(originally published on it.lavoro.informatica the 5th May 2005)
(scritto in risposta ad una gentile richiesta da parte di un sottoscrittore di it.lavoro.informatica)
No, il newsgroup va benissimo (tra l'altro non sei il solo ad avermi chiesto quel genere di informazioni, approfitterò biecamente).
Seguirà una risposta più dettagliata, per ora faccio delle premesse macroeconomiche in ordine sparso:
- La Turchia, e soprattutto Istanbul, per ora è in pieno boom, ma se un Italiano volesse andare a lavorare all'estero (non come imprenditore, ma come professionista/consulente/dipendente), soprattutto se un informatico, probabilmente le migliori opzioni (dove con migliori leggi anche relativamente più semplici da realizzare) in media sarebbero in ordine Regno Unito ed Eire.
Altri paesi, con più difficoltà di vario ordine ma dove sicuramente pagano migliori stipendi sono Iraq, EAU e Svizzera (e tanti altri che non ha senso elencare, ho messo giusto degli estremi).
- Il ciclo espansivo Turco potrebbe essere effimero.
É già capitato in passato, potrebbe capitare in futuro.
Attualmente hanno un buon governo, che è riuscito a gestire la crescita, ma sta erodendo il suo consenso politico perché della crescita se ne stanno approfittando perlopiù le aree metropolitane mediterranee, che non votano AKP (o comunque non votano AKP in maniera plebiscitaria), lasciando indietro l'altipiano anatolico, dove l'AKP durante le ultime politiche ha fatto il pieno.
La gente non capisce che hanno votato a fare AKP se poi ad arricchirsi sono sempre quelli che vivono sul mare.
Un ritorno all'instabilità politica avrebbe conseguenze sicuramente negative se non nefaste sulla crescita economica.
Da notare come in realtà l'AKP non abbia in realtà tralasciato l'Anatolia, ha dirottato un bel po' di risorse da quelle parti, ma per oggettive condizioni sociali/economiche/logistiche è difficile fare partire quel motore.
Dall'altra parte, Iznik, Istanbul, Çukurova, Smirne e Bursa vanno a gonfie vele.
- il ciclo espansivo non abbraccia tutti i settori.
Ci sono settori che risentono della concorrenza dell'est europeo (Bulgaria e Romania, in Turchia gli stipendi minimi sono il doppio dei loro medi), ci sono settori che risentono della concorrenza della Cina, ci sono settori che non vanno e basta (probabilmente in alcuni casi c'è pure eccesso di offerta a livello planetario, ma spostare risorse da campi che a volte molte nazioni ritengono strategici non è semplice).
- Le percentuali di aumento del PIL non sono tutto, conta anche la dimensione.
Quando il Regno Unito cresce del 2,5% si parla di 45 miliardi di Euro; per creare quella ricchezza la Turchia dovrebbe crescere del 20%.
Quando la Cina cresce del 10%, quella percentuale significa 150 miliardi di Euro, e qui per creare quella ricchezza la Turchia dovrebbe crescere del 65% .
.
poi bisogna anche vedere dove si crea questa ricchezza.
Nel Regno Unito ad esempio è praticamente tutta nei servizi (l'industria Inglese è addirittura in recessione), perlopiù legati a doppia mandata con l'informatica.
- La Turchia importa troppo.
Ha uno sbilancio di 15 miliardi di Euro (esportando appena 55 miliardi, la Cina esporta ed importa più di 10 volte tanto).
Turchi ed Inglesi (anglosassoni in genere) condividono molto a livello microeconomico e modelli di consumo, gli Anglosassoni (anche gli Statunitensi) coprono i loro sbilanci commerciali stampando moneta (USA) o gonfiando i valori immobiliari (UK), i precedenti governi Turchi adoperavano l'inflazione a livello interno e l'FMI a livello esterno, ma ora come ora quale leva possono utilizzare per continuare a vivere da cicale senza iniziare ad esportare come Dio comanda? E qui arriviamo all'appeal commerciale del made in Turkey.
I Turchi fanno ottimi vestiti, ottima pelletteria, ottimi televisori (ed elettrodomestici in genere), e tante altre cose, ma quali margini ci riescono a ricavare? Una mia ex collega una volta mi ha offerto dei dolci, il vassoio era vetro Pasabahçe, le ho chiesto che gliene sembrava, dopo una certa sopresa mi ha detto che faceva parte di un servizio che aveva acquistato da Migliore (catena palermitana) e che l'aveva trovato di un rapporto qualità/prezzo ottimo, quando gli ho detto che era Turco non voleva crederci.
Ma dai, è impossibile.
SiseCam (che possiede e produce il marchio Pasabahçe) è sul mercato dal 1935.
Quindi o migliorano sensibilmente l'appeal delle loro produzioni, o si dovranno accontentare di margini bassi per prodotti a rapporto qualità/prezzo ottimo.
E con la Cina in giro, quella non è una posizione invidiabile (né tantomeno difendibile).
Di nuovo, alcuni settori esportano bene e tanto, altri sono in ambasce, altri proprio non esistono.
A questo punto, non potendo stampare carta, con i modelli di consumo che inducono a comportarsi da cicale pur esportando poco, non essendo coperti da una moneta forte, cosa rimane? Speculazione immobiliare? Senza moneta forte, se non cresci bene e con continuità prima o poi fai bum.
- I Turchi hanno una produzione agricola vasta ed ad ampio spettro e quantità (dalle banane al te, dalle arance alle patate, dalle nocciole ai pomodori, nomina il tuo prodotto agricolo preferito e c'è qualcuno in Turchia che lo produce), ma quella è probabilmente la causa prima dei loro problemi nel processo di integrazione con la UE.
Vagli a spiegare ai Francesi che debbono fare concorrenza ai prodotti agricoli Turchi senza dazi e senza aiuti comunitari.
Quando gli fai cambiare idea, vienimi a portare i fiori freschi e pagami una messa.
Thursday, 5 May 2005
Thursday, 31 March 2005
The War of the Euro
(originally published the 23th March 2003)
I think this war is essentially against European interests.
Iraq is selling oil for Euro, and as long as it would have not switched back to USD, the veto of the France over any possible change of governament in Bagdad it is fully understandable. The United Kingdom is not in the Euro, the pound has been pretty weak lately, so it is not convenient for the British government to join the Euro and Mr.Blair has to be fully awared of that, so also its position is pretty understandable. The position of Mr. Aznar and Mr. Berlusconi is instead pretty weak (their countries's interest would have to be the end of embargo on Iraq, saving the status quo), I think both of them have not the right perception of what is happening. From its standpoint instead Mr. Bush's gamble (also if I am not sure he was the one who ideated that) is much more clever, especially if the invasion and the lecture of the Iraq will stop Libia and especially Iran wishes to switch to Euro, and it will get a jackpot if this war will reach its ultimate target, to break Opec. The doctrine of Enduring Freedom is instead pretty trivial, it is the faithful copy of the doctrine of the Defensive Imperialism tought and taught in uncountable books during the XIX century and at the beginning of the XX century from generations of historians to explain the Roman expansionism; the fact someone could sell that doctrine in the XXI to the people of US show carefully what is the average level of humanistic knowledges of that people. This is a war against Euro, to save the US economy and continue to permit to the US financial institutions to print banknotes to pay foreign debts, to permit their national accounting system not to certificate its expenses and to the average US citizen to live following Chicago school's paradoxal economical doctrines, applied "so" successfully (Argentina and Turkey, i.e.) from IMF all around the world in countries without oil-dollar connections. Obviously as long as continental Europeans would have not clear they could pay their retirement plans printing notes if the oil transactions would be switched to Euro, it will be not a war against Europeans, but it still remains against European interests. The problem is the only politic leader who probably understood that is Mr. Chirac.
My 2 realpolitik eurocents
I think this war is essentially against European interests.
Iraq is selling oil for Euro, and as long as it would have not switched back to USD, the veto of the France over any possible change of governament in Bagdad it is fully understandable. The United Kingdom is not in the Euro, the pound has been pretty weak lately, so it is not convenient for the British government to join the Euro and Mr.Blair has to be fully awared of that, so also its position is pretty understandable. The position of Mr. Aznar and Mr. Berlusconi is instead pretty weak (their countries's interest would have to be the end of embargo on Iraq, saving the status quo), I think both of them have not the right perception of what is happening. From its standpoint instead Mr. Bush's gamble (also if I am not sure he was the one who ideated that) is much more clever, especially if the invasion and the lecture of the Iraq will stop Libia and especially Iran wishes to switch to Euro, and it will get a jackpot if this war will reach its ultimate target, to break Opec. The doctrine of Enduring Freedom is instead pretty trivial, it is the faithful copy of the doctrine of the Defensive Imperialism tought and taught in uncountable books during the XIX century and at the beginning of the XX century from generations of historians to explain the Roman expansionism; the fact someone could sell that doctrine in the XXI to the people of US show carefully what is the average level of humanistic knowledges of that people. This is a war against Euro, to save the US economy and continue to permit to the US financial institutions to print banknotes to pay foreign debts, to permit their national accounting system not to certificate its expenses and to the average US citizen to live following Chicago school's paradoxal economical doctrines, applied "so" successfully (Argentina and Turkey, i.e.) from IMF all around the world in countries without oil-dollar connections. Obviously as long as continental Europeans would have not clear they could pay their retirement plans printing notes if the oil transactions would be switched to Euro, it will be not a war against Europeans, but it still remains against European interests. The problem is the only politic leader who probably understood that is Mr. Chirac.
My 2 realpolitik eurocents
Sunday, 24 October 2004
La porta d'Europa
(originally published the 24th October 2004)
Agli inizi del XIX secolo, New York contava circa 79000 abitanti residenti, ed era una tranquilla cittadina molto differente dalla metropoli che ha dominato culturalmente ed economicamente il XX secolo.
Nel 1807 venne affidata ad una commissione di tre saggi (un mercante ex-politico, un topografo ed un avvocato) la redazione del piano urbanistico della città.
Quattro anni dopo venne adottato a New York quello che sarebbe diventato il celeberrimo Commissioner's Plan; firmato da Gouvernor Morris, Simeon De Witt e John Rutherford, adottato nel 1811, è uno degli strumenti urbanistici più visionari, più suggestivi e più fecondi che mente umana abbia mai partorito.
L'isola di Manhattan veniva suddivisa da 155 strade orizzontali (the streets) e 12 enormi viali verticali (the avenues), per un totale poco inferiore ai duemila isolati.
I tre saggi stimarono che quello spazio sarebbe stato sufficiente per circa 400.000 persone, ed anche se non potevano immaginare i grattacieli e le poderose strutture abitative e commerciali che permettono al giorno d'oggi a ben due milioni di persone di vivere in quello stesso spazio, essi ammirevolmente prevedettero per la loro città la possibilità, piuttosto remota ed improbabile per i contemporanei, di quintuplicare i propri abitanti.
Nel 1811 non c'era nulla che lasciasse presagire il grande futuro di New York, il canale per il lago Erie venne iniziato nel 1817 e completato soltanto nel 1825, nessuno immaginava che New York sarebbe diventata il più grande porto del pianeta, la porta delle Americhe per decine di milioni di persone e la vera e propria capitale del pianeta nel secolo successivo.
Già da alcuni anni milioni di persone premono ai confini dell'Europa, sperando di trovare un mezzo, perlopiù lecito ma a volte anche illecito, per oltrepassarli. Queste persone, per una serie innumerevoli di motivi, vorrebbero venire a vivere e lavorare in Europa, dove sperano di poter un giorno prosperare. Fino ad oggi, e dispero che la cosa possa migliorare in futuro, la risposta degli Europei è stata, se non miope, almeno strabica. L'Europa si è trasformata in una sorta di fortezza, tenta di chiudere tutte le sue frontiere, ed ammette al suo interno soltanto un piccolo rivolo di quell'enorme flusso di persone che desidererebbero accedervi, tutto questo quando nel contempo, se non nelle parole almeno nei fatti, l'Europa, non meno che i suoi dirimpettai ad Occidente come ad Oriente, si disinteressa quasi completamente della necessità di adottare delle politiche di sostegno allo sviluppo, di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della gran parte degli abitanti e dei paesi del pianeta. Non ci si faccia ingannare da quanto viene realizzato, per quanto meritevole ed ammirevole, si tratta di una goccia d'acqua in un oceano di disperazione, sfruttamento, ignoranza e completa assenza di speranza.
Lo sviluppo dei paesi del terzo mondo, se mai avverrà, sarà un evento di proporzioni bibliche, e la cui gestione graverà sulle spalle di diverse generazioni, ma l'assicurare una valvola di sfogo per la pressione che attualmente schiaccia i friabili confini d'Europa è invece qualcosa di possibile e realizzabile, a costo di possedere una certa lungimiranza e di riuscire a vedere il futuro con visione non limitata alla punta del nostro naso.
Una delle cose che si potrebbero fare sarebbe quella di creare una New York Europea, una porta d'Europa dove far confluire ogni anno decine di migliaia di immigranti.
L'idea sarebbe quella di scegliere un'area abbastanza estesa e poco urbanizzata, di progettarne una possibile futura espansione prendendo a modello The Commissioner's Plan, con una bella pianta a griglia ortogonale, e come nella New York del XIX secolo iniziare a farla crescere con iniezioni annuali di nuovi cittadini, scelti tra i milioni che premono ai confini d'Europa.
Personalmente ritengo che non vi siano molte aree candidabili per un simile progetto in Europa, ma che la provincia di Trapani, soprattutto per quanto riguarda tutta quella zona bene o male pianeggiante o al limite leggermente collinare che da Trapani si estende fino a Mazara del Vallo, potrebbe essere un gran bel pretendente: geograficamente al centro del Mediterraneo, dotata di ben tre porti naturali, con un aereoporto piazzato strategicamente nella sua zona centrale e con un tasso di urbanizzazione molto basso e comunque non di particolar pregio storico, architettonico o, tralasciando la bellissima via del sale che sarebbe ovviamente da preservare in ogni caso, paesaggistico, potrebbe essere gradualmente popolata da un flusso controllato e selezionato di immigrati desiderosi di vivere e lavorare in Europa. La cosa andrebbe ovviamente progettata con cura e con attenzione, bisognerebbe coinvolgere la popolazione locale ed ottenerne il consenso, nonché riuscire a farla diventare una priorità politica ed economica Europea, ma personalmente ritengo che un progetto di ricolonizzazione urbana da parte di circa 500 mila nuovi cittadini in dieci anni sia, oltre che fattibile, per certi versi auspicabile anche per gli attuali abitanti dell'area, a cui si aprirebbero nuove prospettive economiche ed imprenditoriali altrimenti impensabili, e che si troverebbero ad avere la possibilità di trasformare la propria realtà geografica da fossilizzata periferia dell'Impero a vero e proprio cuore pulsante cosmopolita e multiculturale d'Europa e del Mediterraneo.
Agli inizi del XIX secolo, New York contava circa 79000 abitanti residenti, ed era una tranquilla cittadina molto differente dalla metropoli che ha dominato culturalmente ed economicamente il XX secolo.
Nel 1807 venne affidata ad una commissione di tre saggi (un mercante ex-politico, un topografo ed un avvocato) la redazione del piano urbanistico della città.
Quattro anni dopo venne adottato a New York quello che sarebbe diventato il celeberrimo Commissioner's Plan; firmato da Gouvernor Morris, Simeon De Witt e John Rutherford, adottato nel 1811, è uno degli strumenti urbanistici più visionari, più suggestivi e più fecondi che mente umana abbia mai partorito.
L'isola di Manhattan veniva suddivisa da 155 strade orizzontali (the streets) e 12 enormi viali verticali (the avenues), per un totale poco inferiore ai duemila isolati.
I tre saggi stimarono che quello spazio sarebbe stato sufficiente per circa 400.000 persone, ed anche se non potevano immaginare i grattacieli e le poderose strutture abitative e commerciali che permettono al giorno d'oggi a ben due milioni di persone di vivere in quello stesso spazio, essi ammirevolmente prevedettero per la loro città la possibilità, piuttosto remota ed improbabile per i contemporanei, di quintuplicare i propri abitanti.
Nel 1811 non c'era nulla che lasciasse presagire il grande futuro di New York, il canale per il lago Erie venne iniziato nel 1817 e completato soltanto nel 1825, nessuno immaginava che New York sarebbe diventata il più grande porto del pianeta, la porta delle Americhe per decine di milioni di persone e la vera e propria capitale del pianeta nel secolo successivo.
Già da alcuni anni milioni di persone premono ai confini dell'Europa, sperando di trovare un mezzo, perlopiù lecito ma a volte anche illecito, per oltrepassarli. Queste persone, per una serie innumerevoli di motivi, vorrebbero venire a vivere e lavorare in Europa, dove sperano di poter un giorno prosperare. Fino ad oggi, e dispero che la cosa possa migliorare in futuro, la risposta degli Europei è stata, se non miope, almeno strabica. L'Europa si è trasformata in una sorta di fortezza, tenta di chiudere tutte le sue frontiere, ed ammette al suo interno soltanto un piccolo rivolo di quell'enorme flusso di persone che desidererebbero accedervi, tutto questo quando nel contempo, se non nelle parole almeno nei fatti, l'Europa, non meno che i suoi dirimpettai ad Occidente come ad Oriente, si disinteressa quasi completamente della necessità di adottare delle politiche di sostegno allo sviluppo, di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della gran parte degli abitanti e dei paesi del pianeta. Non ci si faccia ingannare da quanto viene realizzato, per quanto meritevole ed ammirevole, si tratta di una goccia d'acqua in un oceano di disperazione, sfruttamento, ignoranza e completa assenza di speranza.
Lo sviluppo dei paesi del terzo mondo, se mai avverrà, sarà un evento di proporzioni bibliche, e la cui gestione graverà sulle spalle di diverse generazioni, ma l'assicurare una valvola di sfogo per la pressione che attualmente schiaccia i friabili confini d'Europa è invece qualcosa di possibile e realizzabile, a costo di possedere una certa lungimiranza e di riuscire a vedere il futuro con visione non limitata alla punta del nostro naso.
Una delle cose che si potrebbero fare sarebbe quella di creare una New York Europea, una porta d'Europa dove far confluire ogni anno decine di migliaia di immigranti.
L'idea sarebbe quella di scegliere un'area abbastanza estesa e poco urbanizzata, di progettarne una possibile futura espansione prendendo a modello The Commissioner's Plan, con una bella pianta a griglia ortogonale, e come nella New York del XIX secolo iniziare a farla crescere con iniezioni annuali di nuovi cittadini, scelti tra i milioni che premono ai confini d'Europa.
Personalmente ritengo che non vi siano molte aree candidabili per un simile progetto in Europa, ma che la provincia di Trapani, soprattutto per quanto riguarda tutta quella zona bene o male pianeggiante o al limite leggermente collinare che da Trapani si estende fino a Mazara del Vallo, potrebbe essere un gran bel pretendente: geograficamente al centro del Mediterraneo, dotata di ben tre porti naturali, con un aereoporto piazzato strategicamente nella sua zona centrale e con un tasso di urbanizzazione molto basso e comunque non di particolar pregio storico, architettonico o, tralasciando la bellissima via del sale che sarebbe ovviamente da preservare in ogni caso, paesaggistico, potrebbe essere gradualmente popolata da un flusso controllato e selezionato di immigrati desiderosi di vivere e lavorare in Europa. La cosa andrebbe ovviamente progettata con cura e con attenzione, bisognerebbe coinvolgere la popolazione locale ed ottenerne il consenso, nonché riuscire a farla diventare una priorità politica ed economica Europea, ma personalmente ritengo che un progetto di ricolonizzazione urbana da parte di circa 500 mila nuovi cittadini in dieci anni sia, oltre che fattibile, per certi versi auspicabile anche per gli attuali abitanti dell'area, a cui si aprirebbero nuove prospettive economiche ed imprenditoriali altrimenti impensabili, e che si troverebbero ad avere la possibilità di trasformare la propria realtà geografica da fossilizzata periferia dell'Impero a vero e proprio cuore pulsante cosmopolita e multiculturale d'Europa e del Mediterraneo.
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Saturday, 28 August 2004
Un giorno alla frontiera Greco-Turca, tra Alexandropolis ed Ipsala
(originally published the 28th August 2004)
Uno dei primi giorni di Agosto, più per caso e per curiosità personale che per necessità, sono stato testimone ed in un certo qual modo protagonista di una peculiare procedura burocratica, di cui racconterò ampiamente nei paragrafi a venire; prima di continuare, però, invito caldamente a desistere tutti coloro ai quali venisse in testa di voler emulare quanto verrà raccontato: chi entra in Turchia con un'automobile (o una moto) deve portarsi appresso il passaporto per segnare l'importazione temporanea del mezzo, ed il mezzo deve essere di sua proprietà, o deve possedere una delega a condurre lo stesso firmata dal proprietario ed autenticata ufficialmente (da un notaio o da un pubblico ufficiale, io mi rivolgo solitamente alla delegazione municipale più vicina).
Mi ero recato alla frontiera per accompagnare in Grecia mio fratello, mia sorella ed un amico con i quali tra fine Luglio ed inizio Agosto ho fatto un viaggio da Reggio di Calabria (in realtà io sono partito qualche ora prima da Erice) ad Antiochia, con fermate più o meno lunghe ad Istanbul, Göreme (in Cappadocia) ed Arsuz (l'Issos di Macedonica memoria). L'auto (una Kia Sportage 2000cc cabrio benzina, unica nota negativa i 9 km ad Euro di media lungo i 5500km per i quali ho fatto parte dell'equipaggio) era stata registrata nel mio passaporto, ragion per cui dovevo farmi timbrare l'uscita dalla Turchia, ma non volevo arrivare alla frontiera Greca, per ragioni che saranno chiare successivamente. Ingenuamente ho fatto partecipe di questo mio desiderio l'incaricato alla frontiera Turca, che mi ha esplicitamente intimato di arrivare alla frontiera Greca perché nessuno degli altri tre passeggeri aveva una delega a condurre. Se non gli avessi detto nulla, avrei potuto tranquillamente scendere dalla macchina in terra di nessuno, salutare tutti e tornarmene indietro, anche perché ai Greci (e questo anche per via di esperienze precedenti), sembra che di deleghe a condurre di un mezzo con targa UE non gliene importi proprio nulla. Una volta costretto, ho guidato fino alla frontiera Greca, ho lasciato l'auto ai miei compagni di viaggio, e me ne sono tornato a piedi (attraversando la frontiera a piedi, i Greci non mi hanno nemmeno fermato per controllare i documenti, come prima con l'auto, quando ci avevano soltanto chiesto se avevamo a bordo sigarette o alcool).
Sapevo però di avere un appuntamento con il destino, che nel mio caso si chiamava Yoryos (Giorgio). Questo bel ragazzo di Thessaloniki di nemmeno vent'anni, alto, magro, biondo e con gli occhi azzurri, che avrebbe tranquillamente potuto ottenere la parte di protagonista di qualche film su di Alessandro il Grande, era di guardia sul penultimo posto di guardia Greco prima del ponte sull'Evros. Sapevo che i suoi ordini erano quelli di impedirmi il passaggio del ponte, che per chissà quale astruso motivo non può essere attraversato a piedi, ma fingendo innocenza ed ignoranza mi sono avventurato fino alla sua cabina, sperando chiudesse un occhio o che mi lasciasse inavvertitamente passare. Il povero Yoryos, provato dalla completa solitudine del suo compito, non vedeva invece l'ora di beccare un povero Cristo con cui imbastire un po' di conversazione per rompere la monotonia dei turni di guardia. Siamo stati tre quarti d'ora a conversare del più e del meno, perlopiù nel suo stentato ma non sottovalutabile Inglese, e devo dire che alla fine mi stava pure simpatico, ed avrei trovato la cosa pure piacevole se non fossimo stati sotto un torrido sole ad un centinaio di metri da un'irraggiungibile meta. Yoryos è un soldato di leva, sottoposto ad una corvée non proprio attraente: turni di guardia solitaria di 3 ore, intervallati da turni di 6 ore di esercitazione o lavoro in caserma, con 6 ore di sonno ogni 18 ore di servizio. Fortunatamente dopo una mezz'ora passata a parlare del più o del meno si è offerto di aiutarmi a trovare un passaggio, e si è messo a fermare i rari automezzi che passavano. Ce ne fosse stato uno con un posto disponibile! Alla fine ha beccato l'asso di briscola in un gentile camionista Turco alla guida di un enorme TIR della Omsan (uno dei giganti della logistica Turca), grazie al quale sono riuscito finalmente ad attraversare il maledettissimo ponte.
Conversando con Yoryos sul ciglio della strada, mi sono accorto che una delle auto che avevano attraversato il ponte dirette alla frontiera Turca, occupata da tre ragazzi sulla ventina o poco meno, mostrava una bella targa Italiana, così quando, ormai all'interno della nuovissima stazione di frontiera Turca (la vecchia è stata in pratica spianata), li ho visti in fila mi sono avvicinato per vedere se riuscivo a trovarmi un passaggio per Istanbul. La mia speranza è sfumata quando ho visto che l'auto era stracarica, per cui una volta che c'ero ne ho approfittato per scambiare due chiacchere in Italiano; stavo per andarmene per la mia strada, quando ho visto sul cruscotto tre carte d'identità, e mi è suonata una campanella in testa. Ora avrei potuto andarmene tranquillamente per la mia strada, e magari mettermi a cercare un altro passaggio, ma ho voluto compiere la mia buona azione quotidiana, ed ho chiesto al ragazzo alla guida se aveva portato con se il passaporto. Due dei tre mi hanno risposto all'unisono che la guida Lonely Planet affermava che per entrare in Turchia non ci fosse necessità del passaporto, ma che bastasse la sola carta d'identità, al che gli ho dovuto raccontare la triste verità, e che cioé senza passaporto non potevano importare temporaneamente l'auto; gli ho consigliato inoltre di parcheggiare l'auto, dacché prima di entrare avrebbero dovuto andare ad acquistare i necessari visti. Dopo essere andato a farmi timbrare il passaporto per rientrare in Turchia, ed essermi sorbito l'occhiataccia del poliziotto per il fatto che stavo rientrando il giorno stesso la mia uscita dal paese, mi sono accorto che i tre ragazzi erano piuttosto spaesati, ragion per cui mi sono offerto di guidarli nei meandri della burocrazia Turca. Siamo entrati nell'ufficio doganale, dove ho attratto l'attenzione di un impiegato, al quale ho spiegato nel mio Turco stentato la situazione; il tipo ci ha riflettuto sopra, e si è offerto di fare entrare l'auto con la sola carta d'identità del proprietario. Ci credereste ora se vi dicessi che nessuno dei tre era proprietario dell'auto, e che non si erano portati dietro uno straccio di delega a condurre? A questo punto mi sono messo d'impegno ed ho spiegato la cosa al tipo (o almeno credo di esserci riuscito), il quale mi ha offerto un'altra scappatoia: se gli facevamo avere un fax con la delega a condurre e la carta d'identità del proprietario, ci avrebbe messo una buona parola lui con il direttore per far entrare l'auto in spregio a tutta la normativa vigente. Ci credereste ora se vi dicessi che nessuno dei tre conosceva il proprietario dell'auto? L'auto era intestata ad una signora che a quanto pare era l'ex datrice di lavoro del padre di uno dei ragazzi, padre a cui l'auto era stata venduta da pochissimo tempo, tanto che la cosa non risultava ovviamente nel libretto. Miracolosamente tra i vari documenti i ragazzi hanno trovato una registrazione al PRA al nome del summenzionato padre, il quale dopo circa due ore (nel frattempo abbiamo pranzato in un ristorantino nel duty-free annesso alla stazione di frontiera) è riuscito ad inviare un fax con una delega a condurre in Inglese (ci credereste che una sua collega l'aveva sottomano perché una sua figlia aveva fatto la stessa inteligentissima cosa tempo addietro?) e la sua carta d'identità, dopodiché sono riuscito a far passare il documento del PRA come parte integrante del libretto di circolazione, ed alla fine il funzionario si è convinto ad alzare un telefono rosso fuoco ed a farci rilasciare tutte le necessarie autorizzazioni. Quasi tutte .. ai ragazzi mancava ancora il visto.
Credevo di averle viste tutte, ma questa ancora mi mancava: quando si entra in Turchia con la carta d'identità, i Turchia appendono il visto sopra un foglietto di carta bianco, sul quale vengono stampati i timbri di entrata ed uscita. A quanto pare al funzionario delegato alla vendita dei visti erano finiti i fogli bianchi, ed ha appeso i visti sulle carte d'identità. Basito, ho accompagnato i tre ragazzi dal poliziotto dell'occhiataccia, avvertendoli della stranezza, ed infatti il tipo di fronte a quelle tre carte d'identità con visto prima ha sacramentato in Turco, poi intravedendomi alle loro spalle mi ha rinnovato l'occhiataccia, è uscito fuori dal suo chiosco ed ha preteso il mio passaporto. Ho messo su una faccia angelica mentre lui controllava se per caso non fossi ricercato per un qualsivoglia reato, non trovando nulla su cui appigliarsi mi ha restituito il passaporto, ma non ha ovviamente bollato le carte d'identità dei tre ragazzi, ordinando a me di portarli dal suo superiore nel chiosco accanto, che però era vuoto. A questo punto siamo tornati nuovamente dal funzionario ai visti, con il quale ci siamo semplicemente presi a maleparole (colpa anche mia, non ricordo mai il termine Turco per "foglio di carta bianco", e lui non aveva idea di cosa fosse un paper), ed alla fine ci siamo imbattuti nel superiore del poliziotto dell'occhiataccia. Il tipo, probabilmente settuagenario, ha sacramentato a sua volta per l'assurdità dei tre visti appiccicati sulle carte d'identità, ma fortunatamente ha tirato fuori tre foglietti bianchi su cui ha trasferito i tre visti, che ha poi provveduto a bollare. A questo punto abbiamo acquistato il visto per l'auto, e fortunatamente il responsabile stava ancora aspettando l'italiano con la carta d'identità, e finalmente siamo riusciti ad uscire da quella trappola. I tre avevano oramai fatto un punto d'onore del dovermi accompagnare ad Istanbul, per cui ci siamo divisi il carico in una maniera differente (ho viaggiato abbracciato ad materassino argentato), ma alla fine ad Istanbul a casa della mia amorevolissima e preoccupatissima ragazza gli ho potuto offrire un bel (?!) caffé espresso fatto con una macchina a pistone che avevamo prestato due anni addietro a degli amici Turchi e che ci era stata restituita giusto qualche giorno prima, ma questa è un'altra storia ..
P.S.: mi ripeto, non provate ad importare temporaneamente in Turchia un mezzo senza passaporto e delega a condurre, la storia appena raccontata rimane nell'ambito delle esperienze eccezionali, qualunque poliziotto Turco rompicoglioni ed a conoscenza delle convenzioni internazionali avrebbe potuto trovare mille pretesti per sequestrare o confiscare anche soltanto temporaneamente l'auto una volta in Turchia. Fortunatamente la conoscenza dei trattati internazionali non è proprio il forte dei poliziotti Turchi, i quali un centinaio di chilometri prima di Istanbul ci hanno fermato e ci hanno fatto una multa di 41 milioni di lire Turche. Perché, vi chiederete voi? Presto detto, il ragazzo alla guida aveva acceso le luci, la cosa aveva attratto inevitabilmente l'attenzione di una coppia di poliziotti (perché mai tiene le luci accese di giorno si saranno chiesti), ed uno dei due si è accorto che una delle luci anabbaglianti era rotta ..
Uno dei primi giorni di Agosto, più per caso e per curiosità personale che per necessità, sono stato testimone ed in un certo qual modo protagonista di una peculiare procedura burocratica, di cui racconterò ampiamente nei paragrafi a venire; prima di continuare, però, invito caldamente a desistere tutti coloro ai quali venisse in testa di voler emulare quanto verrà raccontato: chi entra in Turchia con un'automobile (o una moto) deve portarsi appresso il passaporto per segnare l'importazione temporanea del mezzo, ed il mezzo deve essere di sua proprietà, o deve possedere una delega a condurre lo stesso firmata dal proprietario ed autenticata ufficialmente (da un notaio o da un pubblico ufficiale, io mi rivolgo solitamente alla delegazione municipale più vicina).
Mi ero recato alla frontiera per accompagnare in Grecia mio fratello, mia sorella ed un amico con i quali tra fine Luglio ed inizio Agosto ho fatto un viaggio da Reggio di Calabria (in realtà io sono partito qualche ora prima da Erice) ad Antiochia, con fermate più o meno lunghe ad Istanbul, Göreme (in Cappadocia) ed Arsuz (l'Issos di Macedonica memoria). L'auto (una Kia Sportage 2000cc cabrio benzina, unica nota negativa i 9 km ad Euro di media lungo i 5500km per i quali ho fatto parte dell'equipaggio) era stata registrata nel mio passaporto, ragion per cui dovevo farmi timbrare l'uscita dalla Turchia, ma non volevo arrivare alla frontiera Greca, per ragioni che saranno chiare successivamente. Ingenuamente ho fatto partecipe di questo mio desiderio l'incaricato alla frontiera Turca, che mi ha esplicitamente intimato di arrivare alla frontiera Greca perché nessuno degli altri tre passeggeri aveva una delega a condurre. Se non gli avessi detto nulla, avrei potuto tranquillamente scendere dalla macchina in terra di nessuno, salutare tutti e tornarmene indietro, anche perché ai Greci (e questo anche per via di esperienze precedenti), sembra che di deleghe a condurre di un mezzo con targa UE non gliene importi proprio nulla. Una volta costretto, ho guidato fino alla frontiera Greca, ho lasciato l'auto ai miei compagni di viaggio, e me ne sono tornato a piedi (attraversando la frontiera a piedi, i Greci non mi hanno nemmeno fermato per controllare i documenti, come prima con l'auto, quando ci avevano soltanto chiesto se avevamo a bordo sigarette o alcool).
Sapevo però di avere un appuntamento con il destino, che nel mio caso si chiamava Yoryos (Giorgio). Questo bel ragazzo di Thessaloniki di nemmeno vent'anni, alto, magro, biondo e con gli occhi azzurri, che avrebbe tranquillamente potuto ottenere la parte di protagonista di qualche film su di Alessandro il Grande, era di guardia sul penultimo posto di guardia Greco prima del ponte sull'Evros. Sapevo che i suoi ordini erano quelli di impedirmi il passaggio del ponte, che per chissà quale astruso motivo non può essere attraversato a piedi, ma fingendo innocenza ed ignoranza mi sono avventurato fino alla sua cabina, sperando chiudesse un occhio o che mi lasciasse inavvertitamente passare. Il povero Yoryos, provato dalla completa solitudine del suo compito, non vedeva invece l'ora di beccare un povero Cristo con cui imbastire un po' di conversazione per rompere la monotonia dei turni di guardia. Siamo stati tre quarti d'ora a conversare del più e del meno, perlopiù nel suo stentato ma non sottovalutabile Inglese, e devo dire che alla fine mi stava pure simpatico, ed avrei trovato la cosa pure piacevole se non fossimo stati sotto un torrido sole ad un centinaio di metri da un'irraggiungibile meta. Yoryos è un soldato di leva, sottoposto ad una corvée non proprio attraente: turni di guardia solitaria di 3 ore, intervallati da turni di 6 ore di esercitazione o lavoro in caserma, con 6 ore di sonno ogni 18 ore di servizio. Fortunatamente dopo una mezz'ora passata a parlare del più o del meno si è offerto di aiutarmi a trovare un passaggio, e si è messo a fermare i rari automezzi che passavano. Ce ne fosse stato uno con un posto disponibile! Alla fine ha beccato l'asso di briscola in un gentile camionista Turco alla guida di un enorme TIR della Omsan (uno dei giganti della logistica Turca), grazie al quale sono riuscito finalmente ad attraversare il maledettissimo ponte.
Conversando con Yoryos sul ciglio della strada, mi sono accorto che una delle auto che avevano attraversato il ponte dirette alla frontiera Turca, occupata da tre ragazzi sulla ventina o poco meno, mostrava una bella targa Italiana, così quando, ormai all'interno della nuovissima stazione di frontiera Turca (la vecchia è stata in pratica spianata), li ho visti in fila mi sono avvicinato per vedere se riuscivo a trovarmi un passaggio per Istanbul. La mia speranza è sfumata quando ho visto che l'auto era stracarica, per cui una volta che c'ero ne ho approfittato per scambiare due chiacchere in Italiano; stavo per andarmene per la mia strada, quando ho visto sul cruscotto tre carte d'identità, e mi è suonata una campanella in testa. Ora avrei potuto andarmene tranquillamente per la mia strada, e magari mettermi a cercare un altro passaggio, ma ho voluto compiere la mia buona azione quotidiana, ed ho chiesto al ragazzo alla guida se aveva portato con se il passaporto. Due dei tre mi hanno risposto all'unisono che la guida Lonely Planet affermava che per entrare in Turchia non ci fosse necessità del passaporto, ma che bastasse la sola carta d'identità, al che gli ho dovuto raccontare la triste verità, e che cioé senza passaporto non potevano importare temporaneamente l'auto; gli ho consigliato inoltre di parcheggiare l'auto, dacché prima di entrare avrebbero dovuto andare ad acquistare i necessari visti. Dopo essere andato a farmi timbrare il passaporto per rientrare in Turchia, ed essermi sorbito l'occhiataccia del poliziotto per il fatto che stavo rientrando il giorno stesso la mia uscita dal paese, mi sono accorto che i tre ragazzi erano piuttosto spaesati, ragion per cui mi sono offerto di guidarli nei meandri della burocrazia Turca. Siamo entrati nell'ufficio doganale, dove ho attratto l'attenzione di un impiegato, al quale ho spiegato nel mio Turco stentato la situazione; il tipo ci ha riflettuto sopra, e si è offerto di fare entrare l'auto con la sola carta d'identità del proprietario. Ci credereste ora se vi dicessi che nessuno dei tre era proprietario dell'auto, e che non si erano portati dietro uno straccio di delega a condurre? A questo punto mi sono messo d'impegno ed ho spiegato la cosa al tipo (o almeno credo di esserci riuscito), il quale mi ha offerto un'altra scappatoia: se gli facevamo avere un fax con la delega a condurre e la carta d'identità del proprietario, ci avrebbe messo una buona parola lui con il direttore per far entrare l'auto in spregio a tutta la normativa vigente. Ci credereste ora se vi dicessi che nessuno dei tre conosceva il proprietario dell'auto? L'auto era intestata ad una signora che a quanto pare era l'ex datrice di lavoro del padre di uno dei ragazzi, padre a cui l'auto era stata venduta da pochissimo tempo, tanto che la cosa non risultava ovviamente nel libretto. Miracolosamente tra i vari documenti i ragazzi hanno trovato una registrazione al PRA al nome del summenzionato padre, il quale dopo circa due ore (nel frattempo abbiamo pranzato in un ristorantino nel duty-free annesso alla stazione di frontiera) è riuscito ad inviare un fax con una delega a condurre in Inglese (ci credereste che una sua collega l'aveva sottomano perché una sua figlia aveva fatto la stessa inteligentissima cosa tempo addietro?) e la sua carta d'identità, dopodiché sono riuscito a far passare il documento del PRA come parte integrante del libretto di circolazione, ed alla fine il funzionario si è convinto ad alzare un telefono rosso fuoco ed a farci rilasciare tutte le necessarie autorizzazioni. Quasi tutte .. ai ragazzi mancava ancora il visto.
Credevo di averle viste tutte, ma questa ancora mi mancava: quando si entra in Turchia con la carta d'identità, i Turchia appendono il visto sopra un foglietto di carta bianco, sul quale vengono stampati i timbri di entrata ed uscita. A quanto pare al funzionario delegato alla vendita dei visti erano finiti i fogli bianchi, ed ha appeso i visti sulle carte d'identità. Basito, ho accompagnato i tre ragazzi dal poliziotto dell'occhiataccia, avvertendoli della stranezza, ed infatti il tipo di fronte a quelle tre carte d'identità con visto prima ha sacramentato in Turco, poi intravedendomi alle loro spalle mi ha rinnovato l'occhiataccia, è uscito fuori dal suo chiosco ed ha preteso il mio passaporto. Ho messo su una faccia angelica mentre lui controllava se per caso non fossi ricercato per un qualsivoglia reato, non trovando nulla su cui appigliarsi mi ha restituito il passaporto, ma non ha ovviamente bollato le carte d'identità dei tre ragazzi, ordinando a me di portarli dal suo superiore nel chiosco accanto, che però era vuoto. A questo punto siamo tornati nuovamente dal funzionario ai visti, con il quale ci siamo semplicemente presi a maleparole (colpa anche mia, non ricordo mai il termine Turco per "foglio di carta bianco", e lui non aveva idea di cosa fosse un paper), ed alla fine ci siamo imbattuti nel superiore del poliziotto dell'occhiataccia. Il tipo, probabilmente settuagenario, ha sacramentato a sua volta per l'assurdità dei tre visti appiccicati sulle carte d'identità, ma fortunatamente ha tirato fuori tre foglietti bianchi su cui ha trasferito i tre visti, che ha poi provveduto a bollare. A questo punto abbiamo acquistato il visto per l'auto, e fortunatamente il responsabile stava ancora aspettando l'italiano con la carta d'identità, e finalmente siamo riusciti ad uscire da quella trappola. I tre avevano oramai fatto un punto d'onore del dovermi accompagnare ad Istanbul, per cui ci siamo divisi il carico in una maniera differente (ho viaggiato abbracciato ad materassino argentato), ma alla fine ad Istanbul a casa della mia amorevolissima e preoccupatissima ragazza gli ho potuto offrire un bel (?!) caffé espresso fatto con una macchina a pistone che avevamo prestato due anni addietro a degli amici Turchi e che ci era stata restituita giusto qualche giorno prima, ma questa è un'altra storia ..
P.S.: mi ripeto, non provate ad importare temporaneamente in Turchia un mezzo senza passaporto e delega a condurre, la storia appena raccontata rimane nell'ambito delle esperienze eccezionali, qualunque poliziotto Turco rompicoglioni ed a conoscenza delle convenzioni internazionali avrebbe potuto trovare mille pretesti per sequestrare o confiscare anche soltanto temporaneamente l'auto una volta in Turchia. Fortunatamente la conoscenza dei trattati internazionali non è proprio il forte dei poliziotti Turchi, i quali un centinaio di chilometri prima di Istanbul ci hanno fermato e ci hanno fatto una multa di 41 milioni di lire Turche. Perché, vi chiederete voi? Presto detto, il ragazzo alla guida aveva acceso le luci, la cosa aveva attratto inevitabilmente l'attenzione di una coppia di poliziotti (perché mai tiene le luci accese di giorno si saranno chiesti), ed uno dei due si è accorto che una delle luci anabbaglianti era rotta ..
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Thursday, 15 April 2004
Layout di tastiera per supportare la lingua Lazuri nei sistemi operativi Microsoft Windows®
La lingua Lazuri è parlata nella parte più orientale del Mar Nero, corrispondente più o meno all'antica Colchide, ed è la lingua madre dei Laz, un popolo che vive da tempo immemorabile in un'area divisa al giorno d'oggi tra Georgia e Turchia; esistono poi altre comunità di Laz, formate da coloro che sono emigrati nella Turchia Occidentale, in Germania ed in Olanda.
Oltre che usando gli alfabeti fonetici, come l'IPA ed il SAMPA, la lingua Lazuri può essere trascritta usando differenti alfabeti Cirillici, Georgiani e Latini; tra questi alfabeti, negli ultimi anni, specialmente uno è stato perlopiù adottato all'interno della comunità dei Laz, ed è quello conosciuto come Lazoğlişi alboni (l'alfabeto dei figli del popolo di Laz in Italiano).
Ho sviluppato e rilasciato 2 differenti layout di tastiera per supportare il Lazoğlişi alboni nelle famiglie di sistemi opeativi Microsoft Windows 2003®, Microsoft Windows XP®, Microsoft Windows 2000® e Microsoft Windows NT® 4.0:
- Layout di tastiera Lazuri (tipo) (disapprovato)
- Layout di Tastiera Lazuri Q (tyui) (raccomandato)
Nelle pagine linkate sopra introduco entrambi i layout di tastiera, ma se siete curiosi e non potete aspettare, potete liberamente scaricarli e provarli immediatamente, sono infatti entrambi rilasciati sotto LGPL.
Prestate attenzione, in ogni caso, al fatto che il Lazoğlişi alboni usa alcuni caratteri che non sono presenti in molti tipi di carattere non unicode, cosicché per vederli correttamente è necessario usare tipi di carattere adatti all'uopo, come ad esempio:
- Arial Unicode MS®, distribuito con Microsoft Office 2000® e successivi
- Bitstream CyberBit®, che può essere scaricato da questo indirizzo
- TITUS Cyberbit Basic®, che può essere scaricato da questa pagina
Per comprendere come i caratteri del Lazoğlişi alboni potrebbero essere visti nel vostro schermo, potete provare questa pagina di prove Tipographiche.
Il layout di tastiera Lazuri (tipo)
Il layout di tastiera Lazuri (tipo)
Nota: questo layout di tastiera è disapprovato, provate ad utilizzare invece il Lazuri Q (tyui).
Come ottenerlo?
Si può scaricare questo layout di tastiera You can dowload this keyboard layout da questo collegamento. Il layout di tastiera funzionerà nei sistemi operativi delle famiglie Microsoft Windows 2003®, Microsoft Windows XP®, Microsoft Windows 2000® e Microsoft Windows NT® 4.0, ma per vedere alcuni fra i caratteri è necessario impostare un opportuno tipo di carattere unicode.
Come installarlo?
Dopo aver scaricato l'archivio zip, decomprimerlo ed andare nel folder kblzztip, fare doppio click sul file di installazione kblzztip.msi, il quale farà buona parte del lavoro, installando la libreria kblzztip.dll nella directory %system%.
Come scrivere in Lazuri
Andate nel Pannello di Controllo, fate doppio click sull'icona delle Impostazioni Internazionali, andate nel pannello per le Impostazioni Internazionali di Input, se non presente aggiungete i Servizi per la lingua Turca (la quale verrà usata soltanto come una base), cambiare quindi il layout di tastiera da Turco Q o Turco F a Lazuri (tipo) e quindi impostatelo come predefinito.
Per testare che ogni cosa funzioni correttamente, aprite il vostro editor di testi preferito, selezionate un tipo di carattere unicode e provate l'ebrezza di scrivere in Lazuri.
Tasti di Default
Caratteri con il tasto Shift
Questi caratteri sono generati premendo il tasto Shift insieme ai tasti corrispondenti. Un risultato molto simile, anche se con qualche piccola differenza, potrebbe essere ottenuto attivando il Blocco Maiuscolo. Notare il tasto per le combinazioni di carattere in grigio.
Caratteri con il tasto Alt Grafico
Questi caratteri sono generati premendo il tasto Alt Grafico (o alternativamente premendo contemporaneamente sia il tasto Alt che quello Control) insieme con i tasti corrispondenti. Notare i tasti per le combinazioni di carattere in grigio.
Caratteri con il tasto Alt Grafico e lo Shift
Il layout di tastiera Lazuri Q (tyui)
Il layout di tastiera Lazuri Q (tyui)
Nota: questo è il layout di tastiera raccomandato.
Come ottenerlo?
Si può scaricare questo layout di tastiera da questo collegamento. Il layout di tastiera funzionerà nei sistemi operativi delle famiglie Microsoft Windows 2003®, Microsoft Windows XP®, Microsoft Windows 2000® e Microsoft Windows NT® 4.0, ma per vedere alcuni fra i caratteri è necessario impostare un opportuno tipo di carattere unicode.
Come installarlo?
Dopo aver scaricato l'archivio zip, decomprimerlo ed andare nel folder kblzztip, fare doppio click sul file di installazione kblzztyu.msi, il quale farà buona parte del lavoro, installando la libreria kblzztyu.dll nella directory %system%.
Come scrivere in Lazuri
Andate nel Pannello di Controllo, fate doppio click sull'icona delle Impostazioni Internazionali, andate nel pannello per le Impostazioni Internazionali di Input, se non presente aggiungete i Servizi per la lingua Turca (la quale verrà usata soltanto come una base), cambiare quindi il layout di tastiera da Turco Q o Turco F a Lazuri Q (tyui) e quindi impostatelo come predefinito.
Per testare che ogni cosa funzioni correttamente, aprite il vostro editor di testi preferito, selezionate un tipo di carattere unicode e provate l'ebrezza di scrivere in Lazuri.
Per testare che ogni cosa funzioni correttamente, aprite il vostro editor di testi preferito, selezionate un tipo di carattere unicode e provate l'ebrezza di scrivere in Lazuri.
Tasti di Default
Caratteri con il tasto Shift
Caratteri con il tasto Alt Grafico
Caratteri con il tasto Alt Grafico e lo Shift
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