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Sunday, 24 September 2017

Il significato del cognome Mattarella

In Siciliano occidentale "mattareddu" era anticamente sinonimo di "vastasu", nel senso di facchino, portaroba, scaricatore di porto. La forma "mattaredda" indica plurale neutrale ("i mattaredda", maschi e femmine senza distinzione), nel senso dei familiari e/o discendenti dello scaricatore. La voce "mattereddu" con questo significato è presente nei principali dizionari siciliani (Traina, Mortillaro, Macaluso Storaci , ..).
Lo imparai perché sfogliando uno status animarum del 1822 di una parrocchia di città siciliana occidentale (San Lorenzo Martire protobasilica cattedrale di Trapani), osservai che lo scriba riportava "mattarello" come professione più spesso che "navigante", meno spesso di "marinaro", e che non riportava praticamente nessun "vastaso" o simili. Inizialmente pensai che lo scriba, che scriveva in Italiano, che all'epoca per lui era probabilmente una lingua letteraria o da cancelleria, potesse aver inteso indicare quelli che noi chiameremmo "pastai", ad esempio traducendo dal Siciliano "lasagnaru", ma notai che le famiglie del "mattarello" vivevano nelle stesse "isole" (gli isolati) delle famiglie del "navigante" o del "marinaro", e la mancanza di "vastasi" mi pareva incomprensibile. Inizialmente consultai i dizionari italiani dell'epoca, su cui non trovai che non la definizione ancora oggi in voga, ma ammetto di poter non essere stato esaustivo, poi andai a controllare nei dizionari siciliani più o meno coevi, e tutti riportavano due significati per il termine, il primo dei quali era appunto quello sinonimo di vastaso, portaroba, facchino, scaricatore di porto.

L'immagine che segue rappresenta un nucleo familiare di un "mattarello" (uno a caso, ce ne sono decine in quel registro):

A Mattarello from the 1822 status animarum of San Lorenzo in Trapani

Per quanto riguarda l'etimologia ultima di "mattareddu"/"mattarello", cioé per quale motivo in Siciliano sia un sinonimo di scaricatore, ancora non ci ho ragionato sopra, ma ad orecchio a prima acchito sembrerebbe romanza.

Sulla famiglia Mattarella del corrente presidente della repubblica italiana, qualche tempo fa, facendo una ricerca sulla famiglia Asaro di Castellammare del Golfo, mi imbattei nei Mattarella.

In sostanza, tutti gli Asaro di Castellammare hanno un unico capostipite, il mazarese Andrea, il cui figlio Vito si sposò nel 1684 a Castellammare con Anna Messina. Vito e Anna erano i quadrisnonni di una Maria Asaro, che nel 1841 sposò Gaspare Mattarella, figlio di un Bernardo Mattarella e Rosa Mione. Non ho ricercato molto sui Mattarella, solo da Gaspare in avanti, ma Bernardo sembra il prenome tipico della famiglia, viene trasmesso anche in altri rami. Il primogenito di Gaspare Mattarella e Maria Asaro, un altro Bernardo, sposò nel 1872 Benedetta Cracchiolo, e questi ebbero nel 1878 un figlio chiamato Santo, che sposò Caterina di Falco nel 1904, da cui nel 1905 nacque il Bernardo padre dell'attuale presidente della Repubblica.

Ho conservato parte dei risultati della ricerca sugli Asaro di Castellammare su FamilySearch (i Mattarella iniziano da qui), Geni e Ancestry.

Wednesday, 2 June 2010

L'etimologia della Rosa

Chissà quante generazioni di studenti hanno iniziato ad imparare il Latino declinando "Rosa".

Chissà quanti tra questi crederebbero a chi gli dicesse che una parola foneticamente tanto differente come il Turco "Gül", che significa "rosa" in Turco, e che è a sua volta un prestito linguistico dall'Iraniano, che nella versione moderna usa infatti "Gul", abbia in realtà la stessa etimologia di "Rosa".

Entrambi i termini derivano infatti da un comune antenato indoeuropeo, attestato come "Warda" nell'Avestico, passato all'Arabo "Wardah" e all'Ebreo "Vered" tramite l'Aramaico, anch'esso "Warda" appunto, entrato nel mondo Mediterraneo attraverso l'Hellenico pre-classico "Vrodon" o "Frodon" e/o l'antico Persiano "Vrad", da cui l'Armeno "Vard", l'Hellenico classico "Rhodon" (ma anche Homerico, vedi il ῥοδοδάκτυλος Ἠῶς citato da Malick in The Thin Red Line), il Latino classico "Rosa", il Basco "Arrosa" e lo Sloveno moderno "Vrtnica", quest'ultimo incredibilmente somigliante alle forme più antiche tra quelle attestate.

La metamorfosi dall'Avestico Warda all'Iraniano Moderno Gul dovrebbe essere passata dagli intermedi Vrad, Vile e Vil, e tra l'altro il Turco Gül potrebbe anche essere una forma intermedia tra Vil e Gul (la ü è una anteriore chiusa arrotondata, lungo la strada tra i ed u cioé). Da notare come anche l'Hindi, il Telegu ed il Marathi usino un lemma molto simile, "Gulab".

Ironicamente, dato che la forma dell'Hellenico classico è alla base della parola usata in praticamente tutte le lingue dell'Europa Occidentale, nell'Hellenico moderno si usa perlopiù "τριαντάφυλλο" ("trenta petali") dalla generalizzazione del nome di una particolare rosa particolarmente cara ai popoli Balcanici, tant'è che questo uso si è diffuso anche nell'Albanese o nel Rumeno (ma se andate in Hellade ed usate "Rhodo", vi capiranno!).

Se avessi dovuto personalmente scommettere sull'origine primaria della radice Indoeuropea (cioé su chi abbia per primo usato quella radice per indicare una rosa), avrei scommesso su una lingua Anatolica indoeuropea (i.e. Luvio o Nesiano), ma purtroppo non credo ci sia nulla di attestato e provabile al riguardo, a meno di puntare il compasso arbitrariamente su un buon candidato, come possono essere sia l'Armeno, che l'Hellenico pre-Classico che il Paleopersiano.

Per quanto riguarda il Siciliano, infine, seguendo le regole della vocalizzazione Siciliana, viene ovviamente "Rosa", non "Rusa", per cui tutti quegli studenti Siciliani che sfiniti dalle declinazioni latine finivano per confondere "a rosa" con "a rusa" ovviamente si sbagliavano!

Thursday, 2 April 2009

Etimologia di Türkiye

I Turchi chiamano il proprio paese "Türkiye".

Quello che non molti sanno, sia tra i Turchi che tra gli Italiani, e' che
"Türkiye" viene dall'Italiano "Turchia": quando Mustafa Kemal ed i suoi compagni cercarono di fondare uno stato Turco sulle ceneri dello stato Ottomano, lo chiamarono inizialmente "Türkiya", termine ottomano prestito linguistico dall'Italiano (vedi ad esempio [1], [2], [3], [4], [5], [6] o tante altre fonti facilmente reperibili).

La normalizzazione eufonica dell'ultima vocale avvenne poco prima della pubblicazione della prima costituzione qualche anno piu' tardi (dopo o durante il 1923).

Tra l'altro, nel suo significato originale (del XIX secolo), Turchia in Italiano indicava sia l'Anatolia che la fascia dei Balcani a sud e nord della via Egnatia (in pratica Albania, Grecia settentrionale, Macedonia, Rodopi e Tracia), tutti territori in cui fino al principio del XX secolo la maggioranza della popolazione era appunto di etnia Turca e/o religione musulmana.

Il neolatinismo "Turchia" usato in Italia nel XIX secolo, proveniva a sua volta dall'Italiano rinascimentale (probabilmente medievale), che pero' non era usato per definire quella che noi chiamiamo Turchia.

Infatti, veniva dall'Arabo "ad Dawlat at Turkiyyat" (molto affine al Turco odierno "Türkiye devleti", "Lo Stato Turco"), che altri non era che il nome ufficiale del Sultanato Mamelucco in Egitto.

In origine, quindi, la parola "Turchia" indicava l'Egitto!

Nell'Italiano contemporaneo e' rimasta qualche vestigia, come ad esempio il fatto che il mais si chiami "Grano Turco", esattamente come in Turco si chiama "Mısır" (che significa appunto "Egitto") perche' appunto dopo l'introduzione del mais nel bacino mediterraneo, l'Egitto era presto diventato il maggior esportatore.