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Saturday, 15 August 2015

Le passerelle del terzo ponte sul Bosforo

Dal thread turco di Skyscrapercity sul terzo ponte sul Bosforo, selfie di uno degli ingegneri del progetto, Neslihan Uzun, che ci mostra le due passerelle completate un paio di settimane fa.



Devo confessare che da Siciliano, viene da piangere.

Tuesday, 18 June 2013

Il futuro di Tayyippucc​io

Sandro Brusco mi ha fatto un paio di domande su NoiseFromAmerika, tra cui: Erdoğan resterà in sella saldo o sarà disarcionato?A gentile domanda, ho così risposto:

Gli assassinii politici in Turchia sono abbastanza comuni, ma, rituali o meno che siano, all'interno delle fazioni in cui sono divisi, i Turchi generalmente non ne compiono, specialmente parricidi. La vicenda di Deniz Baykal è emblematica. Il tipo ha presieduto a 18 anni di sconfitte, perdendo 4 elezioni legislative di seguito, la seconda delle quali in malo modo, ed i suoi compagni di partito sono sempre stati incapaci di sbalzarlo dalla sella, anche quando all'ennesima batosta si dimise e per una quindicina di mesi di interregno praticamente si rifiutò di regnare, prima di essere richiamato a furor di popolo sul trono. Oltre che ad una mentalità spiccatamente patriarcale ed ad un diffuso sentimento di rispetto e venerazione per i propri anziani, i Turchi anche sotto questo aspetto come altri sono ben più Romani di noi, questo carattere per me alquanto problematico da integrare con un compiuto processo democratico è determinato da incentivi ben più contemporanei ed ahimè condivisi dai politici italiani: in Turchia votano con le liste bloccate da decenni ormai! Questo detto, a me sorprenderebbe non poco vedere Tayyippuccio disarcionato da un complotto di Tayyippisti, per cui suppongo che se dovessimo aspettare una ipotetica quinta colonna che lo possa rovesciare, il nostro possa dormire beato tra due guanciali. Nell'AKP ci sono tanti personaggi gentiliani, nel senso che pare chiaro ritengano la loro ideologia possa affermarsi naturalmente, in una sorta di processo evolutivo, ma ad occhio e croce quelli che credono alla necessità di bastoni, purghe e olio di ricino, per convinzione, mancanza della stessa o amor de la cadrega, in questo momento tengono in mano il bastone del comando.

Restano ai suoi tanti nemici l'assassinio reputazionale à la Baykal, ma Tayyippuccio tranne il troppo amore per i figli pare non avere vizi personali, e finché l'economia tiene botta troppi elettori gli perdonerebbero anche quelli da saccoccia, oppure l'omicidio vero e proprio, e spero non arrivino a tanto sia ovviamente per mia convinzione morale sia perché ne farebbero un martire per generazioni, oppure l'avvelenamento mascherato da attacco di cuore atto II, oppure la preghiera agli Dei perché lo portino seco nel Regno dei Cieli al più presto, ma con Istanbul che sta diventando velocemente la mecca europea della sanità privata, e con i mormorati interessi personali nel settore della vittima sacrificale, saranno preghiere non semplici da esaudire sul breve.

E le elezioni? Quello che molti non aggiungono, quando si racconta che il reddito pro capite dei Turchi è triplicato sotto l'egida di Tayyippuccio, è che questa moltiplicazione non è stata uniforme. Per molti, negli ultimi 10 anni, il reddito è decuplicato. Sarà molto difficile convincere legioni di elettori a cambiare cavallo, a meno di possenti crisi economiche. L'AKP potrebbe però perdere la maggioranza assoluta, soprattutto se perdesse il voto delle nuove generazioni o delle grandi città, ad esempio il ritardo urbanistico di Istanbul è sconcertante, il traffico è peggio di quello di Palermo e cento volte più complicato da mitigare, l'inferno in terra. Ma pur perdendo la maggioranza assoluta, tra MHP e Curdi, qualcuno con cui fare un governo di coalizione lo potrebbero trovare. Se Tayyippuccio perdesse il referendum sul presidenzialismo, a quel punto sarebbe più probabile ipotizzare un atterraggio morbido à la derrière de Gaulle, ma chi sarà lo Chaban-Delmas della situazione che gli riesca a riscrivere il contratto sociale?

Sul resto, specialmente sull'economia turca, che ti preavviso a me profuma di palloncino, questa sì una speranza non vana per gli Antitayyippisti, cercherò di risponderti in un altro post.

Una nota sul cognome di Tayyippuccio: Erdogan non si può leggere, pare il nomignolo di un animale domestico, se proprio non si può scrivere Erdoğan, molto meglio traslitterare in Erdohan.

[Pubblicato su IstanbulAvrupa il 18 Giugno 2013]
[Risposta ad una domanda di Sandro Brusco su NoiseFromAmerika il 17 Giugno 2013]

Saturday, 15 June 2013

Tayyippuccio Scelebano e parricidi Tayyippisti

Analogamente agli eventi che si stanno svolgendo correntemente in Turchia, anche in Italia, nel dodicesimo anno della Repubblica e di potere democristiano, ci furono grandi proteste in tutte le città, che iniziarono da Genova e si estesero in tutto il paese. La scintilla fu ovviamente molto diversa, ma il problema di fondo era simile, una grande parte della società italiana, non una maggioranza ma numericamente consistente, riteneva, non a torto, che i democristiani governassero contro di loro, ed incapacitati dai risultati elettorali e dalle dinamiche politiche, ad un certo punto, magari non del tutto motu proprio, portarono in strada ed in piazza le loro rimostranze. I capoccia democristiani in quel frangente (Gronchi e Tambroni da un lato, ma soprattutto Andreotti, Spataro, Gonella, Scalfaro e tanti altri nel segno di Scelba dall’altro) mandarono loro contro la polizia Scelbana, o dovremmo dire Scelebana, ed i carabinieri, probabilmente altrettanto Scelebani se non peggio, ed il risultato furono morti e feriti in quantità per un paio di settimane, morti e feriti che portarono alle dimissioni del governo, ed influenzarono sensibilmente le dinamiche politiche precedentemente in atto, anche se fu un processo lento, tant’è che sul breve Scelba ritornò al Viminale, da dove riuscì a vedere addirittura sloggiare il suo capo nominale, Fanfani, che il 29 Marzo del 1961 se ne andò a casa dei Chigi, portandosi dietro baracca e burattini e spedendo definitivamente le feluche alla Farnesina.

Ma Recep Tayyip Erdoğan non è soltanto un Mario Scelba, perché anche se il Siciliano di ferro ha avuto una notevole influenza nel plasmare la società italiana del dopoguerra, la magnitudine di questa influenza non è paragonabile all’impatto che l’Istanbulita di Kasımpaşa sta avendo sui Turchi contemporanei.

Nella vicenda del Parco di Ghezi, a mio avviso, Erdoğan per un po’ ha perso la Trebisonda (confermando per una volta ad alcuni i propri stereotipi ingiusti e ingiustificabilmente razzisti nel vederlo come uno stupido Laz dannatamente fortunato), e visti i suoi stessi commenti su Mubarak e Assad, ha chiaramente fatto una malafiura cosmica, tra l’altro abbastanza gratuita nello specifico, perché quando il vertice esecutivo di un paese enorme come la Turchia rischia di appendersi per le palle impuntandosi su quello che fondamentalmente è un problema locale, uno si domanda giustamente se tutte le rotelle siano a posto, o se dare conto alle voci che insistono nel sostenere un suo tornaconto personale nella tentata speculazione immobiliare. Questo detto, a me ad oggi Tayyippuccio, se non Scelba, più che Mussolini o Hitler, ricorda la Thatcher, un capo del governo che prendendo decisioni e rischi importanti, ha cambiato un grande paese, ma che sul lungo andare si fece abbattere non dalle urne, ma dai suoi stessi commilitanti, perché il potere le aveva chiaramente dato alla testa. A vostra scelta “cumannari è megghiu ca futtiri”, o anche “the strongest poison ever known came from Caesar’s laurel crown”. Se i Turchi fossero come gli Italiani degli anni ’50 (quelli di oggi no, incapaci di gettare tra le macerie un monumento al fallimento come Berlusconi), i coltelli affilati sarebbero fuori da un pezzo, ma l’AKP riuscirà a compiere un parricidio rituale? Dopo aver visto Deniz Baykal portare a casa le cuoia dopo aver perso 4 elezioni, ne dubito, ma chissà, magari qualcuno mi vorrà sorprendere. Riusciranno i Tayyippisti a compiere quel parricidio, si spera ovviamente soltanto rituale, che i Kemalisti non sono mai riusciti a mettere in atto?

[pubblicato su IstanbulAvrupa il 15 Giugno 2013]

Wednesday, 10 April 2013

A thousand words worthier than a picture


I was born in Erice, on the slopes of that solitary mountain overhanging over a large swath of the western coast of Sicily. Known as Jebel Hamid to the cultivated Arabs who ruled on it for 336 years, and dedicated to their beloved Julian from the ever wagering Normans who snatched it on their quest for empire, in even more ancient times got wide and far wafting fame for its legendary temple to Love, dedicated from the Phoenicians to Astarte, from the Hellenes to Aphrodite, and from the Romans to Venus. Sadly, not much remains today of such a celebrated temple, but this adoration of Love must have somewhat influenced me nonetheless, as at some point in life I decided to climb the white cliffs of Albion as I shared with my sweeter half only the language of Shakespeare, well, obviously what passes for the commonly contemporary used subset thereof. My kindergarten was Saint Mark’s square in Venice, where my mother was leaving me free to roam while she was plying her trade in the nearby State Archives, to the utter dismal of that old gloomy policeman who caught me, such a dreadful barbarian, uncountable times riding the wingless lion made of cold stone and dreams. As far as I can remember, I did fall in Venice’s channels only twice, both in summer, and the second time, remembering the monumental scolding I earned the first time, I stubbornly dried myself lying like a lizard on that cold Venetian stone until every single drop of water had evaporated from my clothes. I must confess a close encounter with tens of Murano glasses, on which I once fell face on. As a teenager in Trapani, the sickled city on the harbour on the shadows of Erice, once dear to Saturn and Ceres, nowadays to Mary and Albert, I read my classics in a grammar school dedicated to a Sicilian born Spanish engineer, Don Leonardo Ximenes, to whom, the preeminent designer of so many of their roads and canals, we owe much of the beautiful sights of Tuscany, hence shouldn’t be surprising I decided to study what, wrongly or perhaps not, I thought may be the far front of the contemporary ars technica, computer science, on what I perceived was, and still is, the reddest brick of the engineering persuasion in the language of Dante, the Politecnico of Milan. I didn’t see much of the white domed city to whom England, thanks to the Genoese intercession, ultimately owes George’s flag, really Ambrose’s, as they decided I should pursue my learning seconded on their branch in the quieter shores of the lake of Como, so I was taught the secrets of my guild in the city of silk, a place far more genteel than most of the dreary capital of the Lombards. I had to endure my fair share of congested cities although, when my first employer, a research centre in Monreale, a town crowned by a glorious Normand cathedral, shipped me to consult downtown in Palermo for months on end, and later on, self-inflicted, when I fell in love of my Antiochian wife in Istanbul. If you believe there is such a thing as congestion anywhere in Britain, obviously you haven’t seen either. Back in the 90s in Sicily I consulted in Ministries, in Hospitals, in Sweatshops, under the smelly shadow of a Refinery, later on I trained people in Oracle and Java, Internet and Xml, and I started to enjoy building software. Building software is a complex endeavour, but it has got one advantage: is that rara avis, an IT job you may satisfying explain in simple terms to a layman, so my mother seems to understand it, at least in principle, while she hasn’t got a clue about what my wife, a SAP FI/CO application manager, is really doing for a life. Once my flawless dove, who at the time was working on the SD/PP/PM modules, had naively tried to explain what that meant to my mother, and the result was that the latter thought for years she was working in a warehouse, and was consequently much worried for her health. People I worked with tend to think I am quite amenable to deal with lifeless resources, one of my previous employers’ directors once commented that whatever software system people will throw at me, early or later I’ll find a way to catch it and make it work, either with the hammer or with the chisel. On the other hand, I like to think that without some, at minimum latent, ability to deal with real people, proper breathing and free thinking resources, and without making an effort to understand their needs and requirements, you’re not going to build much software, and release even less of it. Last but not least, after duly paying my taxes for seven years of plenty, at least for the coffers of the Exchequer, I felt constrained in my denizen clothes, I thought I earned the right to vote, so I kindly asked to become a British citizen, a pleasure I was then granted. There is some irony on that, on at least four different accounts: one, as most Sicilians of fair complexion, I must have a fair share of Norman ancestors, who evidently liked living on islands, and it does look like that passes with the blood; two, I am the more tea-drinking Sicilian I ever heard of, I had to endure a life time of people questioning me if by chance I was an Englishman in disguise, a tea bloated Bond perhaps; three, people perceive me as parsimonious, a virtue which generalizing Italians often remark upon as being proper only for the loin fruit of a Genoese father and a Scottish mother, or viceversa; fourth, my father was actually born in a British prison camp in what was then the Occupied Enemy Territory of Eritrea, helping my granddad, who had been captured at Keren, to avoid a passage to India.

Thursday, 9 February 2012

Dalla Sicilia a Istanbul senza scalo


Per la prima volta la Sicilia partecipa nello stand dell'Enit all'Emitt di Istanbul, e per l'occasione l'assessore al Turismo siciliano, Daniele Tranchida, avrebbe dichiarato in conferenza stampa che per incrementare ed agevolare il flusso turistico tra la Turchia e la Sicilia si starebbero studiando delle iniziative per potenziare i collegamenti tra queste due aree, anche attraverso voli diretti, collegamenti attualmente sottodimensionati.

Leggere che anche la politica siciliana si rende finalmente conto che i collegamenti tra la Sicilia e la Turchia sono sottodimensionati, e che c'è bisogno di collegamenti diretti, è sinceramente molto interessante!

Ma è vero che i collegamenti tra la Sicilia e la Turchia sono sottodimensionati? Sì, è vero.

Proviamo ad analizzare la situazione con Istanbul.

Istanbul ha oltre 13 milioni di abitanti. Se aggiungiamo gli abitanti delle province di Kocaeli e Yalova, con le quali non c'è praticamente soluzione di continuità, siamo a 15 milioni. Il triplo della Sicilia.

Istanbul dovrebbe avere un PIL intorno ai 170 miliardi di Euro, e da un decennio, tranne che nel 2009, cresce di oltre il 10% annuo. Di nuovo, questo PIL è spannometricamente due volte e mezza quello Siciliano. Pro capite saremmo intorno ai 13 mila Euro, le famiglie turche però sono più grandi, per cui pro familia forse a Istanbul il PIL è già sui livelli di quello Siciliano. Il PIL pro capite di Kocaeli poi è probabilmente anche più alto di quello di Istanbul.

La distribuzione della ricchezza ad Istanbul è d'altra parte "peggiore" di quella Italiana o Siciliana. C'è meno classe media, più gente che fatica ad arrivare a fine mese, ed un gruppo di persone ricchissime, tant'è vero che le case più desiderate, gli yali, le ville sul Bosforo, generalmente non sono nemmeno lontanamente alla portata dei più strapagati giocatori di calcio o basket, stranieri o indigeni, manco in affitto.

Pur tenendo conto della "cattiva" distribuzione della ricchezza, Istanbul è talmente grande e popolosa che le persone che si potrebbero tranquillamente permettere una vacanza in Sicilia, a Istanbul sono milioni.

Dati i livelli qualitativi del settore turistico turco, ed il rapporto qualità prezzo, molti Turchi in Sicilia verrebbero purtroppo soltanto una volta. Anche se si possono tranquillamente permettere una vacanza in Sicilia dal punto di vista economico o culturale, in Turchia c'è un'offerta molto più ampia e molto più avanzata.

Se anche 3 milioni di persone venissero soltanto una volta, in 10 anni sarebbero 600k pax annui, cioé 1650 pax al giorno. Ci si riempono 5 voli A/R al giorno.

Ci sono delle ragioni indipendenti dalle (in)capacità delle classi dirigenti siciliane, per cui lo scenario dei 3 milioni di visitatori turchi in 10 anni è al momento irrealizzabile, la principale è la politica dei visti dell'Unione Europea. Per ottenere un visto Schengen un turco benestante deve presentare mezzo chilo di documentazione, pagare svariati balzelli, superare un'intervista, ed alla fine a volte glielo danno al massimo per 6 mesi, ma alcuni paesi europei (fortunatamente la Repubblica Italiana non è a quei livelli!) soltanto per le date del viaggio. La politica statunitense (se rispetti il primo visto, il secondo te lo danno per 5-10 anni) ha molto più senso.

Nonostante quanto sopra, per anni prendendo l'Istanbul-Palermo via Roma Fiumicino o Milano Malpensa, ho sempre notato un consistente numero (come minimo parecchie decine) di Turchi che andavano in vacanza in Sicilia.

Conosco decine di istanbuliti che sono andati in vacanza in Sicilia. Mi capita spessissimo di sentirmelo dire quando dico di essere Siciliano. Tra l'altro, in estate le principali testate giornalistiche nazionali sono attapanate di pubblicità per svariate destinazioni turistiche, e non manca mai la pubblicità di uno o due tour della Sicilia.

Mi pare onestamente impossibile affermare che un volo diretto Sicilia-Istanbul giornaliero non potrebbe essere sostenibile.

Credere, ed affermare, una cosa del genere nel 2012 è veramente incredibile.

Le rotte dirette, senza scali intermedi, per Istanbul ce le hanno oramai aeroporti come Genova Sestri Ponente, che nel 2011 pur andando bene ha fatto meno passeggeri di Trapani Birgi che è andato peggio delle aspettative per via della crisi libica, o di Torino Caselle, che fa 1 milione e passa di passeggeri in meno di Palermo Punta Raisi, oltre a Napoli e Bologna che sono il prossimo gradino a cui Palermo dovrebbe mirare, e che fanno meno passeggeri di Catania Fontanarossa.

Per fare un esempio vicino alla Sicilia, Malta ha un dodicesimo della popolazione siciliana ed un decimo del PIL Siciliano, ed i cittadini turchi hanno gli stessi problemi di visto per la Sicilia e per Malta, dato che sono entrambi paesi Schengen. Ciò nonostante, Malta riesce a sostenere un bisettimanale diretto in bassa stagione, offerto in code share da Air Malta e Turkish Airlines. Questo bisettimanale va avanti dal 1987, ed anzi, prima che Malta entrasse in Schengen, e cioé quando i cittadini turchi potevano recarsi a Malta molto più semplicemente, aveva una frequenza ben maggiore, soprattutto d'estate.

Se Malta riesce a sostenere un bisettimanale in bassa stagione, la Sicilia dovrebbe poter sostenere due giornalieri, forse anche tre.

In questo momento storico, la linea aerea con più probabilità di riuscire a sostenere con profitto voli diretti tra la Sicilia e Istanbul è Turkish Airlines.

Turkish Airlines sta da diversi anni comprando aerei ed aprendo rotte ovunque, ha un network enorme centrato su Istanbul, dato che ci sono un bel po di Siciliani che vanno per lavoro nel Golfo, in India, in Cina, nell'Asia Centrale, che magari con THY potrebbero risparmiare tempo e denaro.

Se la Sicilia vuole ambire a crescere, sia turisticamente che economicamente, deve ambire ad avere un collegamento diretto con Istanbul.

Si potrebbe anche iniziare con uno stagionale estivo, magari 4x da Catania Fontanarossa e 3x da Palermo Punta Raisi.

Da Palermo a Istanbul ci sono 850 miglia, e da Catania appena 773!

In bassa stagione una compagnia aerea ci rientrerebbe vendendo la rotta a 75 Euro per tratta e forse anche meno, dato che ad esempio Turkish Airlines in bassa stagione vende tranquillamente voli tra Istanbul ed Hatay, che sono 500 miglia, a partire da 25 Euro per tratta!

Ho creato una pagina facebook per popolarizzare e supportare l'idea che tra Sicilia e Istanbul ci possano essere collegamenti aerei diretti senza scalo, se volete supportare anche voi questa idea, ed avete un account facebook, vi prego di sottoscriverla anche voi: http://www.facebook.com/Sicily2Istanbul

Friday, 21 May 2010

Akbil, Istanbul’s smart ticket

Except for the couple of years following the disastrous earthquake that hit Istanbul in the summer of 1999, when it suffered a sizable if only temporary decline in population, in the last twenty years the population of the city straddling the Bosphorus has grown by an average of 600 000 inhabitants per year, and understandingly, managing this growth has been a major problem.

Adding up more than ten million more people means adding up between three to four times the population of Rome, or about twice the population of Sicily, and to a city that was already bigger than Rome twenty years ago. Houses, roads, hospitals, bridges, viaducts, highways and other infrastructures to cater for the needs of all those people had to be built, in some cases even twice as it was necessary to rebuild a big chunk of those due of the damage caused by the earthquake of 1999.

Managing public transport in Istanbul is a huge task, given that while each day there are almost three million private vehicles going around the city, the rest of the over 15 million people living or working in the city are using the mass transit services offered running mainly by the local public transport company, the IETT.

To give an idea of the type of tasks in which the IETT is continuously involved, just over the past five years they have put in operation a fast bus line on a purposely built dedicated lane which is currently carrying one million people a day, they have built under the Bosphorus Straits the undersea rail tunnel Marmaray, the deepest underwater tunnel in the world, which is going to be capable of withstand 150,000 passengers per hour and they have currently managing the construction of 25 km of new underground lines.

The mandate of the IETT is certainly titanic. The major highways that run through Istanbul, the so-called Çevreyollari (“ring roads”) are congested 24 hours a day seven days a week throughout the year. Next to that sort of hell on earth, other major European orbital motorways like the M25 around London or the GRA around Rome are looking like some sort of country road.

IETT must address and resolve problems of an immense scale, such as finding a way to sell daily the tickets for more than six million passengers, which on certain days become more than ten million within the twenty-four hours .

Incredibly, for the public transport system of a city that has more inhabitants than the sum of Milan, Rome, Naples, Turin, Palermo, Florence, Genoa, Bari, Catania, Cagliari and some, all cobbled together, its linchpin can quietly rest in the palm of one hand: the Akbil, Istanbul’s “smart ticket”.

Once upon a time, over fifteen years ago, a group of Turkish engineers working for the IETT adopted a small device, technically an i-button, practically a small chip covered by steel manufactured in the U.S. from what was then called Dallas Semiconductor, and developed a system to use that as a portable rechargeable electronic ticket. It can easily be connected to your key chain, it can be recharged anywhere and it can be used to take all sorts and types of public transport, which in a city that covers 5,000 km2 means virtually every vehicle ever invented by mankind to move on land and sea, and even the cola from the vending machine in the subway.

To use it, the only thing you need is to click the button on a smallish special purpose reader device, obviously installed at the door of all sorts of public transport, hence you will be absolutely sure you have paid the ride, while the computer system of the IETT will care about whatever else, fare rules and everything. There are over ten million Akbil in circulation only in Istanbul, and each day the IETT sells on those at least five million tickets.

Akbil, il biglietto intelligente di Istanbul

Ad Istanbul il problema principale della città è che negli ultimi venti anni la popolazione è cresciuta in media di 600 mila abitanti all’anno, con l’unica eccezione del biennio tra il 1999 ed il 2001, quando, a seguito del disastroso terremoto che la colpì nell’estate del 1999, subì un temporaneo quanto vistoso calo demografico.

Sono oltre dieci milioni di persone in più, cioé tre e quattro volte la popolazione di Roma oppure circa il doppio della popolazione della Sicilia, che si sono aggiunte ad una città che era già più grande di Roma venti anni fa; tutte persone per le quali si sono dovute costruire case, strade, ospedali, ponti, viadotti, autostrade ed altre infrastrutture, che in alcuni casi si sono dovute poi ricostruire per via dei danni provocati dal terremoto del 1999.

La gestione del trasporto pubblico ad Istanbul è un’opera immensa, infatti mentre i veicoli privati in giro per la città ogni giorno sono ormai quasi tre milioni, il resto degli oltre 15 milioni di abitanti va in giro con i mezzi dell’IETT, la locale azienda di trasporti pubblici.

Per dare un’idea del tipo di opere in cui l’IETT è coinvolta continuamente, negli ultimi cinque anni ha aperto una linea di bus veloci su corsia dedicata che trasporta un milione di persone al giorno, ha costruito sotto lo stretto del Bosforo il tunnel ferroviario Marmaray, il più profondo tunnel sottomarino del pianeta, capace di reggere 150 mila passeggeri all’ora ed ha oltre 25 km di metropolitana in costruzione.

Il compito dell’IETT è certamente titanico. Le grandi arterie stradali che solcano Istanbul, le cosiddette Çevreyollari (in Siciliano “cievreiollari”) sono congestionate 24 ore la giorno sette giorni la settimana tutto l’anno, un vero e proprio inferno in terra al cui confronto il traffico nelle grandi circonvallazioni europee come la M25 a Londra o il grande raccordo anulare a Roma sembra quello di una strada di campagna.

Le problematiche che l’IETT deve affrontare e risolvere sono ovviamente in scala con il suo compito, ad esempio la vendita dei biglietti per oltre sei milioni di passeggeri quotidiani, che in certi giorni diventano ben oltre dieci milioni di passeggeri nell’arco di ventiquattro ore.

Incredibilmente, la chiave di volta della gestione del trasporto pubblico in una città che ha più abitanti della somma di quelli di Milano, Roma, Napoli, Torino, Palermo, Firenze, Genova, Bari, Catania, Cagliari più qualche altra tutte assieme, sta tranquillamente nel palmo di una mano: l’Akbil, il “biglietto intelligente”.

Oltre quindici anni fa un gruppo di ingegneri turchi alle dipendenze dell’IETT ha adattato un piccolo dispositivo, tecnicamente un i-button, praticamente un piccolo chip rivestito d’acciaio, costruito negli USA da quella che all’epoca si chiamava Dallas Semiconductors, alla funzione di biglietto elettronico portatile e ricaricabile. Lo si attacca al portachiavi, lo si ricarica ovunque e si prendono tutti i mezzi pubblici, che in una città che si estende per 5000 km2 significa praticamente tutto ciò che di mobile è stato inventato dall’umanità per muoversi su terra e mare, e volendo anche la cola dal distributore automatico in metrò.

Basta letteralmente fare un click del bottoncino con uno speciale dispositivo progettato all’uopo ed installato in tutti i mezzi pubblici, e veramente poco ingombrante, per essere certi di avere pagato la corsa, del resto, regole tariffarie e quant’altro, se ne occupa il sistema informatico dell’IETT. Di Akbil in circolazione ce ne sono oltre dieci milioni ed ogni giorno vengono vendute attraverso di esso almeno cinque milioni di corse.

Thursday, 28 January 2010

Ma che fine hanno fatto i Turchi del Palermo?

Tra il 1950 ed il 1962 tra i tanti stranieri che vestirono il rosanero del Palermo, vennero acquistati ben tre giocatori Turchi.

Il primo, raccomandato addirittura da quello che viene spesso considerato, probabilmente a ragione, il più grande giocatore che abbia mai vestito le maglie della nazionale Italiana, Giuseppe Meazza, che lo aveva conosciuto nell'immediato dopoguerra per via del suo ruolo di allenatore del Beşiktaş, fu Şükrü Gülesin (sciucriù ghiulesìn), Istanbulita purosangue, leggendario centravanti di sfondamento del Palermo nel 1950/51 (13 goal) e nel 1952/53 (7 goal).

Şükrü bey, che prima di approdare in Sicilia aveva guidato il Beşiktaş alla conquista di ben 6 titoli in 7 anni (e l'unico anno mancante, lui giocava altrove), e che giocò anche una stagione nella Lazio, con la quale mise a segno 16 goal nel 1951/52, nel 1953 ormai trentenne se ne tornò in Turchia, nella sua amata Istanbul, dove finì la carriera militando ironicamente nelle fila del Galatasaray (tra l'altro riuscendo a vincere il campionato nel suo ultimo anno da professionista), e dove purtroppo morì di infarto appena cinquantacinquenne nel 1977, non prima però di essere finito nel Guinness dei primati per aver segnato ben 32 volte in carriera direttamente da calcio d'angolo!

Vera e propria stella del calcio Turco negli anni '40, Şükrü giocò, e segnò, anche alle Olimpiadi di Londra del 1948, dove la sua nazionale arrivò quinta, e guidò la Turchia alla conquista della qualificazione ai mondiali del 1950, conquistata distruggendo ad Ankara la Siria, che all'epoca era inserita nei gironi di qualificazioni Europei, in un incontro arbitrato dall'Italiano Antonio Gamba e finito 7 a 0. Ironia della sorte, la Federazione Turca fu costretta a rinunciare alla partecipazione al mondiale in Brasile, così come rinunciò la Scozia, e come addirittura rinunciarono le altre due nazionali Europee chiamate a sostituirle, la Francia ed il Portogallo, cosi come rinunciò anche l'India, celebremente perché la FIFA si rifiutò di permettere ai giocatori Indiani di giocare a piedi nudi, cosicché la Coppa Rimet fu contesa soltanto da 13 squadre, ed il nostro Şükrü perse l'occasione di giocare ai mondiali. Quattro anni più tardi la Turchia, magistralmente guidata dal Piacentino Sandro Puppo, che in carriera si tolse lo sfizio di guidare squadre come la Juventus ed il Barcellona, si qualificò nuovamente, questa volta ai danni della ben più quotata Spagna, eliminata a Roma dopo uno dei più drammatici spareggi della storia del calcio europeo, arbitrato ancora una volta da un Italiano, Giovanni Bernardi, ma il treno per Şükrü, oramai sulla via del tramonto, era ormai passato.

Ai mondiali Svizzeri del 1954 partecipò invece il secondo dei Turchi del Palermo, Bülent Eken (biulènt ekèn), altro Istanbulita, difensore approdato alla Salernitana dal Galatasaray nel 1950/51, che stranamente vestì le maglie rosanero per 17 volte proprio in quella stagione, il 1951/52, in cui Şükrü Gülesin vestì le maglie biancazzurre della Lazio. Tornato in Turchia al Galatasaray, vinse insieme a Şükrü il campionato del 1954/55, dopodichè a fine carriera divenne allenatore, arrivando ad allenare per oltre un anno la nazionale Turca negli anni '60, poco prima del ritorno di Sandro Puppo.

Il buon Bülent bey, che inşallah (insciallà) dovrebbe essere ancora vivo e vegeto, era un coetaneo di Şükrü, con il quale aveva condiviso l'avventura Londinese, ma pare che per renderlo più appetibile agli occhi dei possibili acquirenti Italiani, gli avessero tolto un lustro dai documenti anagrafici, ma all'epoca, si sa, era costume diffuso.

Il terzo giocatore Turco ad indossare la maglia rosanero, Metin Oktay (metìn oktài), è un po un enigma, e probabilmente la ragione per la quale il Palermo smise di cercare giocatori sul Bosforo. Mentre Şükrü Gülesin fu una delle grandi stelle del Beşiktaş, lo Smirniota Metin bey è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi del Galatasaray. Profilico attaccante, segnò in carriera qualcosa come 635 goal, di cui ben 354 in campionati di prima divisione e 19 in nazionale, in sole 36 apparenze, una media goal ottima a livello internazionale. Capocannoniere nei campionati Turchi per ben 10 stagioni, riuscì a diventare re del goal per ben 7 volte nell'arco di 8 stagioni. Indovinate dove giocava nell'unica stagione mancante, nell'unico grande fallimento della sua gloriosa carriera? Nel Palermo. Nel 1961/62 Metin realizzò infatti appena 3 goal durante le sue 12 presenze in maglia rosanero.

In realtà che qualcosa potesse non andare bene si sarebbe potuto immaginare, d'altronde Metin era balzato agli onori della cronaca per il divorzio concesso alla moglie Oya Sarı (òya sàre) per aver rotto la promessa di tornare a giocare nella squadra della comune città natale, l'İzmirspor, preferendo un ricco contratto ad Istanbul sia all'amore muliebre che a quello della squadra di calcio per la quale tifava da bambino. Probabilmente più che il denaro, dato che probabilmente a Palermo avrebbe guadagnato ancora di più, Metin si era innamorato sia Istanbul che soprattuto del Galatasaray, che in Turchia chiamano tutti Cimbom (gimbòm). I colori giallorossi gli erano entrati nel sangue, e con la tifoseria della squadra giallorossa Metin creò un legame unico, rinsaldato da una di quelle capacità che trasformano in idoli agli occhi delle tifoserie di tutto il mondo, la sua incredibile abilità di segnare durante i derby. Metin segnò infatti ben 13 goal ai cugini del Beşiktaş, e divenne l'autentica bestia nera dei rivali d'oltrebosforo, i gialloblù del Fenerbahçe, ai quali segnò in carriera ben 19 goal, guadagnandosi il soprannome di taçsız Kral (tacjsìz cràl), vero e proprio Re senza corona della sterminata tifoseria Cimbom.

Metin morì in un tragico incidente automobilistico nella sua patria adottiva Istanbul nel 1991, riposa proprio di fronte alle maestosa mura Costantinopolite, ed ogni anno nell'anniversario della sua morte i giocatori ed i tifosi del Galatasaray si recano in pellegrinaggio alla sua tomba. Il club gli ha dedicato il proprio centro sportivo d'allenamento a Florya, un bellissimo quartiere sul mare a due passi dall'aeroporto internazionale Kemal Atatürk, mentre i tifosi gli hanno dedicato un grazioso e commovente sito, in rosanero!

Wednesday, 29 July 2009

Σ'αγαπώ à la Istanbulienne

Obviously, rendering in the latin alphabet could be confusing.
Kudos for the bravery, although :)

Saturday, 7 May 2005

Lavoro in Turchia 3

(originally published on it.lavoro.informatica the 6th May 2005)

Uno straniero che volesse lavorare a Istanbul ha davanti a se meno strade aperte, rispetto a un locale.
In primis ci sono i problemi dovuti alla lingua e ai permessi di soggiorno.
Se quello che vi spinge ad Istanbul non sono i soldi, non volete lavorare nell'informatica e vi accontentate di sopravvivere, problemi particolari non ne dovreste avere.
In giro per la città di personale non Turco se ne vede parecchio, soprattutto nei lavori di bassa forza, e più sporadicamente nel settore turistico o commerciale.
Si vedono molti giovani docenti di lingua Inglese, richiestissimi i madrelingua, non solo ad Istanbul, ma praticamente ovunque in Turchia.
I docenti in Turchia sono ricercatissimi, quelli pubblici non sono pagati per nulla bene, anche se hanno ferie lunghissime, ma nel settore privato c'è un business incredibile (e ci sono alcune scuole o università private letteralmente fantascientifiche), e tantissime opportunità per docenti stranieri; giusto per fare un esempio, la Koç School, fino a poco tempo fa' soltanto elementare e media e da poco anche un liceo, ha il 30% del suo personale docente straniero, tra cui il direttore, ed i suoi 2000 studenti usufruiscono di un campus di 750 mila metri quadri con infrastrutture valutate in 30 milioni di dollari; se avete le necessarie competenze, per il prossimo anno scolastico cercano docenti d'informatica (http://www.kocschool.k12.tr/en/common/job.asp). Nelle località turistiche il numero di Europei occidentali (tra cui anche Italiani) impiegatisi in qualche ristorante, o che hanno provato ad avviare una qualche attività, è comunque già più sensibile. Vi ricordo, come citato prima, che è entrare in Turchia come imprenditori di se stessi o come partner in qualche società è relativamente più semplice, che non entrare per andare a fare i dipendenti.
Come in ogni parte del mondo, il networking è un'attività piuttosto importante, se non fondamentale. Un buon posto dove iniziare per uno straniero voglioso di trasferirsi ad Istanbul potrebbe essere uno dei forum di mymerhaba.com, ad esempio http://www.mymerhaba.com/en/forum/display_forum_topics.asp?ForumID=17. Notare il numero degli informatici, e le specializzazioni, e le occasionali offerte per lavori temporanei.
Fino a qui abbiamo scavato la buccia, passiamo alla polpa.
Tonizzo a quanto pare lo sa, ma faccio questa premessa per quelli che magari non sono così informati: all'aereoporto di Istanbul, i consulenti meglio vestiti, quelli che profumano denaro e soddisfazione professionale da tutti i pori, non sono quelli che sbarcano, ma quelli di passaggio.
Vanno a Dubai.
Ne vedi giornalmente a decine, anche perché a volte fanno la spola con Tel Aviv, ed allora Istanbul è praticamente un passaggio obbligato.
Ma visto che quell'aereo per Dubai proprio non s'ha da pigliare, lasciamo partire qualcun altro al posto nostro e rimaniamo ad Istanbul, evitiamo di farci fregare dal primo tassinaro all'uscita, e vediamo che c'è da fare.
Le joint venture.
La Turchia ha ricevuto un prestito da 20 miliardi di dollari da parte dell'IMF, qualche altro dalla World Bank e qualche spicciolo dalla UE.
In cambio, deve privatizzare.
I grandi gruppi Turchi si sono buttati come falchi, ma anche quelli Europei o Statunitensi non scherzano.
Telecom Italia tra i più volenterosi, ha già un piede nella telefonia cellulare, e ora vorrebbe, acquisendo Turk Telekom, disegnare il mercato telefonico Turco ad immagine e somiglianza di quello Italiano (cioé, Telecom Italia über alles).
Se ci riesce, cioé se vince l'asta, si apriranno sicuramente delle opportunità per Italiani, non solo da parte di Telecom Italia, ma anche dalla parte dei suoi alleati nella cordata (qualcuno che parla Italiano e che capisce quello che esattamente dicono gli uomini dell'alleato fa sempre comodo).
Ai tempi dello startup di Aria un mio collega mi presentò un suo amico che ad Istanbul viveva da nababbo, lavorando appunto come figura di contatto tra il management locale e la sede centrale.
Questo è un esempio, tutte le joint venture tra società Italiane e società Turche presuppongono la presenza in loco di personale Italiano, e quindi Italcementi, Cementir, Benetton (ha appena investito 14 milioni di Euro in una joint venture con Boyner, questi, a parte le linee tradizionali, hanno un prodotto di abbigliamento chiamato T-Box che ha fatto impazzire le mie sorelle ed alcuni altri Italiani a cui lo abbiamo regalato, scommetto che in Italia se ne potrebbero vendere milioni), Zegna, Chicco, Alenia, Agusta, Barilla, Perfetti, Pirelli, FIAT, Beretta, Menarini, Merloni, ST hanno certamente personale Italiano in loco (per alcune di queste società ho avuto occasione di farne conoscenza diretta, alcuni se la passavano benissimo, altri meno, però mediamente abbastanza bene), e quando si espandono o si insediano, espandono o insediano questa presenza, perlopiù trasferendo personale fidato o fidabile dall'Italia (si tratta spesso di ruoli chiave o ritenuti comunque fondamentali), ma non è detto che non assumano qualcuno alla bisogna.
Peccato non sia andata in porto la trattativa tra Garanti e Banca Intesa, sommare la quota di mercato di Garanti con il 3% del mercato bancario recentemente assicuratosi da Unicredito con l'acquisizione del 50% di Koçbank non sarebbe stato male per il sistema paese Italia.
Oltre alle joint venture, l'altro settore interessante è quello per i professionisti iperspecializzati in una determinata tecnica o tecnologia che una qualche impresa o settore turco determini strategica per il proprio business.
Sapete far funzionare qualche macchina tessile di ultima generazione, sapete dove mettere le mani per gestire, modificare, personalizzare o razionalizzare una macchina per la lavorazione lapidea o un qualsiasi impianto meccanico, ad Istanbul e dintorni c'è lavoro per voi.
Se poi questi impianti li sapete anche vendere o implementare o progettare o configurare o quant'altro, c'è sempre più lavoro, soprattutto se le sapete vendere (attenzione a chi vendete però, qualche squalo lo si trova sempre, e se si chiama Cem Uzan e tu sei uno a caso tra Motorola e Nokia, ti può pure fare perdere qualche miliardo di Euro nel buco nero della tua ingordigia).
Altro segmento interessante, per tanti motivi, quello pubblicitario: ad Istanbul le modelle, soprattutto se bionde e provenienti dall'est Europeo, vengono pagate più che in Italia (la prossima volta che vado a Istanbul devo fare una ricerca di mercato in merito e devo provare a trovare contatti per due fotografi Italiani, con la crisi del tessile nazionale sono tra i più colpiti, uno mi ha candidamente confessato di non aver avuto una commessa decente da Ottobre), mi dicono in multipli del compenso che percepiscono generalmente a Milano.
La qualità del ritocco fotografico nel risultato finale è di solito ancora non ai livelli di quello Italiano, se quello è il vostro settore provate a contattare le varie agenzie pubblicitarie.
In generale tutto l'indotto del tessile va bene, così come tutto l'indotto delle lavorazioni meccaniche (in Turchia si possono fare 1 milione di auto l'anno, ma praticamente tutte le fabbriche non lavorano mai a pieno regime, e però se si continua di questo passo ci si arriverà a breve).
Nella gestione dei sistemi informativi, SAP la fa da padrone, dato che a differenza dell'Italia in Turchia si sono formati diversi grandi conglomerati che hanno interessi diversificati un po' dappertutto.
Anche lì, nelle sedi delle multinazionali posti di lavoro o per consulenze più o meno spot in ambienti dove si lavora in Inglese non dovrebbero essere particolarmente rari.
Se poi infine volete aprire una qualche attività imprenditoriale, e siete ancora dell'idea dopo esservi sorbiti questi 3 mattoni e tutte le controindicazioni del caso e tutte quelle che troverei in seguito, e volete una consulenza in merito, sapete dove trovarmi :-p

Friday, 6 May 2005

Lavoro in Turchia 2

(originally published on it.lavoro.informatica the 6th May 2005)

Un Turco che volesse trovare un lavoro ad Istanbul, tra le varie risorse a disposizione, ha soprattutto l'inserto domenicale del giornale Hurriyet, IK (Insan Kaynaklari, risorse umane).
Il Gotha dell'industria e dei servizi Turco fa a gara a chi riesce a mettere il migliore annuncio sulle prime pagine, tutti sanno che praticamente tutti i non analfabeti della nazione butteranno almeno uno sguardo su quell'inserto, ed è una questione di prestigio ed una sicura pubblicità riuscire a piazzare il proprio annuncio su quelle pagine.
Quando l'economia gira, le inserzioni ricoprono a tappeto una decina di fogli, ma anche quando c'è crisi nera, sempre tre o quattro fogli vengono ricoperti.
In Turchia non esiste l'articolo 18, per cui anche con la crisi più crisi, si approfitta licenziando più di quanto sarebbe necessario per poter assumere, cercando nel contempo di migliorare la capacità di creare valore aggiunto dell'azienda.
Per parlare in maniera limpida e comprensibile, se qualcuno non rende quanto ci si aspetta, indipendentemente dal fatto che possa esserne o meno colpevole della cosa, gli si comunica il licenziamento (basta una telefonata ed essere disposti a pagargli un'indennità proporzionale all'anzianità di servizio) e si assume qualcun altro.
Attenzione: gli squali ci sono anche ad Istanbul, ma mediamente meno che a Milano o in generale in Italia.
[Piccola deviazione ispirata da un articolo di n.n] Non è la presenza o meno dell'articolo 18 a rendere i datori di lavoro più o meno propensi a licenziare o assumere per i più svariati motivi, ci sono anche altre componenti, sociali e culturali, oltre che ovviamente economiche.
Il fatto di potersi sbarazzare molto semplicemente della forza lavoro quando questa non è necessaria, ed è più un peso che non una risorsa, è un indice di quanto ad oggi la Turchia cerchi disperatamente di giocare la sua partita sul mercato globale, accettando la competizione come invece fino ad ora non ha praticamente fatto l'Italia (per spiegare il passaggio: senza articolo 18, sarebbe più difficile creare consenso politico e clientele, vagli a raccontare balle a centinaia di migliaia di padri di famiglia che perdono il lavoro per colpa di una recessione, cosa che in Italia avviene in maniera molto attutita, e che invece i politici Turchi o Inglesi sono costretti ad affrontare nei periodi di magra)[fine piccola deviazione].
Come dicevo, è una questione di prestigio e pubblicità, ed è anche una sorta di rating aziendale.
Se un gruppo Turco non pubblicizza nessuna posizione su IK per un periodo molto lungo, più che morta l'opinione pubblica la ritiene sepolta.
IK non ha un vero e proprio sito, e però credo che http://www.yenibir.com sia in qualche modo a loro correlato (Hurriyet è uno degli asset principali della Dogan Holding, http://www.doganholding.com.tr/ e http://www.dol.com.tr, una delle non molte società Turche che sottopone ad auditing i propri conti e che rispetta i principi IFRS, hanno appena venduto la banca del gruppo per 1 miliardo di Euro).
Tra le posizioni pubblicizzate su IK, ve ne sono sempre alcune in cui l'annuncio è scritto in Inglese o Tedesco, meno spesso in Francese, molto più raramente in Italiano, ma la stragrande maggioranza sono scritte in Turco, e difatti la conoscenza della lingua Turca è una delle principali discriminanti e necessità per moltissime posizioni e nella maggioranza degli ambienti di lavoro.
Non è impossibile lavorare in Turchia non conoscendo il Turco, ma certo non è facile né tantomeno semplice trovare quel tipo di lavoro (ma di questo argomento lo lascio ad un articolo successivo).

Se il Turco non spaventa o se magari è la vostra passione nascosta, questo è un elenco di siti che pubblicizzano offerte di lavoro online, in rigoroso ordine alfabetico:


http://www.avrupadata.com
http://www.beyazkariyer.com
http://www.bilgikariyer.com
http://www.bursakariyer.net
http://www.cvclub.net
http://www.cvtr.net
http://www.ealver.com
http://www.eleman.net
http://www.elemanborsasi.com
http://www.elemankiralama.com
http://www.insangucu.com
http://www.insankaynaklari.com
http://www.isbuluyorum.com
http://www.iskapisi.com
http://www.isturk.net
http://www.kampusgunleri.com
http://www.kariyer.com
http://www.kariyer.net
http://www.kariyerimizve.biz
http://www.kariyeronline.net
http://www.loginit.com <--
http://www.mulakat.net
http://www.personelonline.com
http://www.recruitmenturkey.com
http://www.secretcv.com <---
http://www.tekadres.com
http://www.turkcv.net
http://www.turkiyedata.com
http://www.turkkariyer.com
http://www.turizmdekariyer.com
http://www.turizmkariyer.net


Come vedete, ho segnato http://www.secretcv.com, ma giusto perché sono iscritto a quel sito e mi spediscono una posizione al giorno da tempo immemorabile, e http://www.loginit.com, perché tratta perlopiù posizioni IT. A proposito, in Turco computer si dice bilgisayar (più o meno "gestore dell'informazione"), e chi lavora con un computer è un bilgisayarci (letteralmente informatico). Ero iscritto anche su un altro motore di ricerca (all'epoca per rispondere ad un annuncio della locale filiale della Banca di Roma), ma non ricordo più il nome. Altra risorsa di cui non ricordo colpevolmente il nome, un'agenzia che tratta perlopiù consulenti stranieri, strada da non sottovalutare in merito alla questione.

Lavoro in Turchia

(originally published on it.lavoro.informatica the 6th May 2005)

In realtà quell'articolo era giusto una premessa, quantunque lunga, necessaria.
In Turchia la proporzione della popolazione che se la passa male, e che è comunque al di sotto della soglia di povertà, è comunque molto maggiore della stessa proporzioni in Italia.
Certe offerte che si vedono o si sentono in giro qui in Italia sono praticamente lesive della dignità professionale dell'informatico Italiano e gettano una luce sconfortante sul presente ed il futuro della nostra professione appunto perché in un paese dove il PIL pro capite è sui 20k ¤ offrire cifre paragonabili a quelle di una città (di 10 e passa milioni di abitanti, il paragone IMHO è statisticamente sensato) dove il PIL pro capite è sui 5k ¤ è quantomeno curioso.
Se poi conti che con 250 Euro al mese ad Istanbul ci affitti un appartamento di 150m2 e che sul vitto la spesa è comunque un quoziente di quella che so di Milano, la cosa inizia ad essere sconfortante, come faceva notare il buon n.n., ed aggiungo, indipendentemente dal fatto che un paese si chiami Italia e l'altro Turchia.
C'è un bellissimo proverbio Siciliano che dice "U pisci feti r'a testa" (il pesce puzza dalla testa), e non posso che essere d'accordo, per cui bisogna cambiare la testa, e non deve essere un tentativo abortito, non riuscito e per certi aspetti peggiorativo di Tangentopoli, e qui bisogna prendere esempio dai Turchi: un governo non gli piace? Un primo ministro si fa i cazzi suoi? Una coalizione non sa governare? Alla prossima elezione, gli danno un calcio e lo distruggono politicamente (al livello che il partito del presidente del consiglio della coalizione che governava il paese prima del 2002 ha preso alle ultime elezioni, alle quali si è presentato in carica, qualcosa come il 2% dei voti, perdendo una ventina di punti percentuali e tutti i seggi rispetto alla precedente tornata elettorale).
Che indipendentemente dal loro tasso e dal loro livello di sviluppo, loro siano attualmente governati meglio di noi, è, dal mio punto di vista, ben più tragico (per noi) del fatto che il loro mercato del lavoro inizi a sembrare appetibile anche ad alcuni di noi.
Alla fine, come ben vedi, ognuno, se non l'artefice, è comunque protagonista del proprio futuro.
Quando impareremo a bastonare i nostri politici, a farli tremare veramente prima di un'elezione, quando nessun collegio elettorale potrà più essere definito sicuro e quando inizieremo a mandare a casa sistematicamente i cialtroni, i corrotti, gli inetti, gli approfittatori ed i lacché, sarà sempre troppo tardi (e ricordati anche in quel caso dei fiori e della messa, foss'anche tra cent'anni).

Thursday, 5 May 2005

Lavoro in Turchia

(originally published on it.lavoro.informatica the 5th May 2005)

(scritto in risposta ad una gentile richiesta da parte di un sottoscrittore di it.lavoro.informatica)

No, il newsgroup va benissimo (tra l'altro non sei il solo ad avermi chiesto quel genere di informazioni, approfitterò biecamente).
Seguirà una risposta più dettagliata, per ora faccio delle premesse macroeconomiche in ordine sparso:
- La Turchia, e soprattutto Istanbul, per ora è in pieno boom, ma se un Italiano volesse andare a lavorare all'estero (non come imprenditore, ma come professionista/consulente/dipendente), soprattutto se un informatico, probabilmente le migliori opzioni (dove con migliori leggi anche relativamente più semplici da realizzare) in media sarebbero in ordine Regno Unito ed Eire.
Altri paesi, con più difficoltà di vario ordine ma dove sicuramente pagano migliori stipendi sono Iraq, EAU e Svizzera (e tanti altri che non ha senso elencare, ho messo giusto degli estremi).
- Il ciclo espansivo Turco potrebbe essere effimero.
É già capitato in passato, potrebbe capitare in futuro.
Attualmente hanno un buon governo, che è riuscito a gestire la crescita, ma sta erodendo il suo consenso politico perché della crescita se ne stanno approfittando perlopiù le aree metropolitane mediterranee, che non votano AKP (o comunque non votano AKP in maniera plebiscitaria), lasciando indietro l'altipiano anatolico, dove l'AKP durante le ultime politiche ha fatto il pieno.
La gente non capisce che hanno votato a fare AKP se poi ad arricchirsi sono sempre quelli che vivono sul mare.
Un ritorno all'instabilità politica avrebbe conseguenze sicuramente negative se non nefaste sulla crescita economica.
Da notare come in realtà l'AKP non abbia in realtà tralasciato l'Anatolia, ha dirottato un bel po' di risorse da quelle parti, ma per oggettive condizioni sociali/economiche/logistiche è difficile fare partire quel motore.
Dall'altra parte, Iznik, Istanbul, Çukurova, Smirne e Bursa vanno a gonfie vele.
- il ciclo espansivo non abbraccia tutti i settori.
Ci sono settori che risentono della concorrenza dell'est europeo (Bulgaria e Romania, in Turchia gli stipendi minimi sono il doppio dei loro medi), ci sono settori che risentono della concorrenza della Cina, ci sono settori che non vanno e basta (probabilmente in alcuni casi c'è pure eccesso di offerta a livello planetario, ma spostare risorse da campi che a volte molte nazioni ritengono strategici non è semplice).
- Le percentuali di aumento del PIL non sono tutto, conta anche la dimensione.
Quando il Regno Unito cresce del 2,5% si parla di 45 miliardi di Euro; per creare quella ricchezza la Turchia dovrebbe crescere del 20%.
Quando la Cina cresce del 10%, quella percentuale significa 150 miliardi di Euro, e qui per creare quella ricchezza la Turchia dovrebbe crescere del 65% .
.
poi bisogna anche vedere dove si crea questa ricchezza.
Nel Regno Unito ad esempio è praticamente tutta nei servizi (l'industria Inglese è addirittura in recessione), perlopiù legati a doppia mandata con l'informatica.
- La Turchia importa troppo.
Ha uno sbilancio di 15 miliardi di Euro (esportando appena 55 miliardi, la Cina esporta ed importa più di 10 volte tanto).
Turchi ed Inglesi (anglosassoni in genere) condividono molto a livello microeconomico e modelli di consumo, gli Anglosassoni (anche gli Statunitensi) coprono i loro sbilanci commerciali stampando moneta (USA) o gonfiando i valori immobiliari (UK), i precedenti governi Turchi adoperavano l'inflazione a livello interno e l'FMI a livello esterno, ma ora come ora quale leva possono utilizzare per continuare a vivere da cicale senza iniziare ad esportare come Dio comanda? E qui arriviamo all'appeal commerciale del made in Turkey.
I Turchi fanno ottimi vestiti, ottima pelletteria, ottimi televisori (ed elettrodomestici in genere), e tante altre cose, ma quali margini ci riescono a ricavare? Una mia ex collega una volta mi ha offerto dei dolci, il vassoio era vetro Pasabahçe, le ho chiesto che gliene sembrava, dopo una certa sopresa mi ha detto che faceva parte di un servizio che aveva acquistato da Migliore (catena palermitana) e che l'aveva trovato di un rapporto qualità/prezzo ottimo, quando gli ho detto che era Turco non voleva crederci.
Ma dai, è impossibile.
SiseCam (che possiede e produce il marchio Pasabahçe) è sul mercato dal 1935.
Quindi o migliorano sensibilmente l'appeal delle loro produzioni, o si dovranno accontentare di margini bassi per prodotti a rapporto qualità/prezzo ottimo.
E con la Cina in giro, quella non è una posizione invidiabile (né tantomeno difendibile).
Di nuovo, alcuni settori esportano bene e tanto, altri sono in ambasce, altri proprio non esistono.
A questo punto, non potendo stampare carta, con i modelli di consumo che inducono a comportarsi da cicale pur esportando poco, non essendo coperti da una moneta forte, cosa rimane? Speculazione immobiliare? Senza moneta forte, se non cresci bene e con continuità prima o poi fai bum.
- I Turchi hanno una produzione agricola vasta ed ad ampio spettro e quantità (dalle banane al te, dalle arance alle patate, dalle nocciole ai pomodori, nomina il tuo prodotto agricolo preferito e c'è qualcuno in Turchia che lo produce), ma quella è probabilmente la causa prima dei loro problemi nel processo di integrazione con la UE.
Vagli a spiegare ai Francesi che debbono fare concorrenza ai prodotti agricoli Turchi senza dazi e senza aiuti comunitari.
Quando gli fai cambiare idea, vienimi a portare i fiori freschi e pagami una messa.