che molti notano è che spesso gli interventi sui cambi sono molto più dannosi delle malattie che cercano di curare. Di nuovo, certe pratiche sono facilmente giustificabili per i piccoli, perchè altrimenti cadrebbero facilmente preda di attacchi speculativi, ma non per i grandi o quelli sistemicamente importanti (che ne possono ovviamente usufruire di tanto in tanto, ma rendendosi conto che rischiano di fare più danni di quelli che vorrebbero evitare).

Uno dei motivi principali per cui la Cina (e compagnia cantante, in Asia sono in tanti ad intervenire sui cambi) si rifiuta di rivalutare, è proprio perchè il miracolo Giapponese è terminato con la rivalutazione, il Giappone non s'è mai veramente ripreso, ed i Cinesi (e compagnia cantante) sono comprensibilmente riottosi a prendere quella strada.

Dato che diversi fondamentali demografici (popolazione in invecchiamento) e comportamentali (accentuata propensione al risparmio) sono evidentemente simili, comprendo la ritrosia, ma purtroppo una rivalutazione dello Yuan e una necessaria espansione del mercato interno basata sul consumo e non sull'investimento per l'aumento della capacità produttiva sono eventi inevitabili (in realtà ci sono altre possibilità, che so, guerre atomiche, invasioni di extraterrestri, ritorno al medioevo, divisione del pianeta in mercati con protezioni reciproche, ma mi attirano generalmente meno).

Che la svalutazione possa essere un "espediente" che in certi casi estremi possa avere una validità, non lo si può ovviamente negare. Quello che nego è che sia una soluzione, semplicemente può contribuire (non funziona sempre) a rimandare delle riforme strutturali, che sono la ragione della crisi. Tra l'altro, avendo come ricordato prima già subito diverse svalutazioni in 3 valute differenti, per esperienza personale chi subisce la svalutazione, chi si impoverisce, sono i risparmiatori nella valuta svalutata (nel mio caso, io :)).

Nel caso di paesi molto poveri ed a povertà diffusa, e che abbiano un peso specifico piccolo, una svalutazione competitiva in fondo è un peccato veniale, anche perchè hanno in fondo il beneficio dell'insignificanza. Nel caso di paesi come l'Italia, che hanno un patrimonio complessivo di oltre 9000 miliardi di Euro (stima di Banca d'Italia), è un peccato mortale, equivale a bruciare centinaia (se non migliaia) di miliardi che si potrebbe estrarre e riutilizzare in maniera più proficua per tutti.

Spesso i politici purtroppo mancano sia di coraggio che di sincerità.
Quando si passa per tirare la cinghia manovre come quelle adottate ad esempio dal Sig. Prodi per far entrare nella zona Euro la Repubblica Italiana, e quello che alla fine la popolazione ha percepito di quel tirare la cinghia sono 50 Euro una tantum, ovviamente non possiamo parlare di riforme strutturali, nè aspettarci vacche grasse in futuro in risposta ad un qualche sacrificio completamente inadeguato rispetto a quelli necessari.

Prodi e D'Alema onestamente qualcosa hanno fatto (anche Berlusconi, molto meno di quanto ci si potesse aspettare comunque), ma troppo poco e per troppo poco tempo.

Questo del coraggio dei politici, è un discorso che tocca tutti i sistema paese del mondo, non solo la Repubblica Italiana. Tanti ad esempio ritengono che la Corea del Sud non si meritasse la crisi del 1997. Non sono un esperto di economia Coreana, e però ho visto con i miei occhi i Chaebol, non in Corea ma in Turchia, mia moglie ha lavorato per qualche anno per Toprak Holding, una conglomerata che faceva di tutto, e che si finanziava tramite una propria banca (Toprak Bank), un accrocchio incestuoso che era destinato a crollare, come sono crollate buona parte delle conglomerate simili che fino alla fine degli anni '90 dominavano l'economia Turca.

Il problema della Corea era che probabilmente quello che competeva con il resto del mondo, ma i competitori erano perlopiù specialisti, quindi generalmente con produttività più alta e molto più efficienti, quando i salari sono cresciuti, le conglomerate Coreane si sono ritrovate senza più il pavimento sotto i piedi (ed il governo Coreano ha le sue colpe, anzi, ha le colpe maggiori, prima perchè ha fallito nel suo compito di indirizzo, e poi perchè hanno avuto una reazione lentissima nonostante avessero la possibilità di fare molto di più).

L'immutabilità dell'ambiente è una illusione. Quando la crisi ha colpito la Corea, come già notato, la struttura produttiva Coreana era già diventata meno competitiva e produttiva rispetto a quella dei suoi competitori, ed i Chaebol erano parte del problema.

Tra l'altro, i Chaebol non li hanno mica inventati i Coreani, prima della seconda guerra mondiale in Giappone c'erano gli Zaibatsu, e ancora più indietro nel tempo la seconda rivoluzione industriale generò i Konzern bancario industriali Tedeschi, e per tornare ai giorni nostri, l'industrializzazione ne ha generati in Turchia, vedi il già citato Toprak, e poi Sabanci, Koç e tanti altri, e se la legge glielo permette ce ne saranno sicuramente altri altrove, ed in tutti i casi questo genere di conglomerate con commistioni incestuose tra finanza ed industria alla fine non è riuscita ad adattarsi ad ambienti cambianti, all'incremento di competitività dei competitori specializzati, ad una crisi ciclica, ad un aumento dei salari, ad una presa di posizione legislativa contro i cartelli, etc ..

Onestamente, chiunque abbia tenuto in mano un libro di storia economica, sa che questo tipo di conglomerata è destinata a finire male, con conseguente crisi strutturale per quei sistemi paesi che non hanno prevenuto.

Incidentalmente, mi par di aver capito che sia diffusa l'opinione che nel caso in questione sia i governi liberali che quello fascista in Italia abbiano sostanzialmente prevenuto che il fenomeno diventasse eccessivo, politica tra l'altro perseguita scientemente da buona parte dei governi del dopoguerra, per cui volendo c'erano esempi a cui la Corea avrebbe potuto attingere, ed in fondo, la realtà è che se si lascia fare, queste conglomerate diventano potentissime, ed influenzano non poco i governi, com'è appunto avvenuto in tutti i casi citati sopra, a volte con conseguenze mostruosamente deleterie, vedi ad esempio la storia e il motivo della fine degli Zaibatsu.

Nella vita ci vuole coraggio. Gli esseri umani fondamentalmente non sono stupidi, se gli spieghi quali sono i problemi, e gli fai capire che per risolverli non li penalizzerai più del loro vicino, li puoi convincere che certe decisioni bisogna prenderle. Ovviamente se per vincere un'elezioni prometti di cancellare l'ICI, e poi per giunta lo fai pure, diciamo che prendi la direzione opposta a quella necessaria.

Adattato da alcune risposte su ILI.

Thursday, 10 December 2009

Ma i tributi sugli immobili sono una follia?

La Banca d'Italia stima che il sistema paese Italia abbia accumulato dal dopoguerra ad oggi qualcosa come 9000 miliardi di Euro di ricchezza (circa 150 mila Euro per residente).

D'altro canto, il sistema paese produce spannometricamente 1500 miliardi di Euro l'anno, con un debito pubblico prossimo ai 1650 miliardi di Euro, che comporteranno per il 2009 il pagamento di interessi per la bellezza di quasi 81 miliardi di Euro (tasso medio corrente circa 4.9%).

A me sembra ovvio che se gli Italiani hanno in tasca (perlopiù sopra la testa) 9000 miliardi di Euro, pagarne 81 solo per mantenere il debito pubblico al livello corrente estraendoli perlopiù dalle tasche dei lavoratori non mi sembra sensato.

Che poi:
- se gli Italiani hanno 9000 miliardi, una delle ragioni è certamente quella che tante politiche adottate da tanti governi in questi 60 anni hanno funzionato, gli interventi che hanno causato il debito pubblico hanno avuto effetti moltiplicativi benefici.

- quello che non ha funzionato è stata l'incapacità della politica a spiegare agli Italiani, guardate, abbiamo esagerato con il debito (non mi dilungo sulle cause, ma c'è solo l'imbarazzo della scelta), ci troviamo in crisi di liquidità, se non rimettiamo a posto la baracca, non si cresce più, c'è da fare sacrifici (e non parlo di 50 Euro una tantum, che se lo rileggo ancora mi tocca buttarmi sul pavimento).

- fondamentalmente, gli immobili hanno valore perchè si fanno investimenti alle infrastrutture che li servono. Probabilmente 20 milioni di Euro spesi all'aereoporto di Trapani conservativamente aumentano il valore degli immobili a Trapani del 10% (è un caso limite, perchè erano gli immobili meno cari del sistema paese, mentre fino dagli anni '70 al 2004 gli investimenti infrastrutturali in zona erano stati praticamente nulli, ma il meccanismo è quello).

- le infrastrutture che servono gli immobili (strade, ferrovie, aereoporti, illuminazione, parchi, parcheggi, acqua, fognature, gestione dei rifiuti, produzione dell'energia, trasporto dell'energia, ospedali, stadi, piscine, scuole, telecomunicazioni, forze dell'ordine, vigili del fuoco) vanno costruite, aggiornate, mantenute, usate, e per tutto questo costa. Alcune di queste cose ha senso farle pagare perlopiù agli utilizzatori diretti, altre le devono pagare tutti (ospedali, polizia).

Ora tutte queste cose non determinano parte del valore di un immobile? Se cercassero di venderci una villa come quella di Berlusconi in Sardegna, ma a Mogadiscio, e ci dicessero che tra i vantaggi avremmo quello di non dovere pagare l'ICI, non ci metteremmo a ridere?

Adattato da una risposta su ILI.

Monday, 30 November 2009

"Figlio mio, lascia questo Paese"

Oggi La Repubblica pubblica un articolo titolato "Figlio mio, lascia questo Paese" a firma di Pier Luigi Celli, Direttore Generale dell'università Luiss Guido Carli di Roma.

Su Wikipedia leggo però che l'autore è stato od è:
  • Direttore Risorse Umane dell'ENI dal 1985 al 1993
  • Direttore Personale e Organizzazione in Enel dal 1996 al 1998
  • Direttore generale della RAI dal 1998 al 2001
  • fra i manager partecipi dello start-up di Omnitel
  • fra i manager partecipi dello start-up di Wind
  • Presidente di IPSE2000 dal 2001 al 2002
  • Membro del Consigli di Amministrazione di Lottomatica
  • Membro del Consigli di Amministrazione di Hera SpA
  • Membro del Consigli di Amministrazione di Messaggerie Libri.
Mentre devo confessare che non ho esperienza di prima mano di tutte le suddette, mi è capitato negli anni di sentir descrivere l'ambiente lavorativo di alcune delle precedenti in termini non proprio lusinghieri, almeno per quanto riguarda meritocrazia, necessità di raccomandazioni da parte di politici e tipologie di contratti di lavoro non proprio entusiasmanti, almeno per quanto riguarda l'ambito IT.

Mi chiedo allora, e non è una domanda retorica, se debba considerare l'autore come un Don Quixote che chissà come finiva suo malgrado a ricoprire incarichi dirigenziali nel Gotha dell'imprenditoria Italiana e che ha passato la sua vita a combattere contro i mulini a vento, e leggere la lettera come l'ammissione della sua sconfitta, o come il pianto di un vecchio alligatore che ad una certa età si è reso conto di aver passato la vita ad ingozzarsi di figli e nipoti, e leggere la lettera come il lacrimone dopo l'indigestione?

Wednesday, 28 October 2009

Il dominio della legge nella Repubblica Italiana

Nella Repubblica Italiana non c'è domino della legge.
I processi, fino all'ultimo grado, dovrebbero durare al massimo 1 anno. Quando durano 25 anni, rendono le leggi, anche le migliori, inapplicabili ed inutili. A cosa serve riformare il mercato del lavoro, le pensioni e quant'altro, se tanto chi vuole approfittarsi di te ha più possibilità di sfruttarti a suo piacimento che di doverne pagare eventuali conseguenze un giorno lontano?
E quindi via di stage non pagati, tirocini che vanno avanti per anni, contratti a progetto o partite IVA che mascherano rapporti di dipendenza, di sudditanza, se non di vera e propria servitù.
L'articolo 3 della Costituzione dice non solo che tutti i Cittadini dovrebbero essere uguali davanti alla Legge, ma anche che dovrebbero pari opportunità di fare carriera in virtù dei loro meriti. Lo Stato Italiano che fa in merito? La riforma Biagi, che in pratica formalizza la divisione dei lavoratori tra i protetti dallo Statuto dei Lavoratori e quant'altro e da quelli che non hanno nessuna garanzia e protezione, e finiscono inevitabilmente a vivere una vita senza opportunità aspirando al massimo alla sopravvivenza materiale?
Di riforme necessarie ce ne sono da fare tante (abolizione dell'articolo 18, equiparazione dei consulenti ai dipendenti, laurea a 21 anni per il 75% degli iscritti, ammortizzatori sociali veri, pensioni a 70 anni, cassa unica per tutti, licenziamento del 10-20% degli statali) ma senza dominio della legge non si va da nessuna parte.

Thursday, 30 July 2009

Il telelavoro, i benefit del XXI secolo ed i lavoratori italiani

originally published on it.lavoro.informatica the 30th July 2009

Salve,
giusto per portare un contributo ad un tema spesso discusso su questo gruppo di discussione.
Il mio datore di lavoro attuale cerca di supportare in tutte le maniere possibili chi vuole lavorare in telelavoro.
Mettono a disposizione computer e laptops, telefono voice-over-IP (prima anche telefono analogico), contratto broadband, telefonini, blackberry, broadband dongle (le chiavette usb per connettersi tramite UMTS).
Jeri ad una riunione il CEO invitava gente ad usufruire della cosa (ricordo a memoria che citava il fatto che "siamo nel XXI secolo").
A quel punto mi sono ricordato che ho un amico (che lavora per una società a proprietà Italiana a Londra) che spesso ottiene di poter fare telelavoro da casa sua in Sicilia. Se ne va 2-3 settimane in Sicilia (per ora è a San Vito Lo Capo ..), lavora da remoto le sue 8 ore al giorno (probabilmente anche qualcosa in più), ed ad esempio per adesso il resto del tempo la passa in spiaggia.
Personalmente attualmente non sono molto tentato dalla cosa, mi piace la vita d'ufficio, ma possibilmente qualche volta in futuro proverò (magari quando avrò qualche figlio da vedere crescere).
I motivi per cui cose come il telelavoro vengono utilizzate piu' frequentemente all'estero che non in Italia sono tanti, ma IMVHO uno dei punti principali e' la maggiore responsabilizzazione e conseguente valorizzazione dei dipendenti.
In Italia, cose come l'articolo 18 e buona parte dello statuto dei lavoratori, oppure come i contratti collettivi nazionali sono nate in un periodo differente, con esigenze differenti. La maggior parte delle persone lavorava nell'industria, c'erano milioni di operai generici, con poca scolarizzazione e ancor meno specializzazione.
Al giorno d'oggi, la maggior parte delle persone, probabilmente anche in Italia e sicuramente di chi partecipa/legge questo gruppo, lavora nei servizi.
Il quadro normativo e l'eredità storica del mercato del lavoro italiano forzano queste persone ad essere considerate un po' come moderni operai, quando in realtà non lo sono. Il livello di specializzazione, impegno e conoscenze richiesto ad un amministratore di sistema che debba risolvere problematiche come la delegazione di una autenticazione kerberos, oppure di un programmatore che deve velocizzare del 90% la velocita' di esecuzione di una query è impensabile in un operaio generico, e dovrebbe tendere a far considerare queste persone più come professionisti, indipendentemente dai titoli di studio, che appunto agli operai.
I lavoratori Italiani, per ottenere i benefit del XXI secolo, tecnologici e non, devono per prima cosa ottenere un quadro normativo che permetta loro di non essere più considerati dei semplici ingranaggi generici e semplicemente sostituibili, ma dei talenti, e questo passa certamente per una completa rivisitazione di cose come l'articolo 18.

Wednesday, 27 August 2008

Il consolato Italiano a Londra non concede il visto a mia moglie perché mia moglie è residente nella UE

[Il consolato Italiano a Londra non concede il visto a mia moglie perché mia moglie è residente nella UE. Dato che la cosa è chiaramente assurda, ho scritto alla sezione Italiana di SolvIT(solvit@palazzochigi.it) sperando che possano intervenire, non soltanto per mia moglie, ma per tutti i familiari non comunitari dei cittadini della UE.]

Al Centro Solvit in Italia,
presso il Dipartimento Politiche Comunitarie
Presidenza Consiglio Ministri
A chi di competenza,

Per conoscenza al Console Italiano a Londra,
presso il Consolato Generale d'Italia a Londra,

Sono un cittadino Italiano residente a Londra da poco meno di 3 anni, regolarmente iscritto all'AIRE.

Il consolato Italiano a Londra non concede un visto Schengen di tipo C a mia moglie perché mia moglie, cittadina Turca, è residente nella UE (nel Regno Unito, ha da poco ottenuto una "Residence Card" Britannica valevole per i prossimi 5 anni), ed a quanto pare questo avviene in ottemperanza ad una interpretazione dell'implementazione della Direttiva 2004/38/CE.

Io sono dell'avviso che l'autorita' Italiana (che al momento non so quale sia) che ha vietato ai consolati di concedere visti ai congiunti già residenti nella UE dei cittadini Italiani per visite di breve durata lo ha fatto in spregio dello spirito e della lettera della Direttava 2004/38/CE, e dopo averla letta non riesco ad immaginare che qualcuno abbia potuto interpretarla in una qualche maniera per impedire ai consolati di concedere un visto a mia moglie o a persone che si trovano nella stessa situazione.

Richiedo pertanto con la presente a Solvit di interessarsi presso le autorita' Italiane competenti per fare ottenere al piu' presto a mia moglie un visto Schengen di tipo C, per multiple entrate e con validita' pluriennale.

Dati motivi di carattere familiare (..), devo pregarVi di considerare che questa richiesta riveste per me e la mia famiglia un carattere di estrema urgenza ed importanza,

Cordiali saluti,

Alessandro Riolo


Breve descrizione del problema

Mia moglie e' una cittadina Turca. L'anno scorso, residente in Turchia, il Consolato di Istanbul le ha concesso un visto Schengen di tipo C valido per 1 anno (con il quale si può recare in tutti i paesi Schengen per 90 giorni ogni 6 mesi), e l'impiegato del consolato ci aveva anticipato che l'anno prossimo gliene avrebbe concesso uno valido per almeno 2 anni.

Quest'anno, residente nel Regno Unito, il consolato di Londra si e' rifiutato di concedere a mia moglie un qualsiasi visto di tipo C, perché mia moglie ha una "Residence Card" Britannica con la quale puo' entrare in Italia, ma purtroppo non puo' entrare in nessun altro paese dell'Unione.

Il Consolato Italiano ci ha invitato a rivolgerci al paese terzo dell'Unione dove mia moglie vorrebbe poter viaggiare.

Dato che il suo prossimo viaggio era programmato per la Spagna, siamo andati al consolato Spagnolo.

Al consolato Spagnolo ci hanno ovviamente detto (con una certa ironia) che per i congiunti dei cittadini UE dovrebbe essere il consolato di cui il congiunto è cittadino a concedere il Visto, anche perché i viaggi in Spagna o in altri paesi della UE sono occasionali, mentre il paese in cui mia moglie si rechera' con certezza piu' spesso per motivi familiari è ovviamente l'Italia.

Ci hanno anche confermato che la "Residence Card" Britannica non ha per la Spagna nessun valore (come sostituto di un visto), e che per entrare in Spagna mia moglie ha bisogno almeno di un visto di tipo C, e che era per tutti conveniente e sensato se a concedercelo fosse il Consolato Italiano.

Ci siamo rivolti di nuovo al consolato Italiano, ed il Console ci ha detto telefonicamente che è al corrente del problema, che è dovuto a un qualche cavillo dell'implementazione della Direttiva 2004/38/CE che è stato loro comunicato a Febbraio 2008, che loro hanno fatto presente a Roma il problema, ma che al momento purtroppo gli viene impedito loro (immagino da una qualche autorità competente) di rilasciare visti ai congiunti extraeuropei dei cittadini Europei nel caso essi siano in possesso di un documento che ne attesti la residenza all'interno della UE.

A quel punto si è scusata per il problema, mi ha confessato che molte altre coppie hanno avuto lo stesso problema, non mi è riuscita a dare su due piedi una indicazione precisa su quale sia esattamente la legge o il regolamento alla radice della questione, e ci ha detto che avrebbe chiamato il Consolato Spagnolo, avvertendoli del fatto che avrebbero ricevuto richieste di visto da parte di congiunti di cittadini Italiani.

Il consolato Spagnolo ha accettato i documenti per la richiesta di un appuntamento, ma ci hanno detto che prima di chiamare mia moglie per un appuntamento passeranno almeno 2 settimane, e dopo passeranno almeno 4 settimane prima di ottenere il visto, sempre che sia possibile ottenerlo, dato che in definitiva mia moglie probabilmente si recherà piu' spesso in Italia che in Spagna, e che loro si aspettano sia l'Italia a fornirle il visto, non la Spagna o nessun altro paese della UE.

In contrasto (e come previsto dalla legge Italiana), i Consolati Italiani forniscono visti ai coniugi dei cittadini Italiani in priorità rispetto alle altre richieste, come per nostra esperienza l'anno passato usualmente in 24 ore o meno (così come fanno i Consolati Spagnoli per i coniugi dei cittadini Spagnoli, e cosi' via).

Il tutto è francamente assurdo. La Direttiva 2004/38/CE dovrebbe facilitare la libera circolazione dei cittadini UE e dei loro congiunti, non limitarla. L'autorità competente Italiana dovrebbe aiutare la libera circolazione dei propri cittadini e dei propri congiunti, non impedirla.


Avete avuto uno scambio di corrispondenza con l'autorità pubblica summenzionata? In caso affermativo, indicare le date e una breve sintesi del contenuto (potete successivamente inviare per posta copie di lettere, fax ect.)

Avevo inviato una email alla sezione Visti del Consolato Generale d'Italia a Londra per chiedergli se c'era qualche impedimento alla richiesta del visto (in realtà pensavo a problematiche connesse all'iscrizione all'AIRE o alla registrazione del matrimonio, per le quali avevo chiesto loro in merito in precedenza, e per le quali non mi avevano mai risposto). Non mi hanno mai risposto.

Personalmente, dopo un po' di ricerche sulle ultime leggi entrate in vigore in Italia, penso che questo atteggiamento sia dovuto ad un eccesso di zelo nell'interpretazione del comma 2 dell'articolo 5 del DL 30/2007, che recita "I familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro sono assoggettati all'obbligo del visto d'ingresso, nei casi in cui è richiesto. Il possesso della carta di soggiorno di cui all'articolo 10 in corso di validità esonera dall'obbligo di munirsi del visto."

Ora questo esonero dall'obbligo di munirsi del visto sembra sia stato trasformato da qualche zelante funzionario in un "divieto" per i Consolati Italiani di emettere visti a favore dei familiari dei cittadini Italiani in possesso di una qualsiasi documento equivalente alla Carta di Soggiorno, in sfregio non soltanto allo spirito ed alla lettera della Direttiva 2004/38/CE, ma anche della legislazione nazionale Italiana (infatti il successivo comma 3 dell'articolo 5 del DL 30/2007 recita "I visti di cui al comma 2 sono rilasciati gratuitamente e con priorità rispetto alle altre richieste.") .

Vi siete già rivolti ad altri organismi per risolvere il problema? In caso affermativo, indicare quali organismi e con quale esito.

Ci siamo rivolti prima alla sezione Visti del Consolato Generale d'Italia a Londra, poi al Consolato Spagnolo, poi ho parlato direttamente con il Console Italiano a Londra, poi nuovamente al Consolato Spagnolo. Sinceramente, sto anche cercando di vedere se c'è un qualche altro paese della UE che ha una trafila burocratica meno lunga, per fare ottenere a mia moglie un visto di tipo C in un tempo minore, a costo di farmi un qualche viaggio da qualche parte in Europa in uno dei prossimi fine settimana.

Sto ancora cercando di capire con quale autorita' Italiana mi devo mettere in contatto (in pratica chi e' responsabile per le circolari mandate alla Rete Consolare Italiana che impediscono loro di concedere a mia moglie questo benedetto visto) per vedere se non c'e' un qualche modo per ovviare al problema.

Se possibile, fornire una stima dei costi da attribuirsi al vostro problema per i prossimi 12 mesi.

(..)

Come siete venuti a conoscenza di SOLVIT?

Internet


Saturday, 15 October 2005

Re: Stipendi nel settore informatico .. in Turchia

(originally published on it.lavoro.informatica the 15th October 2005)

Scorrendo la tabella lo specialista DB è tra 2200€-2750€ lo specialista Data Mining 2150€-2750€, il DBA tra 900€ e 3050€. Diverse le cose da notare: in primis, in Turchia le posizioni nell'ambito IT sono piuttosto ben delineate, con compiti e responsabilità abbastanza standard, e però la traduzione dei termini è mia (per DBA è letterale in realtà). Dopo di che, però, il fatto che le forchette tra stipendi minimi e massimi per le prime due figure siano piuttosto ridotte, mentre per la terza è molto più ampia, fa ritenere che sia possibile che la terza sia in realtà una denominazione più generica, e dato che ho ordinato per stipendio minimo, si trova più in basso, mentre se avessi ordinato per stipendio massimo avrebbe sicuramente scalato qualche posizione. Infine, da risottolineare che non ho contezza di calcoli medi, le cifre date parlavano di estremi (e per esperienza diretta, almeno ad Istanbul sono sostanzialmente corrette), è una sorta di ricerca standard che esce anno per anno, il mio intento nel riportare la tabella era anche per dare uno spunto di riflessione sul mercato del lavoro Italiano.

Stipendi nel settore informatico .. in Turchia

(originally published on it.lavoro.informatica the 15th October 2005)

Per la serie, il settore informatico in Turchia, ecco una gran bella tabella (fonte IT-Business Weekly, l'ho semplicemente tradotta e translata in Euro), con gli stipendi netti mensili (per l'annuale andrebbe moltiplicato per 12) per le varie figure del settore informatico in Turchia. Si parla di posizioni permanenti, equivalenti al nostro TI, in Turchia si può licenziare ad libidum, basta pagare una penalità a seconda dell'anzianità di servizio del dipendente, per cui non c'è bisogno di co.co.pro, p.iva et similia, a meno che uno non sia un vero professionista (e si faccia pagare ed agisca da tale).
La tabella va letta così: nella prima colonna, stipendio minimo per la figura, nella seconda, stipendio massimo, nella terza variazione percentuale dello stipendio minimo negli ultimi 10 mesi in Euro rispetto a quelli dell'anno passato, nella quarta (tra parentesi) la variazione percentuale in valuta locale (si è apprezzata nel frattempo di circa l'11% verso l'Euro), nella quinta la figura a cui si riferiscono i dati.

3350€ 6150€ 22,1% (10,0%) Coordinatore IT
2200€ 3700€ 33,3% (20,0%) Responsabile della Sicurezza
2200€ 3700€ 33,3% (20,0%) Direttore CRM
2200€ 2750€ 99,9% (80,0%) Specialista DB
2150€ 4650€ 29,6% (16,7%) Specialista R&D
2150€ 2750€ 94,3% (75,0%) Specialista Data Mining
2150€ 3350€ 29,6% (16,7%) Specialista automazione industriale
2150€ 3200€ 94,3% (75,0%) Ingegnere Informatico
2100€ 2800€ 51,0% (36,0%) Ingegnere Microelettronico
1850€ 5500€ 33,3% (20,0%) Dirigente Sistemi informativi
1850€ 3350€ 11,0% (00,0%) Programmatore Sistemi Esperti
1850€ 3350€ 33,3% (20,0%) Ingegnere di Rete
1850€ 2750€ 33,3% (20,0%) Specialista CRM
1850€ 2750€ 33,3% (20,0%) Specialista E-Learning
1700€ 2450€ 107,3% (86,7%) Specialista Billing
1700€ 3700€ 24,4% (12,0%) Consulente SAP
1550€ 2750€ 58,6% (42,9%) Analista Programmatore
1550€ 2800€ 38,8% (25,0%) Amministratore di Sistema
1550€ 3350€ 38,8% (25,0%) Amministratore di Rete
1450€ 2200€ 33,3% (20,0%) Specialista in Biotecnologia
1450€ 2650€ 33,3% (20,0%) Specialista ERP
1350€ 3350€ 22,1% (10,0%) Specialista test software
1250€ 2750€ 48,1% (33,3%) Supporto PC (II e III livello)
1250€ 2150€ 30,6% (17,6%) Analista di Sistema
900€ 3050€ 66,6% (50,0%) DBA
600€ 1050€ 23,4% (11,1%) Operatore di Sistema
600€ 1550€ 11,0% (0,00%) Progettista Web
550€ 1250€ 33,3% (20,0%) Ingegnere Informatico neolaureato
500€ 750€ 48,1% (33,3%) Altri Neolaureati
450€ 900€ 11,0% (00,0%) Supporto Tecnico (I livello)

Note:
- le figure di entrata, soprattutto se si considerano la parte bassa della forchetta, hanno stipendi piuttosto bassi rispetto ai nostri, mentre mano mano che ci si specializza e si diventa esperti in determinate aree, la distanza diminuisce e probabilmente in certe posizioni è praticamente nulla (spesso probabilmente a vantaggio economico dei colleghi Turchi).
- negli ultimi 10 mesi gli stipendi minimi hanno avuto tutti aumenti in doppia cifra percentuale (per i massimi era lo stesso, c'è da ritenere che anche per la media, di cui purtroppo non ho contezza, debba essere successo qualcosa di simile)

Considerazione:
Il PIL pro-capite Turco è circa di un ordine di grandezza inferiore rispetto a quello Italiano; pur considerando diverse attenuanti, come ad esempio il fatto che il costo del lavoro in Turchia è immensamente più basso (probabilmente il 50% delle cifre in tabella è pagato in nero, pratica comunissima nelle imprese Turche, i cui manager preferiscono di gran lunga pagare in nero i propri lavoratori piuttosto che pagare le tasse), o come il fatto che la maggior parte dell'IT in Turchia è concentrato ad Istanbul, area che ha un PIL pro capite meno distante del nostro (ma pur sempre nettamente inferiore), o come l'ovvia considerazione che mentre noi siamo in quasi recessione, loro hanno vissuto un triennio di crescita molto sostenuta, anche a doppia cifra, resta sempre il dato di fondo che gli stipendi nel settore informatico nei due paesi sono troppo simili, nonostante dati macroeconomici assoluti incredibilmente differenti, per non saltare alla conclusione che in uno dei due mercati del lavoro c'è qualcosa che non va: o è drogato quello Turco, o è malato quello Italiano.

Saturday, 7 May 2005

Lavoro in Turchia 3

(originally published on it.lavoro.informatica the 6th May 2005)

Uno straniero che volesse lavorare a Istanbul ha davanti a se meno strade aperte, rispetto a un locale.
In primis ci sono i problemi dovuti alla lingua e ai permessi di soggiorno.
Se quello che vi spinge ad Istanbul non sono i soldi, non volete lavorare nell'informatica e vi accontentate di sopravvivere, problemi particolari non ne dovreste avere.
In giro per la città di personale non Turco se ne vede parecchio, soprattutto nei lavori di bassa forza, e più sporadicamente nel settore turistico o commerciale.
Si vedono molti giovani docenti di lingua Inglese, richiestissimi i madrelingua, non solo ad Istanbul, ma praticamente ovunque in Turchia.
I docenti in Turchia sono ricercatissimi, quelli pubblici non sono pagati per nulla bene, anche se hanno ferie lunghissime, ma nel settore privato c'è un business incredibile (e ci sono alcune scuole o università private letteralmente fantascientifiche), e tantissime opportunità per docenti stranieri; giusto per fare un esempio, la Koç School, fino a poco tempo fa' soltanto elementare e media e da poco anche un liceo, ha il 30% del suo personale docente straniero, tra cui il direttore, ed i suoi 2000 studenti usufruiscono di un campus di 750 mila metri quadri con infrastrutture valutate in 30 milioni di dollari; se avete le necessarie competenze, per il prossimo anno scolastico cercano docenti d'informatica (http://www.kocschool.k12.tr/en/common/job.asp). Nelle località turistiche il numero di Europei occidentali (tra cui anche Italiani) impiegatisi in qualche ristorante, o che hanno provato ad avviare una qualche attività, è comunque già più sensibile. Vi ricordo, come citato prima, che è entrare in Turchia come imprenditori di se stessi o come partner in qualche società è relativamente più semplice, che non entrare per andare a fare i dipendenti.
Come in ogni parte del mondo, il networking è un'attività piuttosto importante, se non fondamentale. Un buon posto dove iniziare per uno straniero voglioso di trasferirsi ad Istanbul potrebbe essere uno dei forum di mymerhaba.com, ad esempio http://www.mymerhaba.com/en/forum/display_forum_topics.asp?ForumID=17. Notare il numero degli informatici, e le specializzazioni, e le occasionali offerte per lavori temporanei.
Fino a qui abbiamo scavato la buccia, passiamo alla polpa.
Tonizzo a quanto pare lo sa, ma faccio questa premessa per quelli che magari non sono così informati: all'aereoporto di Istanbul, i consulenti meglio vestiti, quelli che profumano denaro e soddisfazione professionale da tutti i pori, non sono quelli che sbarcano, ma quelli di passaggio.
Vanno a Dubai.
Ne vedi giornalmente a decine, anche perché a volte fanno la spola con Tel Aviv, ed allora Istanbul è praticamente un passaggio obbligato.
Ma visto che quell'aereo per Dubai proprio non s'ha da pigliare, lasciamo partire qualcun altro al posto nostro e rimaniamo ad Istanbul, evitiamo di farci fregare dal primo tassinaro all'uscita, e vediamo che c'è da fare.
Le joint venture.
La Turchia ha ricevuto un prestito da 20 miliardi di dollari da parte dell'IMF, qualche altro dalla World Bank e qualche spicciolo dalla UE.
In cambio, deve privatizzare.
I grandi gruppi Turchi si sono buttati come falchi, ma anche quelli Europei o Statunitensi non scherzano.
Telecom Italia tra i più volenterosi, ha già un piede nella telefonia cellulare, e ora vorrebbe, acquisendo Turk Telekom, disegnare il mercato telefonico Turco ad immagine e somiglianza di quello Italiano (cioé, Telecom Italia über alles).
Se ci riesce, cioé se vince l'asta, si apriranno sicuramente delle opportunità per Italiani, non solo da parte di Telecom Italia, ma anche dalla parte dei suoi alleati nella cordata (qualcuno che parla Italiano e che capisce quello che esattamente dicono gli uomini dell'alleato fa sempre comodo).
Ai tempi dello startup di Aria un mio collega mi presentò un suo amico che ad Istanbul viveva da nababbo, lavorando appunto come figura di contatto tra il management locale e la sede centrale.
Questo è un esempio, tutte le joint venture tra società Italiane e società Turche presuppongono la presenza in loco di personale Italiano, e quindi Italcementi, Cementir, Benetton (ha appena investito 14 milioni di Euro in una joint venture con Boyner, questi, a parte le linee tradizionali, hanno un prodotto di abbigliamento chiamato T-Box che ha fatto impazzire le mie sorelle ed alcuni altri Italiani a cui lo abbiamo regalato, scommetto che in Italia se ne potrebbero vendere milioni), Zegna, Chicco, Alenia, Agusta, Barilla, Perfetti, Pirelli, FIAT, Beretta, Menarini, Merloni, ST hanno certamente personale Italiano in loco (per alcune di queste società ho avuto occasione di farne conoscenza diretta, alcuni se la passavano benissimo, altri meno, però mediamente abbastanza bene), e quando si espandono o si insediano, espandono o insediano questa presenza, perlopiù trasferendo personale fidato o fidabile dall'Italia (si tratta spesso di ruoli chiave o ritenuti comunque fondamentali), ma non è detto che non assumano qualcuno alla bisogna.
Peccato non sia andata in porto la trattativa tra Garanti e Banca Intesa, sommare la quota di mercato di Garanti con il 3% del mercato bancario recentemente assicuratosi da Unicredito con l'acquisizione del 50% di Koçbank non sarebbe stato male per il sistema paese Italia.
Oltre alle joint venture, l'altro settore interessante è quello per i professionisti iperspecializzati in una determinata tecnica o tecnologia che una qualche impresa o settore turco determini strategica per il proprio business.
Sapete far funzionare qualche macchina tessile di ultima generazione, sapete dove mettere le mani per gestire, modificare, personalizzare o razionalizzare una macchina per la lavorazione lapidea o un qualsiasi impianto meccanico, ad Istanbul e dintorni c'è lavoro per voi.
Se poi questi impianti li sapete anche vendere o implementare o progettare o configurare o quant'altro, c'è sempre più lavoro, soprattutto se le sapete vendere (attenzione a chi vendete però, qualche squalo lo si trova sempre, e se si chiama Cem Uzan e tu sei uno a caso tra Motorola e Nokia, ti può pure fare perdere qualche miliardo di Euro nel buco nero della tua ingordigia).
Altro segmento interessante, per tanti motivi, quello pubblicitario: ad Istanbul le modelle, soprattutto se bionde e provenienti dall'est Europeo, vengono pagate più che in Italia (la prossima volta che vado a Istanbul devo fare una ricerca di mercato in merito e devo provare a trovare contatti per due fotografi Italiani, con la crisi del tessile nazionale sono tra i più colpiti, uno mi ha candidamente confessato di non aver avuto una commessa decente da Ottobre), mi dicono in multipli del compenso che percepiscono generalmente a Milano.
La qualità del ritocco fotografico nel risultato finale è di solito ancora non ai livelli di quello Italiano, se quello è il vostro settore provate a contattare le varie agenzie pubblicitarie.
In generale tutto l'indotto del tessile va bene, così come tutto l'indotto delle lavorazioni meccaniche (in Turchia si possono fare 1 milione di auto l'anno, ma praticamente tutte le fabbriche non lavorano mai a pieno regime, e però se si continua di questo passo ci si arriverà a breve).
Nella gestione dei sistemi informativi, SAP la fa da padrone, dato che a differenza dell'Italia in Turchia si sono formati diversi grandi conglomerati che hanno interessi diversificati un po' dappertutto.
Anche lì, nelle sedi delle multinazionali posti di lavoro o per consulenze più o meno spot in ambienti dove si lavora in Inglese non dovrebbero essere particolarmente rari.
Se poi infine volete aprire una qualche attività imprenditoriale, e siete ancora dell'idea dopo esservi sorbiti questi 3 mattoni e tutte le controindicazioni del caso e tutte quelle che troverei in seguito, e volete una consulenza in merito, sapete dove trovarmi :-p