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Thursday, 7 March 2013

Evidenza statistica piuttosto improbabile

[In risposta ad un post di Alberto Lusiani su NfA, il quale sosteneva che la Repubblica Italiana abbia investito in infrastrutture in Sicilia poco meno di quanto abbia fatto al Nord]


Come evidenza statistica si puo' usare l'elenco delle opere pubbliche con relativi stanziamenti in costruzione da oltre 30 anni.
L'evidenza statistica sinceramente mi pare alquanto improbabile.
Da Castelvetrano a Rosolini non c'è un millimetro d'autostrada. In provincia di Agrigento non c'è né autostrada né aeroporti, ed in quella di Ragusa, non c'è autostrada, ma in compenso hanno un'aeroporto nuovo di zecca che non ha mai aperto perché lo Stato non vuole pagare i controllori, che invece paga allegramente negli aeroporti che punteggiano ogni 50 km la pianura Padana.
La A29 in provincia di Trapani è un'autostrada per metà falsa, da Alcamo a Trapani è una superstrada che è stata promossa ope legis (ci sono altri casi simili nel Bel Paese?) ad autostrada per far fare belli i politici dell'epoca ("vi abbiamo portato l'autostrada"), ed ad ogni modo, il tronco autostradale vero e proprio, quello che attraversa il Belice verso Mazara, fu notoriamente costruito sulla scia emotiva del terremoto del 1968, come risarcimento morale alla popolazione locale per via di tutti i poveracci che erano morti perché i soccorsi non erano potuti arrivare in tempo, dato lo stato penoso delle strade del tempo. Fa specie dirlo, ma senza terremoto Trapani sarebbe come Agrigento e Ragusa, nemmeno un millimetro di autostrada.
Per costruire la A20 da Messina a Palermo ci sono voluti 36 anni.
A Trapani per dragare il porto hanno dovuto aspettare l'evento sportivo speciale, mancava poco al centenario dell'ultimo dragaggio. A Marsala ancora aspettano il porto, pare ci sia un privato locale interessato a realizzarlo in proprio, incrociamo le dita. Mazara non ne parliamo.
Treni ad alta velocità, o anche solo a 200 km/h, non mi pare di vederne. Anzi, per dirla tutta, di treni non mi pare di vederne per nulla, manco a 100 km/h.
L'unica nota positiva, abbastanza recente, è l'aeroporto di Birgi, per il quale politici locali lungimiranti (perlopiù di area PdL!) sono riusciti a recuperare una ventina di milioni di Euro per rimettere in sesto un vecchio terminal degli anni '60, e con un investimento pubblico annuale di qualche milione di Euro a carico della locale Provincia sono riusciti a convincere Ryanair a farne una base e movimentare 1 milione e mezzo di passeggeri all'anno. Fontanarossa e Punta Raisi continuano purtroppo a sfigurare in qualsiasi confronto con i loro concorrenti (Malaga, Antalya, ...).
Se vado oltre Salerno, vedo reti ferroviarie ad alta velocità, poi come scrivevo sopra, se passo il Rubicone, incontro un aeroporto ogni 50km, autostrade che si intrecciano ogni dove, gallerie, varianti, mega aeroporti che hanno in buona sostanza fallito ogni obiettivo, insomma, diciamo che viene perlomeno da dubitare che ci possa essere una qualsiasi evidenza statistica a supportare l'idea, che trovo alquanto balzana, che in Sicilia si sia potuto investire in infrastrutture più di quanto fatto altrove.
Per dirla tutta, la A20 che citavo sopra, è costata 4 milioni di Euro al chilometro. Ho più volte letto che solo la TAV è venuta finora 32 milioni di Euro al chilometro, e che il tratto Bologna-Firenze, quello con 70 e rotti km di gallerie, sia costato 70 milioni di Euro al km, e che, cosa per me inspiegabile, il tratto Torino-Milano, notoriamente tutto pianura, sia costato 62 milioni di Euro al km. Leggo che la Brebemi verrebbe a costare, se tutto va bene, 38 milioni di Euro al km, e per la Pedemontana ho letto cifre anche maggiori.
Per carità, se servono, che si facciano pure, ma nello stesso tempo, leggo cifre ben inferiori per il progetto della Catania-Ragusa, e già si parla di ridimensionamento.

Tuesday, 5 March 2013

Più infrastrutture in Sicilia

[In risposta ad un post di Salvatore Modica su NfA, argomento su quale dovesse essere la priorità nelle proposte di un movimento politico per la Sicilia]


Io direi di colmare prima il deficit infrastrutturale. L'altro giorno con una delle mie sorelle ci siamo visti un paio di puntate del Trieste-Trapani di Severgnini, e mia sorella, che si è fatta in treno la Reggio Calabria-Trapani un'infinità di volte, pensava che Trenitalia avesse messo apposta il treno nuovo e pulito e veloce per il giornalista.
Io so che nel frattempo Trenitalia ha messo un discreto numero di Minuetto sia tra Messina e Palermo che tra Palermo e Trapani (ma se il giornalista avesse preso il treno in altri orari, altro che Minuetto!), ma nel frattempo ha drasticamente ridotto le corse, rendendo ad esempio impossibile il pendolarismo via treno tra Trapani e Palermo.
Per fare 2 casi esemplari: all'aeroporto di Punta Raisi c'è la stazione ferroviaria, una delle pochissime del paese, eppure, in tanti anni, non sono mai riuscito a prendere un treno né per Palermo né soprattutto per Trapani, perché i treni sono troppo radi e comunque lenti, e quella volta che sono andato a dare uno sguardo, c'era il capennello di turisti intorno alle macchinette per i biglietti che erano chiaramente fuori servizio.
L'altro esempio sono le ferrovie che passano a due passi sia da Birgi che da Fontanarossa, che ci vuole a fare una deviazione (nel caso di Birgi di 2km, nel caso di Fontanarossa nemmeno quella perché la ferrovia passa proprio accanto, basterebbe un people mover) e costruire una stazione in aeroporto?
L'altro giorno sentivo parlare di Beppe Grillo che parlava di un futuro a 200km/h e non a 300km/h per le ferrovie. Onestamente, se riuscissi a fare un Trapani-Messina o un Trapani-Ragusa a 200km/h, ci metterei la firma in 2 microsecondi.
Dal mio punto di vista, almeno in Sicilia si è investito poco e male in infrastrutture, e varrebbe la pena investire molto di più.

Friday, 1 March 2013

It's the only game in town


[Scritto in risposta ad un commento di TizioC su NfA]
Se il risultato della "democrazia diretta" condotta attraverso la rete sono le proposte del programma M5S, allora mi sembra evidente che la "democrazia diretta della rete" ha FALLITO.
Alla stragrande maggioranza degli elettori del M5S, del programma del M5S gliene può fregare di meno. Quando dopo le elezioni di Ottobre 2012 ho parlato con svariati amici, familiari e conoscenti siciliani che per la prima volta in vita loro non avevano votato in maniera tribale o clientelare, la risposta che mi davano era sempre la stessa: avevano votato per il M5S per sentirsi liberi. Liberi. E questi elettori lo hanno raccontato agli altri, che non avevano provato ancora l'ebrezza di sentirsi liberi. E a Febbraio, il doppio o il triplo di queste persone hanno voluto provarci pure loro. Sono andati alle urne, e hanno liberamente deciso di votare liberamente, per la prima volta nella loro vita. Perché votare M5S li fa sentire liberi, e votare PdL, PD, RC, IdV, PCI, PDS, PdS, DC, UDC, CCD, UDEUR, e così via, no? Perché quando voti M5S non stai votando una casta che filtra e costringe il tuo accesso al governo, al potere, alle decisioni, ma voti per mettere nei vecchi centri di potere i tuoi controllori, con cui puoi parlare quando e come vuoi tu, più volte al giorno. Fai la prova. Vedi chi è il portavoce dei cittadini eletto nelle liste del M5S nella tua zona. Trovalo su Facebook, aggiungilo tra i tuoi amici, scrivigli messaggi. Se lo vuoi incontrare, iscriviti ai meetup, e partecipa agli eventi. Ovviamente, il programma del M5S può non piacere. Il M5S ha in nuce tanti punti negativi, ad esempio ha diversi singoli punti di vulnerabilità, e se scrivi su NfA ed hai sostenuto Fare per Fermare il Declino, probabilmente tu non ritieni che quello che il M5S offre sia effettivamente quello che il M5S può effettivamente realizzare. Puoi anche benissimo avere dei dubbi sulla capacità del M5S di mantenere le promesse di libertà, responsabilizzazione dei cittadini, effettiva compartecipazione al governo, al potere, al processo decisionale. Ma il M5S è l'unico ad offrire queste mercanzie. Tu non credi che queste mercanzie siano buone? Pensi che il contenuto non rispecchi l'etichetta? Può essere, ma in quasi 9 milioni di persone ti hanno già risposto, con le immortali parole di Canada Bill Jones: "it's the only game in town"! Fino ad oggi. Se vuoi offrire un altro gioco, e vuoi essere sicuro che non sia truccato, devi mettere su un movimento che offra almeno tanto quanto offre il M5S: la possibilità, per quanto improbabile, di poter percepire di poter riuscire a influenzare il presente ed il futuro, e di riuscire a sentirsi liberi nel segreto dell'urna.

P.S.: non dico che i cloni del M5S stiano spuntando come i funghi, ma non è una remota possibilità che stia iniziando ad accadere, vedi ad esempio Democracy2015 nel Regno Unito:

In risposta a Andare avanti per Fermare il Declino: Modello M5S

[risposta a Andare avanti per Fermare il Declino di Michele Boldrin]
Per avere una sola possibilità di successo, bisogna prendere a modello il M5S, e se possibile innovare anche più di quanto hanno dimostrato di saper fare Grillo, Casaleggio & co..
E questo vale per tutti gli altri partiti politici del pianeta, se vogliono sopravvivere. La politica rappresentativa come la conoscevamo nel XX secolo è destinata a scomparire.
Il futuro sono la Svizzera, la California, Atene del periodo classico, e chi prima lo capisce e lo riesce ad implementare in una proposta convincente, avrà maggiori probabilità di influenzare il futuro, non della Repubblica Italiana, ma di qualsiasi società.
Il progresso tecnologico ci da gli strumenti per realizzare appieno la crazia di democrazia, di uniformare cioè la distanza di ogni cittadino dal potere come se fossimo tutti seduti sul bordo di un vaso.
Le reliquie del medioevo come le strutture gerarchiche, l'uomo solo al comando, sia esso il primo ministro che il segretario di un partito, gli n-mila livelli attraverso cui la sovranità popolare era costretta e filtrata, possono oggi scomparire. Puff!
La rivolta contro la casta sarebbe arrivata in ogni caso. Arriva prima nel Bel Paese perché ci siamo beccati 20 anni di austerità, ma arriverà ovunque, solo un sordo o un cieco potrebbe negare di sentire o di vedere gli indizi tutto attorno a sé non solo in paesi come la Spagna, ma anche in paesi come il Regno Unito, dove la casta politica dominante sta letteralmente comprandosi la propria sopravvivenza giorno dopo giorno emettendo montagne di debito che ricadrà sulle generazioni future.
Tra le tanti possibili risposte, l'eliminazione di tutte le caste tramite la responsabilizzazione del cittadino, la democrazia diretta, l'effettiva implementazione della democrazia, il localismo, il federalismo, la decentralizzazione  l'accorciamento delle filiere di retroazione, direi in pratica il loro azzeramento, sono di gran lunga le migliori possibili risposte.
Non è pensabile di mettere su un partito politico che abbia lo scopo di sfruttare la dabbenaggine di chi ci mette le idee e la dabbenaggine di chi ci crede per comprarsi l'accesso ad una nuova casta, perché quando ci sono alternative disponibili e credibili che fanno a meno delle caste, il cittadino votante prima o poi si convincerà a votarle, perché sono di gran lunga migliori, da tutti i punti di vista immaginabili.
C'è tutta la storia umana a dimostrare che il governo dei migliori, o presunti tali, è necessariamente destinato ad un fallimento. Può andare bene per 5 anni, per 10 anni, per 1 generazioni, per 10 generazioni, per 1000 anni, ma re, imperatori, caste, oligopoli, rappresentano tutti punti di vulnerabilità che prima o poi portano sempre e comunque a declino e scomparsa. Per chi non mi crede sulla parola, basta un ripasso di storia della Serenissima.
Grillo e Casaleggio dicono uno vale uno. Bisogna partire da là. Non perché lo dicono loro, ma perché il progresso tecnologico lo rende potenzialmente possibile, e quindi diventa necessariamente possibile.
Grillo e Casaleggio ci sono stati 8 anni ad arrivare da 2 voti a 9 milioni di voti. Se qualcuno fondasse un movimento simile nel Regno Unito o in Spagna, ed applicasse con la stessa bravura e capacità le loro tecniche, altro che 7 anni, ci starebbe massimo 3 anni ad arrivare a 10 milioni di voti.
Quando Grillo dice a tutti che i vecchi partiti sono morti, gli fa un favore. Perché è vero, sono morti, è morta la democrazia rappresentativa, che non è democrazia, o comunque non può esprimere totalmente una democrazia. Gli fa un favore, perché dicendogli la verità, li sprona ad adattarsi, come infatti ha cercato di fare il PD, con tutti i tentennamenti che sono anche comprensibili.
Metto le mani avanti, e confesso che io non avevo proprio idea di come fosse stato organizzato Fare per Fermare il Declino. Leggevo NfA, avevo letto il manifesto, ero andato ad una cena a Londra (e confesso di aver espresso a Carlo Stagnaro in quell'occasione i miei dubbi sull'opportunità di presentarsi a queste elezioni mettendo su tutto di fretta e furia), avevo capito ci fossero dei comitati locali, ma non credevo fosse stato organizzato come un classico partito organizzato, con addirittura una direzione nazionale.
L'altro giorno ho sentito 5 minuti della diretta della direzione nazionale, mi sono messo le mani tra i capelli, e sono fuggito inorridito. Tra l'altro, non erano nemmeno 5 minuti caldi, ma coinvolgevano un paio delle persone che poi hanno votato contro la mozione Boldrin. Quel tipo di partito è nato morto. Non andrà mai da nessuna parte, una volta che al consumatore viene offerto di meglio.
La sfida è offrire qualcosa di meglio di quello che offre il M5S, ma nella maniera in cui lo offre il M5S.
[commento originariamente scritto su NfA]

Cambiare nome a Fare per Fermare il Declino

"Fermare" e "Declino" hanno connotazioni negative.
"Fare" è già meglio, ma non mi convince, soprattutto l'uso dell'infinito, anche se devo ammettere che ci sono anche motivi personali, dato che parlo un po di Turco, ed in Turco fare significa topo oppure mouse (quello dei computer), ed ogni volta che leggo fare usato come sostantivo mi viene immediatamente in mente questa associazione.
 Sia il nome che il simbolo del M5S sono semanticamente più potenti e si propongono di veicolare un messaggio completamente positivo.

Tuesday, 26 February 2013

Fare per Fermare il Declino: cosa manca per diventare alternativi al M5S?

Quando ho letto della nascita del movimento che poi sarebbe diventato Fare per Fermare il Declino (FpFiD), ho pensato che potesse essere un evento molto positivo, soprattutto se i promotori avessero cercato di adottare alcune delle proposte che al momento offre soltanto il M5S.

Questi sono i cinque principali suggerimenti a chi dirige FpFiD:

  1. "Fermare il Declino" è un nome che ha un contenuto informativo importante, ma è semanticamente limitante. A me piacerebbe poter sostenere un movimento che abbia come scopo qualcosa di più di fermare un declino. "Fare" va già meglio, anche se non mi convince del tutto. Bisogna trovare un nome propagandabile, e crearci attorno tutta un ecosistema (i.e., quello che si è fatto in nuce chiamando "Fattivi" i supporter di "Fare").
  2. "Democrazia Diretta": su uno specifico punto Grillo e Casaleggio hanno ragione senza se e senza ma: la responsabilizzazione del cittadino e la democrazia diretta. Credo che questo sia un nodo molto importante da sciogliere. A molti potenziali elettori, FpFiD non è piaciuto perché hanno pensato a priori che potesse essere un altro partito di gente con la puzza sotto il naso che si volesse trasformare in casta sfruttando la loro dabbenaggine. Una volta che c'è un movimento, nel caso in questione il M5S, che offre al cittadino qualcosa in più, l'abolizione della casta, la maggior parte di chi non vuole essere governato da una casta voterà per questi.
  3. "Bisogna offrire di più". Faccio un esempio: quello che ho capito io leggendo il manifesto, è che implementarlo avrebbe potuto genere 5 milioni di posti di lavoro. Perché 5 milioni di posti di lavoro? Perché mi sono detto che implementando quel manifesto, si sarebbe aumentata la partecipazione al mondo del lavoro, e si sarebbe nel contempo favorita l'emersione del lavoro nero. Misure come la completa defiscalizzazione dei redditi sotto gli 800 euro mensili e la sostituzione della cassa integrazione con dei sussidi di disoccupazione avrebbero reso più simile il paese al Regno Unito, per cui ho mentalmente ipotizzato un 10-15% in più di lavoratori tra la popolazione attiva, e spannometricamente sono arrivato a 5 milioni di posti di lavoro. Al che mi sono chiesto: ma non era meglio mettere nel manifesto "Creeremo 5 milioni di posti di lavoro"?
  4. "Bisogna creare un registro dei rischi". Il caso Giannino credo sia abbastanza esemplificativo del perché ci sia bisogno di dotarsi di simili strumenti.
  5. "Ridurre i singoli punti di vulnerabilità". Sempre il caso Giannino, dovrebbe chiarire il perché bisogna fare in modo che non ci siano singoli punti di vulnerabilità. Riuscire a creare un movimento più robusto e affidabile, senza singoli punti di vulnerabilità, sarebbe ad esempio un grosso vantaggio competitivo nei confronti del M5S attuale.

Friday, 18 January 2013

La riabilitazione e il liberalismo

Questa mattina ho letto con non poca sorpresa una lettera di Oscar Giannino al Fatto Quotidiano su un candidato siciliano nella lista di Fare Fermare il Declino, Giosafat Di Trapani.

Premetto che prima di questa mattina non conoscevo né personalmente, né per sentito dire, il Sig. Di Trapani. Questo premesso, se le motivazioni sono quelle addotte da Oscar Giannino nella missiva sopra citata, io, da semplice cittadino, sono invece totalmente contrario, per quanto possa contare, alla rimozione dalle liste di Fare del candidato Giosafat Di Trapani, o dalle liste di un qualsiasi partito di candidati che si trovino nella stessa situazione.

Leggendo la lettera del Sig. Giannino mi sono infatti chiesto più volte: e la riabilitazione non esiste? Un povero Cristo che commette un crimine a 20 anni per poi vivere come un santo per i successivi 30 anni, dovrà vivere come un disgraziato, obbligato a fare presente ogni volta che cerca lavoro, di affittare una camera, di concludere un contratto, che ha le carte macchiate? Io questa mentalità giustizialista ed ottocentesca la lascerei ad altri. 

Siamo rimasti ai tempi di Jean Valjean?
Un essere umano che abbia commesso in un lontano passato dei crimini, se questi non sono di una gravità tale da poterlo far ritenere impossibile, deve avere il diritto di potersi redimere, ed infine di poter essere riabilitato, se se l'è meritato. Una volta riabilitato, non è accettabile che uno debba essere in alcun modo obbligato a svelare, a chiunque, amico o nemico che sia, un crimine commesso 30 anni fa, e nel caso specifico, se ho capito bene quanto scritto dal Sig. Giannino, mi par di capire che il Sig. Di Trapani sarebbe stato addirittura prosciolto, sì per estinzione del reato per intervenuta prescrizione, ma pur sempre prosciolto, quindi, giustamente, non ci sarà giustamente alcuna traccia nel suo casellario giudiziario "pubblico"!
Deve essere perfettamente legittimo per un essere umano il non dover necessariamente svelare ad alcuno, amico o nemico, una condanna di primo grado a meno di 2 anni di reclusione per fatti avvenuti 30 anni fa, andata in prescrizione 20 anni fa. La condanna originale di Jan Valjean era a 5 anni di reclusione. Dal mio punto di vista è disumano quello che sta avvenendo al povero Giosafat Di Trapani, nei termini in cui ne ho compreso la storia come raccontata da Il Fatto Quotidiano ed Oscar Giannino. Non vedo nessuna ragione al mondo per cui egli dovesse di sua sponte tirare fuori questa storia avvenuta più di una generazione fa, dalla quale, da quanto letto, pare essersi ampiamente riscattato, sia socialmente che civilmente.
Dovremmo arrenderci al fatto che un essere umano nella posizione nella quale pare sia il Sig. Di Trapani debba necessariamente rassegnarsi a perdere i diritti politici passivi, senza possibilità alcuna di riscatto? Mi spiace, ma non sono d'accordo. Il discorso che avrebbe dovuto dirlo a chi faceva le selezioni per le candidature, a mio modo di vedere non sta in piedi. Se è vero che nel frattempo si è ampiamente riscattato,  che dovrebbe essere il punto sostanziale del contendere, non solo non deve essere tenuto a ricordare ad altri ed a se stesso questa cosa accaduta 30 anni fa, ma a mio modo di vedere andrebbe protetto giuridicamente. Dal mio punto di vista, anzi, dovremmo invece probabilmente chiederci se non abbia senso prevedere la perseguibilità penale di chi tira fuori e pubblica storie, tra l'altro conclusesi  senza alcuna condanna definitiva, di 30 anni fa di persone che nel frattempo si sono rifatte una vita. Nella mia personale concezione del mondo, questo è un comportamento illiberale, inumano e totalmente inaccettabile. Se ne rendeva chiaramente conto Victor Hugo 180 anni fa, non vedo come non si possa non essere della stessa opinione oggi nel XXI secolo!
Nel XXI secolo in una democrazia liberale il Sig. Di Trapani si sarebbe dovuto trovare nel suo pieno diritto nel non dichiarare a nessuno, in primis a se stesso, una sua condanna di primo grado per una pena reclusiva a meno di 2 anni per un fatto avvenuto 30 anni fa, se nel frattempo si è riscattato, come pare di capire. Anzi, questo lo ritengo ancora universalmente valido qualora la condanna fosse stata definitiva, figurarsi quando come nel caso in questione il reato è stato addirittura estinto per intervenuta prescrizione durante il processo d'appello.


La motivazione del Sig. Giannino in questa particolare occasione non mi è certo sembrata condivisibile, anzi, e data la provenienza della decisione, il problema che mi pongo è chiaramente politico e di immagine, prima ancora che legale. Mi sarei aspettato che Fare per Fermare il Declino avesse potuto decidere di voler difendere le persone nella posizione del Sig. Di Trapani, non affossarle. Serve in qualche modo al paese un ennesimo movimento giustizialista? Si guadagnano voti liberali con queste decisioni? Chi risponde affermativamente, è ovviamente padrone di avere opinioni diverse dalle mie, ma a quel punto dovremo accettare di avere opinioni diverse su cosa sia il liberalismo.

P.S.: incidentalmente, per chi si chiede "che razza di nome" sia Giosafat, è semplicemente un bellissimo nome tra i tanti tradizionalmente usati in Sicilia, come Manfredi, Cono, Ruggero, Accursio, Cateno, Gerlando, Alfio, Tindaro, Castrenze, Gandolfo, Filadelfo, Isidoro, ma evidentemente poco diffuso Oltrefaro. A Palermo, nel quartiere dell'Albergheria, c'è anche una stradina dedicata a Santo Giosafat.