Friday, 18 January 2013

La riabilitazione e il liberalismo

Questa mattina ho letto con non poca sorpresa una lettera di Oscar Giannino al Fatto Quotidiano su un candidato siciliano nella lista di Fare Fermare il Declino, Giosafat Di Trapani.

Premetto che prima di questa mattina non conoscevo né personalmente, né per sentito dire, il Sig. Di Trapani. Questo premesso, se le motivazioni sono quelle addotte da Oscar Giannino nella missiva sopra citata, io, da semplice cittadino, sono invece totalmente contrario, per quanto possa contare, alla rimozione dalle liste di Fare del candidato Giosafat Di Trapani, o dalle liste di un qualsiasi partito di candidati che si trovino nella stessa situazione.

Leggendo la lettera del Sig. Giannino mi sono infatti chiesto più volte: e la riabilitazione non esiste? Un povero Cristo che commette un crimine a 20 anni per poi vivere come un santo per i successivi 30 anni, dovrà vivere come un disgraziato, obbligato a fare presente ogni volta che cerca lavoro, di affittare una camera, di concludere un contratto, che ha le carte macchiate? Io questa mentalità giustizialista ed ottocentesca la lascerei ad altri. 

Siamo rimasti ai tempi di Jean Valjean?

Un essere umano che abbia commesso in un lontano passato dei crimini, se questi non sono di una gravità tale da poterlo far ritenere impossibile, deve avere il diritto di potersi redimere, ed infine di poter essere riabilitato, se se l'è meritato. Una volta riabilitato, non è accettabile che uno debba essere in alcun modo obbligato a svelare, a chiunque, amico o nemico che sia, un crimine commesso 30 anni fa, e nel caso specifico, se ho capito bene quanto scritto dal Sig. Giannino, mi par di capire che il Sig. Di Trapani sarebbe stato addirittura prosciolto, sì per estinzione del reato per intervenuta prescrizione, ma pur sempre prosciolto, quindi, giustamente, non ci sarà giustamente alcuna traccia nel suo casellario giudiziario "pubblico"!

Deve essere perfettamente legittimo per un essere umano il non dover necessariamente svelare ad alcuno, amico o nemico, una condanna di primo grado a meno di 2 anni di reclusione per fatti avvenuti 30 anni fa, andata in prescrizione 20 anni fa. La condanna originale di Jan Valjean era a 5 anni di reclusione. Dal mio punto di vista è disumano quello che sta avvenendo al povero Giosafat Di Trapani, nei termini in cui ne ho compreso la storia come raccontata da Il Fatto Quotidiano ed Oscar Giannino. Non vedo nessuna ragione al mondo per cui egli dovesse di sua sponte tirare fuori questa storia avvenuta più di una generazione fa, dalla quale, da quanto letto, pare essersi ampiamente riscattato, sia socialmente che civilmente.

Dovremmo arrenderci al fatto che un essere umano nella posizione nella quale pare sia il Sig. Di Trapani debba necessariamente rassegnarsi a perdere i diritti politici passivi, senza possibilità alcuna di riscatto? Mi spiace, ma non sono d'accordo. Il discorso che avrebbe dovuto dirlo a chi faceva le selezioni per le candidature, a mio modo di vedere non sta in piedi. Se è vero che nel frattempo si è ampiamente riscattato,  che dovrebbe essere il punto sostanziale del contendere, non solo non deve essere tenuto a ricordare ad altri ed a se stesso questa cosa accaduta 30 anni fa, ma a mio modo di vedere andrebbe protetto giuridicamente. Dal mio punto di vista, anzi, dovremmo invece probabilmente chiederci se non abbia senso prevedere la perseguibilità penale di chi tira fuori e pubblica storie, tra l'altro conclusesi  senza alcuna condanna definitiva, di 30 anni fa di persone che nel frattempo si sono rifatte una vita. Nella mia personale concezione del mondo, questo è un comportamento illiberale, inumano e totalmente inaccettabile. Se ne rendeva chiaramente conto Victor Hugo 180 anni fa, non vedo come non si possa non essere della stessa opinione oggi nel XXI secolo!

Nel XXI secolo in una democrazia liberale il Sig. Di Trapani si sarebbe dovuto trovare nel suo pieno diritto nel non dichiarare a nessuno, in primis a se stesso, una sua condanna di primo grado per una pena reclusiva a meno di 2 anni per un fatto avvenuto 30 anni fa, se nel frattempo si è riscattato, come pare di capire. Anzi, questo lo ritengo ancora universalmente valido qualora la condanna fosse stata definitiva, figurarsi quando come nel caso in questione il reato è stato addirittura estinto per intervenuta prescrizione durante il processo d'appello.


La motivazione del Sig. Giannino in questa particolare occasione non mi è certo sembrata condivisibile, anzi, e data la provenienza della decisione, il problema che mi pongo è chiaramente politico e di immagine, prima ancora che legale. Mi sarei aspettato che Fare per Fermare il Declino avesse potuto decidere di voler difendere le persone nella posizione del Sig. Di Trapani, non affossarle. Serve in qualche modo al paese un ennesimo movimento giustizialista? Si guadagnano voti liberali con queste decisioni? Chi risponde affermativamente, è ovviamente padrone di avere opinioni diverse dalle mie, ma a quel punto dovremo accettare di avere opinioni diverse su cosa sia il liberalismo.

P.S.: incidentalmente, per chi si chiede "che razza di nome" sia Giosafat, è semplicemente un bellissimo nome tra i tanti tradizionalmente usati in Sicilia, come Manfredi, Cono, Ruggero, Accursio, Cateno, Gerlando, Alfio, Tindaro, Castrenze, Gandolfo, Filadelfo, Isidoro, ma evidentemente poco diffuso Oltrefaro. A Palermo, nel quartiere dell'Albergheria, c'è anche una stradina dedicata a Santo Giosafat.